Quando calano le luci sulla piazza e gli ultimi carri rientrano, resta la sensazione di aver partecipato a qualcosa di speciale. Si è chiusa così la 71ª Festa dell’Uva di Sgurgola, che dal 25 al 27 settembre ha trasformato il borgo in un grande abbraccio collettivo, tra musica, folklore, sapori d’autunno e quell’allegria contagiosa che i sgurgolani sanno regalare come pochi. Come ogni anno, una manifestazione che ha confermato tutta la sua forza e si è rivelata, ancora una volta, un successo.





Il merito, lo dice la storia stessa della festa, è soprattutto della comunità. Dietro un’edizione tanto riuscita c’è la macchina organizzativa corale del Comune di Sgurgola, sostenuto da Regione Lazio e Provincia di Frosinone, insieme ad associazioni locali, commercianti, produttori, imprenditori, volontari e cittadini. Il sindaco Antonio Corsi e l’assessore delegato Mario Spaziani avevano indicato la strada: una festa capace di unire le generazioni attorno ai valori della comunità, del lavoro nei campi e dell’accoglienza. L’edizione di quest’anno, tra l’altro, si è intrecciata con le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica Italiana.





Il programma ha riservato momenti per tutti i gusti. Il venerdì si è acceso con le fraschette e i ritmi ipnotici della taranta, con “I Tamburellisti di Otranto”. Il sabato ha portato in strada il teatro itinerante della Compagnia “Tempo Variabile” e il folklore di “I Razzaccolitti” e “Le ‘Ngestatore”, fino al concerto de “I Brigallè”. La domenica è stata il gran finale, con il Giro del Paese della Banda Musicale “Città di Sgurgola”, la mostra delle uve in Piazza Arringo, l’arte della pasta fatta a mano con Loredana Nereggi e, nel pomeriggio, la spettacolare sfilata dei carri allegorici, accompagnata dalla Banda “La Velocissima” di Rignano Flaminio.

Ma la vera protagonista, ancora una volta, è stata la gente. Gli sgurgolani hanno dimostrato di essere persone di cuore e di allegria, capaci di accogliere chi arriva da fuori come un ospite di famiglia, di far sentire ogni visitatore parte della festa e di custodire con orgoglio le tradizioni del proprio paese. È questo spirito, prima ancora di stand e carri, a rendere Sgurgola un borgo dove la festa non è soltanto un evento, ma un modo di stare insieme.

A raccontare tutto questo, con le immagini che corredano l’articolo, c’è l’obiettivo di Mauro Isopi, il talentuoso fotografo che da anni immortala il suo paese con uno sguardo unico. Le sue fotografie restituiscono i volti, i gesti, i colori e le tradizioni di Sgurgola, cogliendo l’attimo giusto con una sensibilità che nasce solo dall’amore per la propria terra. Dalla redazione di anagnia.com va il ringraziamento a lui per la sua bravura e per la generosità con cui mette il suo talento al servizio della comunità.
Un grazie sentito per la disponibilità, la cortesia, e l’amicizia nei confronti di questa redazione, anche a Manolo Antonelli, che ci ha aiutato nella stesura e nella compilazione di questo articolo.



Durante i giorni della festa ha trovato spazio anche una riflessione più profonda. Alla nostra redazione è arrivata la segnalazione di Alessandro Fabbri, lettore di anagnia.com, che in occasione della 71ª Festa dell’Uva ha realizzato uno stendardo-murales dedicato allo spopolamento dei piccoli centri e alla partenza dei giovani. L’opera raffigura un ragazzo con una chitarra che lascia il paese per cercare nella musica la propria strada e il successo. Accanto a lui resta il padre, simbolo di chi rimane e assiste, col passare del tempo, al progressivo svuotarsi del proprio borgo. Nella parte alta compare un verso tratto dalla canzone “Esodi” di Eros Ramazzotti, del 1993, che parla dell’attaccamento alla propria terra.




Il resto del dipinto racconta un ricordo. Fabbri ha raffigurato Piazza San Giovanni a Sgurgola, con alcuni ragazzini che giocano a pallone, e ha voluto rappresentare anche se stesso, i fratelli e gli amici di sempre, seduti sulle scale della piazza. È l’immagine di un paese vissuto, animato e pieno di vita, messo a confronto con la realtà dello spopolamento di oggi. Un tema che, sottolinea l’autore, riguarda molti piccoli paesi italiani, dove i giovani sono spesso costretti a partire per motivi di lavoro e gli anziani restano, mentre le comunità perdono abitanti, energie e prospettive. Fabbri si è detto disponibile a raccontare l’opera più approfonditamente.
Forse è proprio questo il senso più bello della Festa dell’Uva. Mentre si celebra la vendemmia, si guarda con orgoglio al passato e con lucidità al futuro, nella consapevolezza che un borgo vive finché c’è chi lo ama, lo racconta e lo fa rivivere, anno dopo anno, tra i suoi vicoli e le sue piazze.
Viva Sgurgola, viva la Festa dell’Uva!




