Oggi, sabato 10 ottobre, si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, appuntamento promosso dalla World Federation for Mental Health e sostenuto dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il tema scelto per il 2026 è “Esperienze vissute ascoltate: voci vere, vero cambiamento”, un invito a costruire sistemi di cura che riconoscano come protagoniste le persone con esperienza diretta del disagio. In molte città italiane, come da tradizione, monumenti ed edifici pubblici si illuminano di verde, il colore simbolo della salute mentale, per contrastare stigma e discriminazione.
Il primo messaggio istituzionale è arrivato dal Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che le persone non sono semplici destinatarie di politiche e servizi, ma devono essere protagoniste delle decisioni che le riguardano. Per il Capo dello Stato rendere effettivo il diritto alla salute mentale, assicurando ascolto, cura e sostegno ovunque una persona viva, è una questione “non eludibile”. Mattarella ha poi sottolineato che investire in questo ambito significa prevenire, curare e accompagnare, sostenendo anche le famiglie, e ha definito il modello italiano fondato sulla comunità una svolta di civiltà.
Dal governo è intervenuto il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha rivendicato il lavoro svolto: il Servizio sanitario nazionale celebra la Giornata con strumenti più solidi, grazie al Piano strategico nazionale sul tema, atteso per tredici anni. Il ministro ha ribadito che la salute mentale è un diritto da garantire a tutti, senza discriminazioni, e ha ringraziato il tavolo di lavoro presieduto dal professor Alberto Siracusano, impegnato su documenti dedicati alla depressione e alla prevenzione. Dal fronte internazionale, il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha invitato i Paesi a superare i ricoveri prolungati e a investire in servizi territoriali rispettosi dei diritti delle persone.
Sul versante regionale, a farsi sentire è il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ha scelto di aprire il suo intervento con una citazione dello scrittore Oliver Sacks: “Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore”. Riconoscere quella storia, ha spiegato, è il primo passo per prendersi cura di una persona. Il suo pensiero va soprattutto a chi soffre in silenzio, a chi fatica a chiedere aiuto e alle famiglie che temono di restare sole.
Rocca ha poi rivendicato le scelte della Regione: la salute mentale è tornata al centro della programmazione sanitaria, con nuove assunzioni e il potenziamento dei servizi sul territorio, a partire dai bisogni delle persone più fragili. Tra gli interventi citati ci sono il rafforzamento della rete per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, i percorsi dedicati alle persone nello spettro autistico e alle loro famiglie e il Bonus Psiconcologia, che sostiene chi affronta un tumore e chi gli sta accanto, “perché anche la paura e il dolore emotivo hanno bisogno di cura”. Il presidente non nasconde che resti molto da fare: ogni servizio in più, ha affermato, deve significare trovare una porta aperta, un professionista che ascolta, un percorso che continua. E chiedere aiuto deve poter essere “un gesto di fiducia, al quale le istituzioni hanno il dovere di rispondere”.
C’è poi un fronte spesso poco raccontato, quello della procreazione medicalmente assistita. Lo ha portato all’attenzione Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) e professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma, che lancia un appello urgente alle istituzioni: inserire stabilmente il supporto psicologico nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, per i percorsi di riproduzione assistita. “Il benessere psicologico non può essere considerato come un lusso a carico del paziente”, afferma Greco, auspicando un percorso parallelo e sistematico a tutela di uomini e donne.
Secondo il presidente della S.I.d.R., il cammino della PMA e le difficoltà legate all’infertilità possono diventare un tabù sommerso, un “dolore invisibile” vissuto nella solitudine. I dati scientifici, spiega, indicano che il carico psicologico ed emotivo è la prima causa di abbandono precoce delle cure, prima dei motivi economici o dei fallimenti biologici. Le coppie si arrendono, osserva, perché pesano l’ansia, la paura del tempo che scorre e il trauma di esiti negativi ripetuti. Ignorare la salute mentale, conclude Greco, riduce le probabilità di successo della medicina stessa, mentre il supporto emotivo aiuta ad affrontare il percorso con maggiore resilienza.
Voci diverse, dunque, per un messaggio che unisce istituzioni e mondo scientifico: ascoltare, prevenire e non lasciare soli chi attraversa un momento di fragilità. Un invito che vale per tutti, anche per le comunità del nostro territorio, dove una parola in più e uno sportello aperto possono fare la differenza.




