Un fischio dura un istante, ma dietro quell’istante ci sono anni di sacrifici. È da qui che parte «Arbitro. Dal fischietto al VAR», il documentario in onda su Rai 2 venerdì 6 novembre 2026, in seconda serata alle 23:30, dedicato a una delle figure più discusse e meno raccontate del calcio italiano: quella di chi, ogni domenica, ha il compito di decidere sotto gli occhi di tutti.

Il film, della durata di 53 minuti, è scritto e diretto da Maurizio Pizzuto e prodotto da Comunikapp in collaborazione con Rai Documentari. A fare da filo conduttore è la voce narrante di Vincenzo Bocciarelli, che accompagna lo spettatore in un viaggio fatto di testimonianze, immagini delle Teche Rai e riprese nei luoghi dove si forma un arbitro. Un percorso che intreccia memoria sportiva, rivoluzione tecnologica e storie personali.
L’idea di fondo, spiega lo stesso autore nella sua nota, è mostrare ciò che di solito resta fuori campo. Scrive Maurizio Pizzuto: «il pubblico vede la decisione; raramente vede gli anni di formazione, la fatica e il dubbio». Da questa riflessione nasce un racconto che prova a cercare la persona dentro la divisa: la concentrazione prima del fischio d’inizio, il rapporto con i giocatori, il peso di una scelta che non ammette repliche.
Il viaggio comincia con Concetto Lo Bello, figura simbolo di un calcio in cui autorevolezza, posizione in campo e lettura dell’azione facevano la differenza. A restituire quell’epoca sono le testimonianze di Rosario Lo Bello, Paolo Casarin e Francesco «Ciccio» Cordova. Tra i protagonisti c’è anche Salvatore Lombardo, notaio siciliano di Marsala, già arbitro di Serie A e B e presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, la cui esperienza lega il lavoro sul campo alla guida del mondo arbitrale. Le immagini di repertorio dedicate a Pierluigi Collina aiutano invece a ripercorrere come siano cambiati la preparazione e il ruolo del direttore di gara.
La telecamera entra poi negli spogliatoi, nelle sezioni e sui campi di allenamento, dove si costruiscono le competenze che precedono ogni partita: seguire il ritmo del gioco, riconoscere una tensione che sale, comunicare una decisione e restare lucidi nei momenti più delicati.
Spazio quindi alla tecnologia, con l’ingresso nel Centro VAR di Lissone. Monitor, immagini da più angolazioni e comunicazioni continue tra campo e sala video hanno cambiato il modo di decidere. Il documentario osserva questo lavoro dall’interno, mostrando il confronto tra arbitri, assistenti e video match official, e ricordando che anche quando un episodio può essere rivisto resta indispensabile interpretarlo e assumersi la responsabilità della scelta.
Il racconto si allarga poi alle donne nell’arbitraggio, dal percorso di Luana Ercolessi alla storia di Maria Sole Ferrieri Caputi, fino alla voce di Giulia Tempestilli: esperienze che raccontano un ambiente in trasformazione e nuove opportunità per le generazioni future.
Il finale è affidato a Michele Croce, giovane arbitro in carrozzina, che porta in campo una storia di passione e partecipazione. Il suo cammino dà forma concreta al valore inclusivo dello sport: poter prendere parte al gioco, ricoprire un ruolo e coltivare il proprio talento.
Sul piano tecnico, le musiche originali sono di Angelo De Luca e Bernardo La Fonte, mentre il brano «Arbitro» di Ugo Mazzei richiama la memoria di Concetto Lo Bello. La produzione esecutiva è di Domenico Carillo, mentre Fabrizio Barraco firma fotografia, montaggio e color correction.
Un appuntamento pensato non solo per gli appassionati, ma per chiunque abbia mai discusso di un rigore al bar: perché, prima di ogni verdetto, c’è una persona chiamata a scegliere.






