Sabato 24 ottobre 2026 resterà una data da ricordare per le piazze europee. Una giornata di mobilitazione diffusa, nata dal malessere per il costo della vita, ma allargata ai temi della guerra, del riarmo e della sicurezza, ha attraversato Roma, Milano e Parigi, con cortei imponenti, città blindate, negozi con le saracinesche abbassate e, in più punti, momenti di forte tensione con le Forze dell’Ordine. Il quadro che segue si basa sui dati diffusi fino alla sera e va considerato provvisorio.
Roma, il corteo ordinato e quello spontaneo. Nella Capitale la giornata si è mossa su più fronti. In mattinata un piccolo corteo di giovani della destra, promosso da Azione Universitaria e Azione Studentesca, ha percorso il quartiere Prati da piazza della Libertà a piazza Risorgimento. Nel primo pomeriggio è partita da piazza della Repubblica la manifestazione autorizzata “Fuori l’Italia dalla guerra”, organizzata dall’Asse antimperialista: il Comune ne aveva stimato circa diecimila partecipanti, mentre i resoconti della giornata parlano di numeri molto più ridotti, tra alcune centinaia e circa duemila persone. Il serpentone è arrivato a via Cavour e a largo Corrado Ricci, alle porte dei Fori Imperiali, senza incidenti, con la maggior parte dei negozi regolarmente aperti.
È però quando il corteo ufficiale si è sciolto che la giornata ha cambiato volto. Un gruppo di centinaia di ragazzi, in gran parte giovanissimi e studenti, si è staccato al grido di “corteo, corteo” e ha imboccato via degli Annibaldi, puntando al Colosseo. Alcuni sono riusciti a forzare gli ingressi del monumento e a superare gli addetti alla sicurezza, mentre all’esterno la polizia in assetto antisommossa tentava senza successo di fermarli. Poi la marcia senza meta precisa ha toccato via Merulana, con la stazione Termini blindata e i cancelli chiusi, fino a largo Santa Susanna. Qui, quando i manifestanti hanno cercato di proseguire verso i palazzi istituzionali, sono volate bottiglie contro gli agenti, che hanno risposto con idranti, lacrimogeni e cariche di alleggerimento. In serata il corteo si è sciolto.
Il bilancio fornito per Roma parla di 96 persone accompagnate in Questura, 28 fermi preventivi, sei dei quali a carico di minorenni, e 11 denunciati. Fin dalla mattina erano stati identificati oltre cento giovani nei pressi di Circo Massimo e piazza della Repubblica, alcuni dei quali trovati con passamontagna, bombolette spray e zaini.
Milano, in diecimila contro il caro vita. Nel capoluogo lombardo il clima era carico già dalla vigilia, dopo i disordini della scorsa settimana. Piazza Duomo e i punti sensibili della città, dalle stazioni Cadorna e Garibaldi a corso Buenos Aires, sono stati presidiati da polizia ed esercito, con controlli a campione soprattutto sui più giovani. Diverse decine di persone, maggiorenni e minorenni, sono state condotte in Questura e trattenute in via preventiva, come consente l’ultimo decreto sicurezza, perché trovate con passamontagna o oggetti potenzialmente pericolosi.
Nel tardo pomeriggio la città ha visto sfilare oltre diecimila persone nel corteo contro il caro vita partito da largo Cairoli. Nei pressi di corso Venezia si è aggiunto il corteo pro Palestina, partito da piazza Leonardo da Vinci, dove si era mosso un gruppo di circa seicento persone, per lo più studenti universitari. Non sono mancati episodi simbolici e polemici: un cartello della Lega dato alle fiamme, la vetrina di una banca imbrattata con scritte contro i ricchi, un supermercato della stessa catena già assaltata una settimana fa che ha chiuso per precauzione con i clienti ancora dentro. Un presidio di studenti e collettivi antifascisti, fermato dalla polizia in via Tivoli, ha rivolto cori contro il governo. Un episodio di tensione ha coinvolto anche un gruppo con il tricolore e una giovane manifestante.
Parigi, il braccio di ferro sul percorso. Oltralpe la posta in gioco era alta: era l’”atto II” dopo il 17 ottobre, quando tra 550mila e 800mila persone erano scese in piazza contro la vita cara, con violenze, saccheggi e un morto. Il presidente Emmanuel Macron, dopo un confronto con i servizi di intelligence, aveva invitato a evitare le manifestazioni, annunciando divieti ovunque possibile se non promosse dai sindacati. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha schierato 70mila tra poliziotti e gendarmi, con unità d’élite, blindati e mezzi lanciatori d’acqua.

Fino all’ultimo si è discusso del tracciato. La prefettura di Parigi aveva prima approvato un percorso tra Bastille e Nation, poi ha indicato quello da Porte d’Italie a Porte de Vincennes lungo i boulevards des Maréchaux, giudicato “imposto” dall’intersindacale dell’Île-de-France, che ha fatto ricorso. Il tribunale amministrativo ha confermato la scelta della prefettura. È stato invece vietato un altro corteo promosso da Interfac e dai Gilet gialli. Nella capitale sono state chiuse decine di stazioni della metropolitana e diversi musei.
La sfilata si è svolta in modo largamente ordinato: 110mila partecipanti secondo la polizia, 250mila secondo la CGT. Solo alla dispersione ci sono state tensioni, con uso di idranti e gas lacrimogeni. Il parquet di Parigi ha parlato di 64 persone fermate, 40 in stato di fermo, tra cui sei minorenni. A livello nazionale, secondo i dati diffusi, i partecipanti sarebbero stati circa 410mila per il ministero dell’Interno e quasi 800mila per la CGT, con quasi mille fermi in tutta la Francia.
Il quadro italiano. Dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza è arrivato il bilancio nazionale per l’Italia: 4.292 persone identificate, 9 arresti, 87 denunce e 371 persone accompagnate negli uffici, tra cui 110 minorenni. Gli scontri hanno toccato anche Torino, Bologna e Firenze. Per i denunciati e per chiunque sia stato fermato vale la presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo.
Le piazze, quindi, parlano la stessa lingua: preoccupazione per i prezzi, per la guerra e per il futuro dei giovani. Poi si dividono su metodi e protagonisti. Per Parigi è già in vista un nuovo appuntamento il 31 ottobre, mentre in Italia gli organizzatori hanno annunciato un’ulteriore mobilitazione per il 30. Sarà quella la prova per capire se la stagione delle proteste proseguirà.




