ROMA – Dietro le tabelle statistiche ci sono culle che restano vuote, progetti rimandati e coppie che si fermano a un passo dal sì. Gli ultimi dati Istat sulla natalità raccontano un Paese che fa sempre meno figli, e la fotografia del 2025 è la più severa degli ultimi anni. Nell’anno appena analizzato in Italia sono nati 355.772 bambini, il 3,8% in meno rispetto al 2024, cioè circa 14mila nascite in meno nel giro di dodici mesi.
Il numero che più pesa è quello della fecondità. Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, un nuovo minimo storico. Per capire la portata della discesa basta guardare indietro: era 1,35 nel 2015 e 1,25 nel 2021. Sembrano pochi decimali, ma in dieci anni raccontano un’Italia in cui realizzare il proprio progetto familiare è diventato sempre più difficile.
Il fenomeno non colpisce allo stesso modo tutto il territorio nazionale. Tra le grandi ripartizioni geografiche il Centro registra la fecondità più bassa, con 1,07 figli per donna, davanti al Nord con 1,15 e al Mezzogiorno con 1,16. Guardando al Lazio, il dato medio della popolazione residente si ferma a 1,06 figli per donna. La distanza tra le donne italiane e le straniere è netta: 1,02 per le prime, 1,43 per le seconde. Cambia anche l’età delle madri alla nascita: 33,8 anni per le italiane e 30,1 per le straniere, con una media complessiva dei residenti di 33,2 anni. A livello nazionale l’età media al parto è arrivata a 32,7 anni, mentre quella al primo figlio supera per la prima volta quota 32.

Davanti a questi numeri è intervenuto il presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, Adriano Bordignon. Il suo messaggio è un invito a non arrendersi: la denatalità non è inevitabile, ma serve una risposta che non si limiti a registrare i dati. Bordignon ha parlato del rischio di una «rassegnazione strisciante», di chi vorrebbe dichiarare la partita ormai persa, e ha chiesto un’azione forte e responsabile.
Il nodo, secondo il presidente del Forum, è che il desiderio di diventare genitori esiste ancora, ma si scontra con un contesto complicato. A pesare sono la precarietà lavorativa, la difficoltà di accesso alla casa e la fatica di conciliare lavoro e famiglia, fattori che spingono sempre più in avanti il momento della genitorialità. Per questo, ha sottolineato, l’attenzione deve andare soprattutto a chi aspetta il primo o il secondo figlio e lo vede allontanarsi.
Sul piano delle soluzioni Bordignon ha escluso interventi occasionali e ha chiesto politiche strutturali e continuative, capaci di accompagnare le famiglie nel tempo. Tra le priorità indicate figurano il potenziamento dell’Assegno unico e universale, il rafforzamento dei servizi territoriali e degli asili nido, congedi familiari adeguati e il sostegno alle giovani coppie nell’accesso a un lavoro stabile e a una casa. Il presidente ha poi chiamato in causa anche l’Unione Europea, chiedendo maggiore flessibilità di bilancio per i Paesi che scelgono di investire sull’equilibrio demografico e sul sostegno alle famiglie con figli.
La scelta di avere un figlio, ha ricordato, non matura in pochi mesi e non può reggersi su misure limitate a un solo anno. Sostenere le famiglie, nella visione del Forum, significa rendere possibile la libertà di generare futuro, senza imporre scelte ma creando le condizioni perché il desiderio di avere figli non venga sacrificato per ragioni economiche, lavorative o abitative. Da qui l’appello a passare dalla consapevolezza della crisi demografica a un impegno concreto e condiviso: «non abbiamo più tempo per dichiarazioni di intenti».




