I soldi ci sono, sono già stati versati e attendono soltanto un atto burocratico per arrivare nelle casse comunali. È questo il paradosso che emerge dalla vicenda degli oneri concessori dovuti dal gestore del servizio idrico integrato, Acea Ato5, per l’utilizzo di acquedotti, reti fognarie e impianti di depurazione affidati in concessione. A ricordarlo è l’Egato5, l’Ente di governo dell’Ato 5 di Frosinone, che con una nota diffusa il 15 ottobre 2026 ha rivolto un invito pressante ai sindaci dei Comuni che non hanno ancora emesso fattura.
Per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare indietro di oltre due anni. Nel maggio 2024 la Conferenza dei Sindaci dell’Ato 5 prese atto del piano di rientro sottoscritto da Acea Ato5 con l’Egato5 per saldare i canoni relativi agli anni dal 2019 al 2024, periodo in cui il gestore non risultava in regola. Il debito ammontava a oltre 3,3 milioni di euro, da restituire in 19 rate mensili da circa 182.500 euro ciascuna. Quelle rate, spiega l’Ente, sono state versate da tempo.
Il nodo, però, sta a valle. Le somme sono destinate ai Comuni, ma per riceverle ogni amministrazione deve emettere la relativa fattura, e non tutte lo hanno fatto. Il quadro tracciato dall’Egato5 per il periodo 2021-2024 parla di cinque enti che non hanno fatturato per il 2021, sei per il 2022, dieci per il 2023 e ben quindici per il 2024. Numeri che crescono man mano che ci si avvicina ai giorni nostri, come se la pratica scivolasse sempre un po’ più in basso nella pila delle scadenze.
Più lineare, almeno sul fronte del gestore, la situazione per le annualità 2025 e 2026. La delibera del maggio 2024 aveva stabilito che Acea Ato5 tornasse a corrispondere il canone di concessione secondo quanto previsto dalla Convenzione, cioè entro il 31 gennaio di ogni anno, e questo è puntualmente avvenuto. L’Egato5 ha inoltre già provveduto ad assegnare le somme ai Comuni. Ma anche qui manca l’ultimo tassello: sono ancora nove gli enti che non hanno incassato il canone 2025 e addirittura trentotto quelli che non hanno ricevuto il canone 2026, in attesa che le rispettive fatture vengano emesse.
Il dirigente responsabile dell’Egato5, l’ingegner Luigi Urbani, rivendica il lavoro svolto per rimettere ordine nei rapporti con il gestore. L’Ente, sottolinea, si è confrontato con Acea, ha chiesto e ottenuto pagamenti attesi da diversi anni e ha concordato una rateizzazione pensata per permettere al gestore di adempiere agli obblighi senza intaccarne gli equilibri economici e finanziari. Una soluzione che, a suo giudizio, si è rivelata quella giusta: “abbiamo recuperato tutto il dovuto”, ha affermato.
Da qui l’appello conclusivo. Luigi Urbani invita i sindaci dei Comuni che non hanno ancora fatturato le proprie spettanze a sollecitare gli uffici competenti, perché anche a loro possa essere versata la quota che spetta.
La questione, in fondo, riguarda da vicino i cittadini. Si tratta di risorse legate all’uso di infrastrutture che servono ogni giorno le famiglie del territorio, e che le amministrazioni locali potrebbero mettere a bilancio per la manutenzione e la gestione dei propri servizi. Lasciarle ferme per una fattura non emessa significa rinunciare a fondi già disponibili.




