L’inizio del nuovo anno scolastico porta con sé un acceso dibattito della comunità di Morolo, dove il tema della refezione nell’istituto scolastico cittadino è finito al centro delle discussioni. A sollevare perplessità sono diversi genitori, i quali lamentano le tempistiche con cui si è giunti all’affidamento del servizio di refezione e, soprattutto, l’entità delle nuove tariffe applicate. Confrontando la realtà locale con le tabelle di altri centri della provincia, come Patrica, Frosinone, Fiuggi, Anagni o Sgurgola, i costi per le famiglie morolane appaiono ad alcuni sensibilmente più alti. Un malumore che ha spinto l’istituto a valutare soluzioni flessibili: la Dirigente Scolastica ha infatti spalancato le porte alla possibilità per i genitori di far consumare il pranzo portandolo da casa o di ritirare temporaneamente i bambini nell’ora della pausa per poi riaccompagnarli in classe, mentre taluni genitori paventano il trasferimento dei figli verso altri plessi.
Ma guardando la vicenda con la lente dell’amministrazione pubblica, il quadro appare decisamente più complesso e articolato di una semplice cifra sul bollettino. Amministrare un piccolo centro significa fare i conti quotidiani con una coperta strutturalmente corta, dove ogni decisione comporta sacrifici e responsabilità precise. Il primo cittadino di Morolo, Gino Molinari, ci tiene a farlo sapere e – al telefono con anagnia.com – affronta la questione punto su punto, rispedendo al mittente le accuse di superficialità e delineando con chiarezza le dinamiche che hanno condotto allo scenario attuale.
Sul fronte dell’esito della gara d’appalto, la spiegazione risiede nelle mere leggi di mercato. Un piccolo bacino d’utenza che conta appena un centinaio di pasti giornalieri non rappresenta un’opportunità commerciale appetibile per le grandi imprese di ristorazione. La macchina burocratica del Comune di Morolo ha battuto tutte le vie ufficiali attraverso la piattaforma del MEPA, ma fino agli ultimi giorni utili le manifestazioni d’interesse sono scarseggiate. L’unica via percorribile per garantire la continuità del servizio è stata la trattativa diretta, giunta a un punto di svolta decisivo dopo il confronto aperto con i rappresentanti dei genitori.
Nel corso della riunione con le rappresentanze di classe, si è delineata la volontà condivisa di privilegiare la qualità della nutrizione dei bambini, scegliendo la preparazione dei pasti direttamente nella cucina interna invece del trasporto da strutture esterne. Una scelta di valore, supportata dalla presenza storica e rassicurante di una cuoca attiva da anni nell’istituto, ma che inevitabilmente incide sulle quotazioni finali. Confrontare le tariffe locali con quelle dei paesi vicini risulta peraltro fuorviante: non tutti i servizi garantiscono la preparazione in loco, né offrono un menù completo composto da primo, secondo, contorno e frutta fresca preparati sul momento.
A questo si aggiunge un fattore congiunturale che pesa sui bilanci di ogni famiglia e di ogni amministrazione: l’impennata generalizzata dei costi dell’energia e delle materie prime alimentari verificatasi negli ultimi tre anni. I vecchi contratti d’appalto, stilati in periodi storici differenti, garantivano cifre ormai fuori dal mercato reale. Alla scadenza dei termini, il rispetto del principio di trasparenza e la rotazione degli affidamenti previsti dalla legge hanno reso impossibile la proroga delle precedenti condizioni economiche, costringendo il Comune di Morolo ad adeguarsi ai prezzi correnti.
Nonostante la revisione delle tariffe, il peso economico per l’Ente comunale resta imponente. La giunta municipale continua a destinare ogni anno oltre cinquantamila euro di risorse proprie per calmierare il prezzo del servizio e non scaricare interamente il costo sulle famiglie. In un contesto finanziario dove le risorse scarseggiano, ogni euro speso sulla refezione richiede tagli dolorosi su altri capitoli di spesa, dalla manutenzione dell’illuminazione pubblica fino agli investimenti per gli eventi culturali e per la gestione del nido comunale. L’amministrazione guidata da Gino Molinari ha così scelto la strada del senso di responsabilità, cercando di bilanciare la qualità dell’offerta per i più piccoli con la tenuta complessiva delle casse pubbliche.




