Doveva essere un semplice intervento per un principio d’incendio. Si è trasformato in una delle operazioni più delicate degli ultimi tempi nel sud della provincia di Frosinone. Il 27 settembre 2026, in un locale adibito a garage in via Guglielmo Marconi, a Campoli Appennino, sono intervenuti i Carabinieri della Stazione e della Compagnia di Sora, insieme ai Vigili del Fuoco del Distaccamento di Sora.
Quello che i militari hanno trovato dentro il garage, nella disponibilità di un cinquantacinquenne del posto, ha cambiato in pochi minuti la natura dell’intervento. Tra le fiamme domate e il fumo c’erano numerosi ordigni bellici inesplosi, tra cui bombe da mortaio di vario calibro risalenti al secondo conflitto mondiale, oltre a materiale esplodente e polvere pirica. Un quadro di grave pericolo per l’incolumità pubblica, che ha imposto di agire senza esitazioni.
L’area è stata sgomberata e messa in sicurezza, mentre con ordinanza sindacale è stata disposta l’evacuazione cautelare di circa 80 residenti nel raggio di 150 metri. Ottanta persone hanno lasciato temporaneamente le proprie case, in un paese dove la vita scorre di norma lontana dai riflettori.
Vista la gravità di quanto emerso, è stata subito attivata la Procura della Repubblica di Cassino. Sotto la direzione e il coordinamento dell’autorità giudiziaria, il Pubblico Ministero di turno ha indirizzato le attività investigative, delegate alla Compagnia Carabinieri di Sora. Le perquisizioni sono state estese dal garage all’abitazione dell’indagato, in via Borgo San Giacomo, e a un rudere in località Carpello/Treo.
Il bilancio dell’azione investigativa è impressionante. Sono finiti sotto sequestro bombe da mortaio italiane, tedesche, inglesi e statunitensi, granate, proiettili d’artiglieria e mine antiuomo. A questi si aggiungono diversi chilogrammi di tritolo in scaglie, detonatori e artifizi pirotecnici, per un totale di oltre 1000 pezzi. Un autentico campionario dei fronti che, ottant’anni fa, attraversarono l’Italia, custodito tra un garage, una casa e un rudere di campagna.
L’arresto in flagranza, condiviso dalla Procura nella serata del 27 settembre, è stato convalidato il 1° ottobre 2026 dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cassino. Il magistrato, accogliendo le richieste della Procura, ha applicato nei confronti dell’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
All’uomo vengono contestati i reati di detenzione illegale di armi da guerra ed esplosivi (artt. 1 e 2 della legge 895 del 1967), omessa denuncia di materiale esplodente (art. 678 del codice penale) e detenzione abusiva di munizioni (art. 697 del codice penale). Come sempre in questi casi, resta valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Le complesse operazioni di bonifica, catalogazione e messa in sicurezza sono state condotte con il supporto degli Artificieri del 6° Reggimento Genio Pionieri dell’Esercito Italiano di Roma-Cecchignola e della Squadra Artificieri Antisabotaggio dei Carabinieri di Roma. Parte del materiale era però troppo instabile per essere trasportato. Per questo, previo nulla osta dell’autorità giudiziaria, gli specialisti hanno eseguito il brillamento controllato degli ordigni più pericolosi in una cava nel Comune di Pescosolido, lontano dai centri abitati.
L’episodio riporta l’attenzione su un tema che non riguarda solo Campoli Appennino. Il territorio laziale custodisce ancora, nel sottosuolo e talvolta nelle case, residuati bellici del secondo conflitto mondiale. Una memoria pesante e, come dimostra questa vicenda, ancora capace di mettere in pericolo intere comunità.




