Un’indagine meticolosa, durata mesi e condotta con estrema precisione, ha permesso ai Carabinieri della Stazione di Veroli di dare un volto e un nome agli autori di una spregevole truffa che, nell’estate scorsa, aveva destato parecchio clamore nella cittadina ernica. Al termine di un’articolata attività investigativa, i militari hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone due uomini di 29 e 43 anni, entrambi residenti nella provincia di Napoli e già gravati da specifici precedenti penali.
La vicenda ha avuto inizio nell’agosto del 2025, quando una donna di 83 anni, pilastro di una famiglia locale, era caduta nella rete tesa da una coppia di professionisti del raggiro. Il copione utilizzato è stato quello, purtroppo tristemente noto, della pressione psicologica e dell’urgenza: una serie di telefonate concitate da parte di un sedicente impiegato delle Poste Italiane di Alatri. Il truffatore, con tono autorevole ma rassicurante, aveva comunicato all’anziana che la figlia era in procinto di essere arrestata e che l’unico modo per evitarle la cella fosse il pagamento immediato di una cauzione in denaro o, in alternativa, in oggetti preziosi.
Sotto shock e colpita negli affetti più cari, la vittima non aveva avuto il tempo di riflettere. Mentre uno dei complici la teneva impegnata al telefono, alimentando lo stato di agitazione, l’altro si presentava alla porta della sua abitazione per riscuotere quanto pattuito. In quei minuti concitati, la donna ha consegnato nelle mani dello sconosciuto diversi monili in oro — ricordi di una vita dal valore affettivo inestimabile e dal valore commerciale stimato in circa seimila euro — prima che il malvivente si dileguasse velocemente, facendo perdere le proprie tracce a bordo di un’auto che lo attendeva poco lontano.
Solo dopo il congedo del sedicente incaricato, la donna è riuscita a contattare i propri familiari, realizzando con amarezza di essere stata vittima di un disegno criminoso. La denuncia sporta presso il comando locale ha dato il via alle indagini dei Carabinieri. Attraverso un incrocio di dati, analisi dei transiti sul territorio e riscontri tecnici, gli uomini dell’Arma dei Carabinieri sono riusciti a ricostruire i movimenti dei due trasfertisti campani, identificandoli come i presunti responsabili dell’azione coordinata.
L’esito di questa operazione non solo rende giustizia alla vittima, ma rappresenta un segnale forte lanciato dalle istituzioni contro un fenomeno odioso che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione. Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone coglie l’occasione per rinnovare l’appello alla massima prudenza: nessun ente pubblico o forza dell’ordine richiede pagamenti in contanti o preziosi al domicilio dei cittadini. La collaborazione dei residenti e la tempestività nel segnalare movimenti sospetti restano strumenti indispensabili per garantire la sicurezza del territorio e la tutela dei nostri anziani.




