La Certosa di Trisulti torna al centro del dibattito istituzionale, ma questa volta la voce che si leva con più forza non è quella della Regione, bensì quella di chi il territorio lo vive e lo rappresenta da anni. Dopo l’annuncio dell’assessore regionale Simona Renata Baldassarre sull’approvazione, da parte della Giunta regionale del Lazio, dello schema di Atto integrativo dell’Accordo di valorizzazione sottoscritto con la Direzione regionale Musei nazionali Lazio del Ministero della Cultura, è arrivata una replica dura e circostanziata da parte dell’avvocata Maria Elena Catelli, presidente dell’associazione Trisulti Bene Comune.

L’assessore Baldassarre aveva definito il provvedimento un rafforzamento della collaborazione istituzionale già avviata con il Ministero della Cultura, sottolineando come l’atto integrativo ridefinisca gli ambiti di intervento tra Regione, Ministero e ALES, la società in house che si occuperà dei servizi di accoglienza, vigilanza e fruizione del complesso monastico, mentre alla Regione resterebbero le attività di promozione culturale, tra visite guidate e iniziative didattiche. Una scelta, aveva precisato l’assessore, che non comporterebbe nuovi oneri per il bilancio regionale.

Ma è proprio su questo punto che Maria Elena Catelli ha voluto intervenire, e lo ha fatto senza mezzi termini. “Devo rilevare, con rammarico, che ancora una volta importanti determinazioni su un bene che è, prima di tutto, parte integrante della storia, della cultura e della vita delle nostre comunità vengono assunte senza alcun coinvolgimento del territorio”, ha dichiarato la presidente, ricordando che Trisulti Bene Comune riunisce ben 22 tra associazioni e istituzioni aderenti, oltre a numerosi soci sostenitori, e rappresenta quindi in modo diretto le istanze delle comunità che gravitano attorno alla Certosa.

Secondo Catelli, il modo di procedere della Regione e della Direzione regionale Musei contrasterebbe apertamente con quanto stabilito nello stesso Piano strategico di sviluppo culturale della Certosa, approvato dalla Giunta regionale meno di un anno fa, il 18 settembre 2025. Quel documento, ha spiegato la presidente, richiama più volte la necessità di coinvolgere il territorio, indicando tra le linee strategiche “il coinvolgimento nel processo di valorizzazione concordato, secondo i principi di sussidiarietà orizzontale, di soggetti, anche collettivi, istituzionali e non, espressione della società civile, capaci di apportare contributi di esperienza, di collaborazione, di sinergie operative”.
Le conseguenze di questo approccio, secondo la presidente di Trisulti Bene Comune, sarebbero evidenti a chiunque visiti oggi il complesso. A cinque anni dalla restituzione allo Stato della Certosa, il processo di valorizzazione sarebbe “praticamente ancora al palo”, senza alcun miglioramento concreto nella fruizione pubblica rispetto a quanto avviene in altri siti e monumenti nazionali, anche di minore rilievo. Catelli ha portato un esempio molto concreto: a partire dal prossimo 3 agosto, proprio nel pieno del periodo delle ferie estive, la Certosa introdurrà la chiusura settimanale del lunedì, mantenendo peraltro un orario di apertura fissato alle 10.00 anche in piena stagione estiva e una chiusura già alle 18.00. Una combinazione di orari che, ha sottolineato la presidente, “causa un enorme disagio ai visitatori e ai pellegrini in transito”.

A pesare, nel giudizio dell’associazione, è anche la vicenda del tavolo di confronto istituito in passato dalla Direzione Nazionale Musei, che aveva visto sedersi attorno allo stesso tavolo pubbliche istituzioni, enti territoriali, università, la diocesi e la stessa Trisulti Bene Comune in rappresentanza del territorio. Le prime riunioni, ha ricordato Catelli, avevano posto le basi per una collaborazione che sembrava promettente. Da quattro anni, tuttavia, quel tavolo non verrebbe più riconvocato, segno — secondo la presidente — che Direzione regionale Musei e Regione Lazio avrebbero scelto di procedere autonomamente, senza il confronto con gli attori locali.

Per Catelli il punto di fondo resta uno solo: nessuna reale tutela e valorizzazione della Certosa di Trisulti, così come di qualunque altro luogo di cultura, può prescindere dal coinvolgimento del territorio e delle comunità locali. Ed è per questo che la presidente ha concluso il suo intervento con un giudizio severo sull’ultimo atto approvato dalla Regione: “ho il fondato timore che anche il recente atto integrativo annunciato dall’assessore Baldassarre sia solo una cosmesi istituzionale che non gioverà sostanzialmente alla Certosa di Trisulti e alla sua valorizzazione”.
Il confronto tra le parti resta dunque apertissimo, con la Regione Lazio che rivendica un passo avanti nella gestione condivisa del bene e Trisulti Bene Comune che chiede, con fermezza, di tornare a essere parte attiva delle decisioni che riguardano uno dei monumenti più significativi del patrimonio culturale laziale.




