Il bilancio complessivo per il Lazio parla chiaro. Tra gennaio e novembre dello scorso anno, gli accessi totali nei Pronto Soccorso della regione sono stati 1.663.676. Per dare una dimensione al fenomeno, basti pensare che nello stesso arco temporale del 2024 il dato si era fermato a quota 1.620.822. Si tratta di un incremento netto di circa 43mila unità, una cifra che racconta di corridoi gremiti, ambulanze in fila e un personale sanitario che ha dovuto raddoppiare gli sforzi per garantire assistenza a residenti e visitatori.
Come era prevedibile, il cuore pulsante dell’emergenza è stata la città di Roma. All’ombra del Cupolone, gli ospedali capitolini hanno gestito 1.263.527 pazienti, segnando un balzo in avanti di 36mila accessi rispetto all’anno precedente. Tra le corsie si è respirato il clima tipico dei grandi eventi internazionali, dove il malore improvviso o il piccolo infortunio del turista si sommano alle cronicità della popolazione locale. In questo scenario, l’Ospedale Santo Spirito, per la sua posizione strategica a due passi dal Vaticano, è diventato il simbolo della resistenza sanitaria.
Proprio al Santo Spirito, l’incremento è stato tangibile. Il pronto soccorso ha registrato 27.485 ingressi, superando di oltre tremila unità i numeri del 2024. Fondamentale è stato il ruolo delle quattro postazioni di Guardia Medica allestite specificamente per l’evento giubilare, che hanno intercettato circa 6mila accessi, di cui quasi quattromila concentrati proprio nel nosocomio più antico d’Europa. Queste strutture “filtro” hanno permesso di gestire i codici minori, evitando che il sistema collassasse sotto il peso delle migliaia di fedeli in transito.
A correre senza sosta tra i sampietrini e le strade della provincia è stato anche il personale del 118. Gli interventi su tutto il territorio regionale sono stati ben 636.822, circa 40mila in più rispetto all’anno pre-giubilare. Ogni sirena che ha squarciato il silenzio delle notti romane o delle vie di provincia è stata il segnale di una macchina organizzativa che, nonostante le difficoltà croniche del settore, ha saputo rispondere alla chiamata della storia. Il Giubileo 2025 si chiude dunque con numeri da record che ora impongono una riflessione profonda sul futuro della rete ospedaliera laziale.




