Quarantotto ore, o poco più, che raccontano meglio di tante statistiche il lavoro quotidiano di chi presidia le strade della Capitale e della sua provincia. Dalla stazione Termini ai Castelli Romani, passando per i quartieri della periferia est e per i paesi dell’hinterland, Polizia di Stato, Polizia Locale di Roma Capitale e Arma dei Carabinieri hanno chiuso una lunga serie di indagini e interventi. Sono storie diverse tra loro, unite da un filo comune: la sicurezza dei cittadini.
Si parte dal quadrante est di Roma, dove gli agenti del VI Distretto Casilino della Polizia di Stato, coordinati dal Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura della Repubblica di Roma, hanno eseguito due custodie cautelari in carcere disposte dal GIP. I destinatari sono un trentanovenne e un cinquantunenne romani, gravemente indiziati, in concorso, di tentata estorsione aggravata e danneggiamento. Tutto nasce da un debito di 5.000 euro tra cognati, legato a un compenso che il trentanovenne sosteneva di dover ancora incassare per una collaborazione di lavoro. La vittima era convinta di aver già saldato il conto e i rapporti si sono deteriorati. A novembre 2025, secondo gli investigatori, la pretesa è uscita dalla cerchia familiare: un uomo sconosciuto si è presentato alla porta della vittima chiedendo il denaro e prospettando conseguenze per lui e per i suoi cari. Il presunto mandante, assente fisicamente, sarebbe comparso su uno schermo con una videochiamata per ribadire la richiesta. Davanti all’ennesimo rifiuto, il complice avrebbe usato l’auto come ariete contro il cancello, tentando di investire l’uomo. L’escalation si sarebbe fermata solo quando la vittima, a scopo difensivo, ha sparato alcuni colpi in aria con una pistola regolarmente detenuta, costringendo l’aggressore alla fuga. Il giorno dopo la vettura è stata ritrovata completamente carbonizzata nel quartiere Borghesiana, a cinque chilometri di distanza. Messaggi vocali, analisi dell’utenza telefonica e riconoscimento fotografico hanno poi permesso di attribuire i ruoli ai due indagati.
Cambia lo scenario, ma non l’attenzione, a Roma Termini. Gli agenti della Polizia Ferroviaria, impegnati nei servizi antiborseggio, hanno notato nel sottopasso della stazione tre giovani di nazionalità bosniaca, già note per precedenti episodi. Fermate per un controllo, prima ancora della perquisizione avrebbero ammesso un furto a bordo treno ai danni di un turista settantenne: con il pretesto di aiutarlo con i bagagli, gli avevano sfilato il portafoglio con documenti, carte di pagamento e 390 euro. Tenuti i contanti, avevano gettato il resto in un cestino del bagno del convoglio diretto a Napoli. I poliziotti sono corsi sul treno e hanno recuperato il portafoglio poco prima della ripartenza. Con l’aiuto del personale ferroviario hanno contattato il turista, che non si era ancora accorto di nulla. Le tre sono state deferite all’Autorità Giudiziaria per furto aggravato.
Sempre nell’area Esquilino-Termini, il 30 settembre gli agenti del GSSU (Gruppo Sicurezza Sociale Urbana) della Polizia Locale di Roma Capitale, in servizio nelle zone rosse, sono intervenuti in via Marsala dopo il danneggiamento di un’auto in sosta. Un ventinovenne guineano, in evidente stato di alterazione, aveva staccato una telecamera di videosorveglianza dal sottopasso Turbigo e l’aveva usata per spaccare il vetro di una vettura. Alla richiesta di documenti ha reagito con violenza contro i militari, e alcuni agenti hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. Le immagini della videosorveglianza, monitorata dalla Polfer, hanno confermato la dinamica: l’uomo avrebbe prima tentato di gettarsi contro un veicolo in transito, poi si sarebbe arrampicato su un cancello per strappare la telecamera. È stato arrestato per danneggiamento, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, e l’arresto è stato convalidato con rito direttissimo.
