ROMA – Una giornata di mobilitazione che ha attraversato l’intero Paese e che ha avuto il suo cuore nella Capitale. Lo sciopero nazionale della scuola, promosso dal movimento Opposizione studentesca di alternativa (Osa), ha riempito le piazze di numerose città, con ragazzi anche giovanissimi e, in diversi casi, incappucciati. Un’ondata di proteste che in alcuni punti ha prodotto tensioni e scontri con le forze dell’ordine.
A Roma il corteo è partito dopo i concentramenti presso diversi istituti scolastici ed è confluito nell’area del Colosseo. Secondo gli organizzatori, i partecipanti sarebbero stati 20 mila: «Siamo 20 mila, la scuola la scrivono i popoli», hanno gridato i promotori. Per le Forze di polizia, invece, si è trattato di migliaia di studenti, arrivati anche da altre province. Una differenza di stime frequente in queste occasioni, che conferma comunque la partecipazione molto numerosa all’iniziativa.
Passando davanti al Colosseo, i manifestanti hanno spiegato le ragioni della protesta: «Protestiamo contro Valditara e i suoi provvedimenti». Il corteo ha puntato alla sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito in viale Trastevere. Tra i cori, oltre agli slogan antifascisti, anche quelli rivolti contro il Pd e la Cgil. Uno striscione ha lanciato un messaggio chiaro: appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale, con la scritta «Dai porti alle scuole, studenti e lavoratori uniti».
La gestione dell’ordine pubblico si è inserita in un contesto particolarmente complesso, per la concomitanza di importanti appuntamenti istituzionali e commemorativi: le celebrazioni dedicate alla memoria della deportazione nazista degli ebrei romani e un evento internazionale con la partecipazione dei Presidenti dei Parlamenti europei e di altre alte cariche. Le Forze di polizia hanno monitorato costantemente la manifestazione con un approccio definito “low profile”, garantendo agli studenti adeguati spazi di espressione in condizioni di sicurezza.
Nel corso del corteo, tuttavia, un ristretto gruppo di soggetti travisati ha compiuto, secondo quanto riferito, reiterate azioni destabilizzanti soprattutto contro gli operatori delle Forze dell’ordine, con lanci di bottiglie e bombe carta e con l’uso del contenuto di estintori in direzione del dispositivo di sicurezza. Tra le immagini della giornata anche fumogeni e cassonetti ribaltati. Le condotte sono state documentate dagli operatori della Polizia Scientifica ai fini dell’identificazione. Secondo quanto precisato, questa componente minoritaria non ha inciso sull’efficacia della strategia di gestione dell’ordine pubblico.
In tarda mattinata il corteo è stato autorizzato a muovere verso la Città dell’altra economia, dove, dopo un momento di confronto tra i partecipanti rimasti, la manifestazione si è conclusa. Il materiale raccolto dalla Polizia Scientifica sarà ora vagliato dagli investigatori della Digos per l’attribuzione di eventuali responsabilità.
Il quadro nelle altre città è stato più movimentato. A Torino si sono registrati lanci di pietre e bastoni contro la polizia, a Bologna tafferugli davanti alla stazione. A Genova, invece, alcuni studenti hanno messo due sagome raffiguranti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara a testa in giù, vicino ai bidoni della spazzatura, lanciando contro di esse delle uova: un gesto simbolico e polemico che ha fatto discutere.




