Un secondo grande marchio della distribuzione carburanti in Italia decide di correre ai ripari di fronte al caro-pompe. Dopo la mossa a sorpresa dell’Eni, che nei giorni scorsi ha fissato un limite massimo di prezzo sulla propria rete Enilive, anche l’Ip ha comunicato di voler introdurre un tetto analogo su benzina e gasolio commercializzati sul mercato italiano. Una decisione che sembra dare corpo a quello che nei palazzi romani viene già definito “effetto traino”: la speranza, cioè, che l’iniziativa di una compagnia si trasformi in una reazione a catena capace di alleggerire il conto alla pompa per milioni di automobilisti.
A muoversi è Socar, la compagnia energetica azera che dallo scorso maggio controlla Italiana Petroli, la società che gestisce il marchio Ip. In una nota diffusa nelle scorse ore, il gruppo ha spiegato di voler “rafforzare il proprio impegno nei confronti dell’Italia”, fissando un limite ai prezzi di vendita lungo tutta la rete di distribuzione. Il provvedimento, si legge ancora nel comunicato, sarà applicato “progressivamente, a partire dalla rete a marchio Ip”, con l’obiettivo dichiarato di garantire “un significativo supporto ai partner e ai retisti” della filiera. Non solo: la compagnia ha fatto sapere che valuterà la possibilità di estendere il meccanismo anche ai distributori a marchio Esso e agli altri operatori che si riforniscono dalla stessa Ip, allargando così la platea di chi potrebbe beneficiarne.
Al momento, a differenza di quanto fatto dall’Eni — che ha già indicato cifre precise, 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio — Ip non ha ancora reso noti i valori esatti del proprio tetto. Nella nota si legge soltanto che “il valore del prezzo verrà stabilito in base alle diverse esigenze, per garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori”. Un modo, spiega l’azienda, per rispondere all’appello lanciato dal Governo italiano, che da mesi chiede alle compagnie petrolifere di venire incontro a famiglie e imprese alle prese con rincari definiti “straordinariamente alti”, conseguenza diretta dell’instabilità geopolitica che continua a pesare sulle catene di approvvigionamento internazionali.
Il contesto in cui si inserisce l’annuncio resta comunque teso. Nei giorni scorsi la protesta è arrivata anche dalle campagne, con gli agricoltori scesi in strada con i trattori sulla via Aurelia, alle porte di Roma, per denunciare l’insostenibilità dei costi di gasolio e benzina. Una pressione che si è fatta sentire anche a livello politico: i ministri Adolfo Urso, titolare del dicastero delle Imprese, e Gilberto Pichetto Fratin, alla guida della Sicurezza energetica, hanno convocato per giovedì 8 ottobre le società che gestiscono le dieci raffinerie italiane e le tre bioraffinerie, con l’obiettivo di discutere un possibile aumento della produzione nazionale di carburanti.
Nel frattempo, secondo le stime del Centro Studi Unimpresa, il tetto fissato dall’Eni porterebbe a un risparmio fino a circa 80 euro al mese per una famiglia con due automobili, mentre per le piccole imprese che utilizzano furgoni e mezzi commerciali leggeri il beneficio potrebbe oscillare tra i 50 e i 160 euro mensili. Calcoli non troppo distanti arrivano anche dall’Adusbef, che parla di un risparmio medio di 8,45 euro su un pieno di benzina e di 9,35 euro su un pieno di gasolio, con un litro che costerebbe rispettivamente 16,9 e 18,7 centesimi in meno rispetto ai listini medi comunicati dal Mimit. Ora la scommessa è capire se, dopo Eni e Ip, altri operatori della filiera decideranno di seguire lo stesso percorso, trasformando quello che oggi è un segnale isolato in una tendenza capace di incidere davvero sulle tasche degli italiani.




