Un capannone agricolo trasformato in una vera e propria serra clandestina, centinaia di piante coltivate tra le travi e il pavimento, e un uomo bloccato proprio mentre varcava la soglia di quel luogo. È lo scenario che si è materializzato ieri mattina a Sezze, in provincia di Latina, dove i Carabinieri hanno messo a segno un’operazione che arriva al termine di settimane di appostamenti e osservazioni silenziose.
Protagonisti dell’intervento sono stati i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Latina, affiancati dai colleghi della Stazione di Sezze Romano. Un lavoro di squadra nato da un’attività info-investigativa mirata a contrastare il traffico e il consumo di sostanze stupefacenti sul territorio, e che ieri ha trovato il suo momento decisivo.
Tutto è iniziato nella tarda mattinata, quando un servizio di osservazione predisposto dagli investigatori ha intercettato l’arrivo di un uomo in un’area già sotto controllo. I Carabinieri lo hanno sorpreso proprio mentre stava per entrare in un capannone situato su un appezzamento di terreno, e ciò che hanno trovato al suo interno ha lasciato pochi dubbi sulla natura dell’attività che vi si svolgeva: piante di marijuana, alcune capovolte e appese alle travi della copertura per l’essiccazione, altre distese direttamente sul pavimento della struttura.
Il successivo inventario condotto dai militari dell’Arma ha restituito numeri di tutto rispetto: oltre 800 piante, per un peso complessivo stimato in circa 480 chilogrammi. Una quantità che racconta da sola le dimensioni della coltivazione scoperta e che ha portato all’arresto in flagranza di reato di un cittadino albanese di 36 anni, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Le indagini, però, non si sono fermate al fermo dell’uomo sorpreso sul posto. Gli approfondimenti investigativi condotti nelle ore successive hanno infatti fatto emergere la posizione di un secondo soggetto, un 63enne del posto, anch’egli con precedenti di polizia, risultato avere la disponibilità del capannone insieme al 36enne. Per lui è scattato il deferimento in stato di libertà per concorso nello stesso reato.
Il capannone e tutto il materiale rinvenuto al suo interno sono stati posti sotto sequestro e messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Le indagini proseguono ora sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Latina, diretta dal dottor Gregorio Capasso, con l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio il contesto in cui la coltivazione era stata organizzata e di verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone nella filiera dello spaccio.




