Un territorio presidiato con costanza, dove il lavoro quotidiano della Polizia di Stato si traduce in risultati concreti su fronti molto diversi tra loro: dalla lotta ai reati contro la persona fino al controllo dell’immigrazione irregolare, passando per la prevenzione dei reati di strada. Le ultime ore hanno visto gli agenti impegnati in almeno quattro distinti interventi, tutti accomunati dall’obiettivo di garantire maggiore sicurezza ai cittadini della provincia.
A Sora gli agenti del locale Commissariato di Pubblica Sicurezza hanno chiuso un’indagine avviata dopo la denuncia sporta da una vittima di estorsione. La donna, spaventata dalla minaccia di vedere diffuse immagini private capaci di comprometterne gravemente la reputazione, si era già piegata al ricatto effettuando un versamento di denaro su richiesta di un interlocutore che la contattava da un’utenza telefonica estera. Gli accertamenti investigativi e bancari condotti dagli agenti hanno permesso di ricostruire il flusso del denaro e di risalire all’intestataria del conto corrente su cui era stata accreditata la somma: una cinquantenne residente a Napoli, che è stata deferita in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per rispondere del reato contestato.
Sul fronte del contrasto all’immigrazione clandestina, la Polizia di Stato ha invece dato esecuzione a un decreto di espulsione nei confronti di un cittadino albanese di ventisette anni. L’uomo era stato fermato per un controllo dalla Polizia Stradale, occasione che ha fatto emergere l’irregolarità della sua presenza sul territorio nazionale. Dopo l’istruttoria condotta dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Frosinone, il cittadino straniero è stato accompagnato, su Ordine del Questore, presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari, dove nei prossimi giorni sarà eseguita l’espulsione definitiva. Dagli uffici della Questura fanno sapere che analoghi servizi di contrasto all’immigrazione irregolare proseguiranno anche nei prossimi giorni.
Non si ferma, parallelamente, l’attività di controllo del territorio nel capoluogo. Nella serata di ieri, in Corso della Repubblica a Frosinone, gli agenti della Squadra Volanti sono intervenuti dopo una segnalazione giunta al Numero Unico di Emergenza 112, con cui un cittadino di passaggio aveva riferito di aver notato un uomo intento a nascondere con fare sospetto un oggetto tra le tasche dei propri pantaloni. Rintracciato e controllato, il soggetto è risultato in possesso di un coltello a serramanico dotato di blocco lama, lungo complessivamente ventidue centimetri, occultato nella tasca anteriore destra. Condotto in Questura, l’uomo è stato denunciato in stato di libertà per porto di armi od oggetti atti a offendere.
AL quadro delle ultime ore si aggiunte un arresto avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 settembre ad Arpino, dove gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Sora, supportati dal personale della Squadra Mobile, hanno rintracciato e tratto in arresto un cittadino tunisino di quarantaquattro anni residente a Cosenza. L’uomo, ospite di una struttura ricettiva del comune, era destinatario di un provvedimento di aggravamento della misura cautelare emesso dal Tribunale di Cosenza, che ha trasformato in arresti domiciliari l’originaria ordinanza di custodia disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari di Cosenza nell’ambito di un procedimento avviato nel 2025 per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori. L’uomo è stato quindi ristretto agli arresti domiciliari presso la medesima struttura e posto a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.
Infine, finisce a Frosinone la latitanza di un cittadino albanese destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso nel 2018. L’uomo è stato intercettato e arrestato dagli agenti della Sottosezione Polizia Stradale di Cassino al termine di un meticoloso controllo documentale che ha consentito di far emergere una vera e propria rete di false identità.
Gli agenti hanno fermato per un controllo un’autovettura Opel Meriva. Al volante si trovava un uomo che, esprimendosi in un ottimo italiano, ha esibito una patente di guida e una carta d’identità rilasciate dalle autorità slovene, entrambe intestate a un cittadino sloveno risultato poi fittizio. L’uomo ha inoltre dichiarato di essere residente in provincia di Macerata.
Nonostante l’ottima fattura dei documenti, apparentemente idonei a trarre in inganno, l’acume investigativo degli agenti e alcuni elementi di sospetto hanno indotto i poliziotti ad accompagnare il soggetto negli uffici della Sottosezione per effettuare accertamenti più approfonditi.
L’analisi tecnica dei documenti sloveni ha permesso di riscontrare l’assenza di micro-scritture e dei principali elementi di sicurezza, confermandone così la falsità.
La successiva perquisizione personale e veicolare ha consentito di rinvenire, all’interno del portafogli dell’uomo, un ulteriore documento contraffatto: una carta d’identità italiana, apparentemente rilasciata dal Comune di residenza, ma priva dei necessari requisiti di sicurezza.
Il documento riportava, inoltre, la medesima fotografia utilizzata per le false identità slovene.
Gli ulteriori accertamenti tecnici hanno infine consentito di risalire alla reale identità dell’uomo, risultato essere un cittadino di nazionalità albanese sul quale pendeva un ordine di carcerazione risalente al 2018.
Al termine delle attività di rito, l’uomo è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per i reati di falsità materiale, possesso e uso di documenti falsi validi per l’espatrio e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale.
Contestualmente è stato ristretto in carcere in esecuzione del provvedimento pendente, dovendo espiare una pena di 2 anni e 2 mesi di reclusione. Sono tuttora in corso ulteriori accertamenti e approfondite indagini per ricostruire l’esatta rete di appoggi di cui il soggetto avrebbe beneficiato nel corso degli anni e per individuare eventuali ulteriori illeciti commessi durante la lunga latitanza.
Cinque vicende diverse, ma un unico filo conduttore: la capacità delle Forze dell’Ordine di intercettare segnalazioni, denunce e provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, trasformandoli in interventi rapidi ed efficaci sul territorio. Un lavoro che, giorno dopo giorno, restituisce ai cittadini della provincia un senso concreto di presidio e sicurezza.
Va precisato, come sempre in casi di questo tipo, che le persone coinvolte nelle vicende di Sora, Frosinone e Arpino risultano allo stato attuale soltanto denunciate o destinatarie di provvedimenti cautelari, e che la loro posizione dovrà essere definita dall’Autorità Giudiziaria nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza.




