di Giorgio Stirpe
Pensi al Maradona e ti torna alla mente quello 0-4 con cui il Frosinone eliminò i partenopei dalla Coppa Italia. Quella sera la squadra allenata da Di Francesco scrisse una delle pagine più belle, forse la più prestigiosa, dell’intera storia del club giallazzurro.
A distanza di quasi tre anni dal 19 dicembre 2023, i giallazzurri sono tornati nello stadio intitolato al Pibe de Oro con la stessa determinazione e la medesima voglia di lasciare il segno. Rispetto a quella storica sfida, soltanto due giocatori erano presenti in campo: Monterisi (in panchina per tutta la gara) e Kvernadze. Il georgiano ha tentato di ritagliarsi un ruolo da protagonista per rinnovare il legame con una notte che ha già trovato un posto speciale nella memoria del Frosinone.
Questa volta, però, le cose sono andate diversamente. I partenopei sono riusciti a prendersi la rivincita e i tre punti. Ma, ad essere onesti, a pesare sul risultato è stato il rigore molto dubbio (parato da Palmisani e fatto ripetere) che ha spianato la strada ai partenopei. Alla fine San Gennaro ha avuto la meglio su San Silverio, ma con molto rammarico.
Le tre settimane di sosta per le nazionali hanno penalizzato Alvini, che ha perso Birligea ma ha recuperato in extremis Raimondo, mandandolo in campo dal 1′. Il “tremendismo” del tecnico toscano non è arretrato di un millimetro neanche a Napoli, dove la formazione è rimasta la stessa di sempre: a trazione anteriore, per offendere e non per speculare. Mai!
I 1.500 sostenitori provenienti dalla Ciociaria (quella vera, non quella raccontata da un tale Floriano Della Bella da Pontedera) sono rimasti con il fiato sospeso per i primi 180 secondi, durante i quali il Napoli ha messo a ferro e fuoco l’area di rigore (palo di Hojlund). Hanno però ripreso a respirare non appena i giallazzurri hanno iniziato a macinare il consueto gioco, rispondendo colpo su colpo alla squadra di Allegri. Andare “all’attacco della diligenza” vuol dire prendersi dei rischi, calcolati, certamente, ma pur sempre rischi, e il Frosinone ha pagato questo atteggiamento negli ultimi venti minuti della prima frazione, subendo due gol (De Bruyne su rigore e Lang) e diverse altre pericolose
percussioni degli attaccanti napoletani.
Alvini ha cambiato pelle al Frosinone all’inizio della ripresa e, con l’ingresso di Terzic al posto di Masini, è passato al 3-4-3. La volontà non è mancata: i canarini hanno giocato con generosità nel tentativo di accorciare le distanze e riaprire la partita. Allegri ha dato una scossa alla serata fredda e umida facendo incendiare il Maradona con l’ingresso in campo di Scott “Ciro” McTominay, mentre Alvini è tornato al vecchio 4-2-3-1. Schermaglie tattiche che hanno prodotto poco, se non il gol di De Bruyne, quello del 3-0, al 94′.
LE PAROLE DEL TECNICO DEL FROSINONE MASSIMILIANO ALVINI
“Vittoria del Napoli meritata, alcune scelte negli ultimi metri non sono state azzeccate. Dobbiamo lavorare su queste situazioni. Raimondo devo ringraziarlo per l’impegno che ha messo in campo. Abbiamo utilizzato diversi moduli facendo bene con entrambi dal punto di vista tattico. Ripeto, occorre migliorare nelle scelte negli ultimi 25 metri, per il resto
non ho altro da rimproverare ai ragazzi”.
LE PAROLE DELL’ALLENATORE DEL NAPOLI MASSIMILIANO ALLEGRI
“Abbiamo aggredito la partita, vincendo meritatamente, dovevamo però essere più bravi a capitalizzare le tante occasioni create. Sono contento per l’approccio ma il Frosinone ti costringe a giocare a campo aperto, ti fa
spendere energie, per questo sottolineo che dovevamo uccidere prima la gara”.




