Il tetto che dura una settimana
Un price cap nato sotto i riflettori e subito messo alla prova
Il tetto al diesel annunciato da Eni una settimana fa, con il prezzo massimo fissato a 2,19 euro al litro, è stato accolto come una buona notizia per gli automobilisti. Ma la stessa società aveva precisato che la misura era legata all’agevolazione fiscale sulle accise allora in vigore. Quando quella è venuta meno, la promessa si è incrinata.
La mezzanotte senza decreto
Scade lo sconto, ma il provvedimento non arriva
Alla mezzanotte tra il 5 e il 6 ottobre è scaduto il taglio da 6,1 centesimi al litro sul gasolio, l’ultimo di una serie di sconti ridotti via via nelle settimane precedenti. Il governo aveva annunciato che da quel giorno si sarebbe passati alle accise mobili, cioè a riduzioni delle aliquote finanziate con il maggior gettito Iva sui prodotti petroliferi, senza intaccare i conti pubblici. Per farle scattare serviva però un decreto interministeriale dei dicasteri dell’Ambiente e dell’Economia, con l’indicazione dei carburanti interessati, dell’entità dello sconto e della sua durata. In Gazzetta Ufficiale non se n’è vista traccia, e per la prima volta da marzo il gasolio è tornato senza alcun beneficio fiscale.
Dalla pompa alla politica
Il diesel risale e le opposizioni attaccano
Sulla rete Eni l’effetto, Iva compresa, è stato di sei centesimi in più al litro, con il diesel a 2,25 euro. L’azienda ha spiegato che il tetto praticato resta in vigore, ma che senza lo sconto statale i prezzi alla pompa salgono comunque. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha ironizzato sulla brevità del provvedimento e sul mancato intervento del governo a mezzanotte, nemmeno per quei pochi centesimi. Alla Camera, il 6 ottobre, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha riferito che l’esecutivo sta valutando l’attivazione delle accise mobili, ma che non c’è ancora una decisione formale.
L’inversione a U di Eni
Il tetto scende a 2,21 euro, ma il listino resta alto
Nelle ore successive i prezzi hanno preso strade diverse. IP e Q8 hanno adeguato i listini all’aumento fiscale, portando i rispettivi massimali a 2,250 e 2,254 euro. Eni ha invece fatto una parziale marcia indietro, riabbassando il suo tetto a 2,21 euro al litro, grazie al forte calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati. Il prezzo medio self del gasolio sulla rete nazionale resta comunque a 2,261 euro, 17 millesimi in più rispetto al giorno prima, mentre il tetto sulla benzina rimane fermo a 1,99 euro.
La promessa di Spalato
Meloni: «sempre pronti a intervenire»
La premier Giorgia Meloni ha riaperto la partita da Spalato, dove partecipava al tredicesimo vertice Med9. Il governo, ha detto, è pronto a intervenire di nuovo, in particolare con il meccanismo delle accise mobili. Secondo le cronache, le risorse disponibili grazie all’extragettito Iva si aggirano intorno ai 170 milioni di euro. La presidente del Consiglio ha anche rilanciato la richiesta a Bruxelles di maggiore flessibilità sui conti pubblici per fronteggiare l’inflazione, definendo il costo del gasolio solo la punta dell’iceberg di politiche europee che giudica fallimentari. Ha inoltre annunciato 590 milioni di euro fino al 2031 per il rinnovo dei mezzi pesanti dell’autotrasporto, con un decreto in attesa del via libera del Ministero dell’Economia. Il vicepremier Matteo Salvini ha ribadito che il taglio con l’extragettito Iva resta al vaglio.
Che cosa aspettarsi
Famiglie e autotrasportatori in attesa
Il nodo è il tempo. Le accise mobili hanno bisogno di risorse già incassate, e perché producano effetto il decreto deve prima essere firmato e pubblicato. Nel frattempo a pagare sono automobilisti, imprese e filiera della logistica, perché un gasolio più caro finisce prima o poi anche sui prezzi dei beni di consumo. Per il comprensorio e per chi ogni mattina macina chilometri tra casa e lavoro, la risposta più concreta resta, per ora, quella del distributore.




