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    Home » San Francesco, il 4 ottobre torna festa nazionale: l’Italia celebra il suo Patrono a 800 anni dalla morte
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    San Francesco, il 4 ottobre torna festa nazionale: l’Italia celebra il suo Patrono a 800 anni dalla morte

    dopo quasi mezzo secolo la ricorrenza di San Francesco d'Assisi rientra tra le festività del calendario civile, nell'anno dell'ottavo centenario del Transito. La domenica del debutto, e un legame antico con Anagni che pochi ricordano
    3 Ottobre 20264 Mins Read
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    C’è una data che l’Italia aveva smarrito per quarantanove anni e che oggi ritrova. Domenica 4 ottobre 2026 il calendario civile torna a fermarsi per San Francesco d’Assisi, il santo che l’Italia chiama da sempre Patrono, il “Poverello” nato tra le colline umbre che ha parlato alle creature, ai potenti e agli ultimi con la stessa voce mite e ostinata.

    La festa nazionale è realtà grazie alla legge 8 ottobre 2025, n. 151, entrata in vigore il 1° gennaio 2026. Il provvedimento inserisce il 4 ottobre nell’elenco delle festività stabilito dalla legge n. 260 del 1949. Il testo indica i valori che il nome di Francesco porta con sé: pace, fratellanza, tutela dell’ambiente e solidarietà. Fino al 2025 la giornata era soltanto una solennità civile, senza riposo dal lavoro né effetti sulla busta paga.

    Il ritorno ha il sapore di un ricongiungimento. La ricorrenza era sparita dal novero dei giorni festivi nel 1977, quando una riforma sfoltì le festività infrasettimanali per ragioni legate all’economia e alla produttività. Da allora il 4 ottobre è rimasto vivo nelle chiese, nelle scuole e nelle piazze, ma non nei calendari degli uffici e delle fabbriche. Oggi il Parlamento ha restituito alla data il suo posto ufficiale.

    Il tempismo è quasi poetico. Francesco morì ad Assisi la sera del 3 ottobre 1226, adagiato sulla nuda terra accanto alla piccola chiesa della Porziuncola, e per questo il 2026 segna l’ottavo centenario del suo Transito. Otto secoli dopo, la festa nazionale nasce proprio nell’anno in cui il mondo francescano guarda indietro con più commozione. Ad Assisi, tra la Basilica di San Francesco e i luoghi della sua vita, le celebrazioni dell’anniversario richiamano pellegrini da ogni parte del mondo.

    C’è anche una particolarità che i cronisti di calendario non hanno mancato di notare. Nel 2026 il 4 ottobre cade di domenica, e quindi studenti, docenti e personale non avranno alcun giorno aggiuntivo di sospensione delle lezioni. Per i lavoratori dipendenti la festività non goduta dà diritto, secondo le regole generali e i contratti collettivi, a un compenso aggiuntivo in busta paga, la cui entità varia da categoria a categoria. Il vero primo “ponte” arriverà negli anni in cui la data cadrà in un giorno feriale.

    Resta sullo sfondo una questione tecnica. Il 4 ottobre la normativa continua a qualificare come solennità civile anche la memoria di Santa Caterina da Siena, l’altra patrona d’Italia. Al momento della promulgazione il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, aveva segnalato la necessità di coordinare le due disposizioni. Aveva ricordato inoltre che le iniziative scolastiche dedicate al Santo non potrebbero più svolgersi in una giornata diventata festiva.

    Dietro le norme resta la figura di un uomo che ha attraversato i secoli senza invecchiare. Francesco rinunciò alle ricchezze del padre, un mercante di stoffe, per abbracciare la povertà. Scrisse il Cantico delle creature, uno dei primi grandi testi della letteratura in volgare italiano, in cui il sole è “fratello” e la terra “madre”. Nel Natale di Greccio del 1223 diede forma al primo presepe, e nel 1224, sul monte La Verna, ricevette le stimmate. Nel 1939 fu proclamato Patrono primario d’Italia insieme a Caterina da Siena. Non a caso un Pontefice dei nostri giorni ha scelto il suo nome per indicare uno stile di Chiesa vicina ai poveri e attenta al Creato.

    Anche il nostro territorio ha un filo, sottile ma autentico, che lo lega al Santo. A canonizzare Francesco, il 16 luglio 1228, fu Papa Gregorio IX, al secolo Ugolino dei conti di Segni, nato ad Anagni. Prima di salire al soglio pontificio era stato cardinale protettore dell’Ordine francescano e amico personale del Poverello. Fu ancora lui a porre la prima pietra della basilica che oggi custodisce le spoglie del Santo. Fra le tante storie che l’8 centenario riporta alla luce, questa ci appartiene da vicino, e merita di essere raccontata ai più giovani.

    Il 4 ottobre, dunque, non è soltanto un giorno rosso in più sul calendario. È un invito a rallentare e a guardare con occhi nuovi il Creato, il prossimo, il silenzio. In un tempo segnato da conflitti, emergenze climatiche e solitudini, la lezione di Francesco suona sorprendentemente concreta. Domenica prossima, tra una messa, una passeggiata nei boschi e una tavola imbandita con chi si ama, l’Italia potrà ricordare che la fraternità è la più rivoluzionaria delle tradizioni nazionali.


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