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    Home » Terremoto Pnrr a Ceccano: il sistema Caligiore davanti al Gup, fissata l’udienza per 28 indagati
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    Terremoto Pnrr a Ceccano: il sistema Caligiore davanti al Gup, fissata l’udienza per 28 indagati

    l’inchiesta «The Good Lobby» approda in tribunale il prossimo 18 febbraio. Sotto la lente della Procura Europea il presunto meccanismo di fatture false e tangenti che ha travolto l'amministrazione
    15 Gennaio 20264 Mins Read
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    Ceccano, foto di Mariella Carlini
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    Il prossimo 18 febbraio segnerà una data spartiacque per la storia politica e giudiziaria della provincia di Frosinone. Quel giorno, il Gup del Tribunale di Frosinone, Fiammetta Palmieri, deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio per i 28 indagati coinvolti nella maxi inchiesta denominata «The Good Lobby». Al centro del vortice giudiziario c’è l’ex sindaco di Ceccano, Roberto Caligiore, considerato dagli inquirenti il perno di un sistema collaudato capace di drenare i preziosi fondi del Pnrr attraverso un fitto intreccio di favori, mazzette e appalti pilotati.

    L’inchiesta, coordinata dal procuratore europeo Alberto Pioletti, ha scoperchiato quello che viene descritto come un vero e proprio sodalizio criminale incistato nelle mura comunali. Per quasi due anni, gli investigatori hanno seguito le tracce di un vorticoso giro di assegni e prelevamenti in contanti, strumenti necessari per oliare gli ingranaggi dell’amministrazione e garantire la vittoria a imprese amiche. Si tratta di un caso emblematico, essendo la prima volta nel Lazio che la Procura Europea (istituita per tutelare gli interessi finanziari dell’Unione Europea) interviene con una forza tale da causare lo scioglimento di un consiglio comunale, avvenuto nell’ottobre del 2024, e il successivo commissariamento dell’ente.

    Secondo la ricostruzione accusatoria, Roberto Caligiore, approfittando del suo prestigio politico come esponente di Fratelli d’Italia e del suo passato professionale come luogotenente dei Carabinieri, avrebbe gestito il Comune di Ceccano in modo arbitrario e personalistico. Al suo fianco, come vertice dell’organizzazione, figurerebbe l’imprenditore Stefano Anniballi. Nonostante quest’ultimo non ricoprisse cariche pubbliche, avrebbe agito come un’ombra dietro le quinte, esercitando un potere decisionale assoluto su nomine, concessioni e appalti, muovendosi tra i corridoi municipali con una disinvoltura che ha allarmato i magistrati.

    Roberto Caligiore

    Il cuore dell’accusa riguarda circa 5 milioni di euro legati a interventi strategici per la città fabraterna. Sotto la lente della Squadra Mobile di Frosinone sono finiti i lavori di riqualificazione del centro storico, la messa in sicurezza della scuola elementare di Borgo Berardi e il restauro del maestoso Castello dei Conti. A questi si aggiunge l’appalto per i servizi di accoglienza dei rifugiati. Procedure negoziate senza bando che, secondo la Procura Europea, nascondevano un sistema di fatture false creato ad arte per generare la provvista necessaria al pagamento delle tangenti.

    Nemmeno il sospetto di essere monitorati sembrava aver frenato l’attività del gruppo. Quando l’ex sindaco scoprì una microspia nella propria auto, si sarebbe attivata una rete di protezione per ottenere informazioni riservate. In questo frangente emerge la figura di Riccardo Del Brocco, all’epoca assessore e fedelissimo del primo cittadino, accusato di essersi adoperato per violare il segreto d’indagine e scoprire quali utenze fossero sotto intercettazione. Una “soffiata” che però non ha impedito agli inquirenti di chiudere il cerchio.

    Insieme a Roberto Caligiore, Stefano Anniballi e Riccardo Del Brocco, la lista dei soggetti che dovranno comparire davanti al giudice è lunga e tocca diversi settori della società civile e amministrativa. Tra i nomi figurano Pierfranceco Annibale, Antonio Annunziata, Diego Aureli, Sabina Bonifazi, Loredana Capasso, Matteo Capuani, Patrizia Criscuolo, Vincenzo D’Onofrio, Massimo Del Carmine, Emanuele Gentile, Salvatore Guido, Lucio Maione, Franco Marcoccia, Raffaele Merolla, Giulio Morelli, Elena Papetti, Antonio Puppo, Maurizio Puzzuoli, Massimo Rinaldi, Danilo Rinaldi, Alberto Roncone, Frank Ruggiero, Luigi Schiavo, Gennaro Tramontano e Franca Maria Turchetta. Oltre alle persone fisiche, la giustizia chiama in causa anche la società cooperativa Antea produzione e lavoro. Le accuse, a vario titolo, sono pesanti: associazione a delinquere, corruzione aggravata, riciclaggio ed emissione di false fatture.

    Del collegio difensivo fanno parte gli avvocati Davide Salvati, Pietro Polidori, Riccardo Masecchia, Paolo D’Arpino, Angela Compagnone, Giuseppe Follaro, Domenico Oropallo, Gino Fulgeri, Vincenzo Galassi, Arturo Salvati, Domenico Marzi, Antonio Perlini, Dario Lolli, Vittorio Vitali, Maurizio Muffato, Jessica Corsetti, Sandro Salera, Paolo Marandola, Sandro D’Agostini, Nicola Ottaviani, Giampiero Vellucci, Emilio Roncone, Antonio Ceccani, Armando Pagliei, Alberto Santigli e Attilio Turchetta. Parti offese nel procedimento sono l’Unione europea e il Comune di Ceccano che potranno costituirsi parte civile.

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