Ha tenuto con il fiato sospeso un intero quartiere, invece, la vicenda di San Basilio. La mattina del 28 settembre un bambino di 11 anni è stato investito in via Belforte del Chienti, davanti all’ingresso della scuola Ennio Morricone, da un’auto il cui conducente è fuggito senza fermarsi. Il piccolo, soccorso e portato in ospedale, per fortuna non è in gravi condizioni. Senza una targa da cui partire, gli agenti del IV Gruppo Tiburtino della Polizia Locale hanno raccolto testimonianze, ricostruito le caratteristiche del veicolo e avviato appostamenti mirati nel quartiere. La pazienza ha pagato: una Ford Fiesta compatibile con le descrizioni è stata individuata, e il conducente, un 54enne, è stato denunciato per fuga e omissione di soccorso.
Nella stessa zona, a Tor Cervara, la Polizia di Stato del IV Distretto San Basilio ha sventato un tentativo di occupazione abusiva di uno stabile in disuso. Era stata segnalata la presenza di circa venti persone intenzionate a entrare, e alcune si erano già introdotte. Gli equipaggi hanno liberato gli spazi e denunciato tre persone per invasione di terreni ed occupazione di edifici. Per una di loro è scattata anche la denuncia per porto di oggetti atti ad offendere, perché trovata con un coltello. L’immobile si trova a poca distanza dallo stabile di via Cesare Tallone, presidiato giorno e notte da giorni dopo ripetuti sgomberi. Gli investigatori non escludono un legame: uno dei denunciati era già stato identificato il 30 settembre proprio in via Cesare Tallone.
Spostandosi in provincia, a Formello i Carabinieri della Stazione hanno messo a segno un colpo di fantasia oltre che di professionalità. Due giovani di Napoli, un 18enne e un 19enne, avevano telefonato a una coppia di anziani fingendosi Carabinieri della Stazione di Mentana e chiedendo un risarcimento per una rapina mai avvenuta, che sarebbe stata commessa con l’auto dei coniugi. Il comandante della Stazione di Formello, rimasto in contatto con le vittime, si è presentato in abiti civili, insieme a un collega, nei panni di un operatore sanitario in visita domiciliare. Ha atteso così l’arrivo dei due truffatori, bloccati proprio all’ingresso dell’abitazione mentre cercavano di farsi consegnare i preziosi. Gli arresti, in flagranza per tentata truffa aggravata, sono stati convalidati.
L’operazione più imponente arriva da Palestrina. Il 2 ottobre i Carabinieri della Compagnia di Palestrina, con il Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati e la Compagnia di Frascati, hanno dato esecuzione a un’ordinanza del GIP del Tribunale di Tivoli, su delega della Procura della Repubblica di Tivoli. Il provvedimento prevede cinque custodie cautelari in carcere, un arresto domiciliare e un obbligo di dimora. Sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale, locale e informatica nei confronti di 14 indagati, mentre ad altri soggetti sono stati notificati inviti a rendere interrogatorio preventivo. L’indagine tocca Palestrina, San Cesareo, Zagarolo, Poli, Cave, Gallicano nel Lazio, Colonna e altri comuni limitrofi. Le ipotesi di reato sono pesanti: traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, rapina, lesioni aggravate, atti persecutori, detenzione di armi ed esplosivi e un tentato omicidio.
Secondo l’accusa, al centro ci sarebbe una rete dedita allo spaccio di cocaina e crack attiva praticamente senza orari, con consegne a domicilio e una base operativa stabile per preparare e distribuire le dosi: fino a circa 150 grammi al giorno tra Palestrina, Cave, Zagarolo e Poli. Gli investigatori parlano anche di violenze e minacce ai danni di giovani vittime, costrette a consegnare denaro, strumenti di pagamento o beni, tra cui carte di credito attivate e poi usate per truffe. Tra gli episodi contestati figura un agguato armato a Poli, in cui una persona è stata gravemente ferita agli arti inferiori, maturato, secondo l’ipotesi accusatoria, nel contesto dei contrasti per il controllo dello spaccio. Un capitolo a parte riguarda i ripetuti atti intimidatori contro un intero nucleo familiare, tra tentativi di incendio e ordigni artigianali ad alta capacità offensiva collocati vicino all’abitazione, che secondo l’accusa sarebbero stati eseguiti su mandato di un uomo già sottoposto al divieto di avvicinamento nei confronti del padre della ex moglie.
Come sempre in questi casi, vale la presunzione di innocenza: gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. Resta il quadro di un territorio vasto e complesso, dove il lavoro silenzioso e continuo delle Forze dell’Ordine fa la differenza tra un reato consumato e uno sventato.




