La Libreria Ubik di Frosinone ha ospitato questa sera – venerdì 16 gennaio 2026 – la presentazione de “I diavoli dell’Averno”, ultima fatica letteraria di Antonio Castaldo. L’opera, un’indagine narrativa potente edita da Solferino, scava nelle pieghe della camorra casertana, partendo dall’abisso della strage di Castel Volturno per tracciare un ritratto spietato di una terra dove il mito greco si scontra con la ferocia dei clan.

A dialogare – brillantemente – con l’autore sono stati Andrea Todini e Antonio Cecere, che hanno saputo tessere un filo conduttore tra la cronaca giudiziaria e l’analisi filosofica e sociale. Il dibattito ha offerto uno spaccato vivido di come il giornalismo d’inchiesta possa trasformarsi in testimonianza civile, dando voce a chi, in quelle terre sulfuree, è rimasto troppo a lungo in ombra.
Il racconto della cattura: le parole del Tenente Colonnello Airoldi
Il momento di massima tensione emotiva è stato l’intervento del Tenente Colonnello dei Carabinieri Costantino Airoldi, all’epoca dei fatti in forza al Comando provinciale di Caserta e protagonista in prima linea della caccia al boss Giuseppe Setola. Il militare ha ripercorso i momenti concitati che portarono alla fine della latitanza del sanguinario capo dell’ala stragista dei Casalesi.
“Catturare un latitante come Giuseppe Setola non è stata solo un’operazione di polizia, ma una sfida di nervi contro un uomo che si muoveva come un fantasma tra i cunicoli e le complicità di un territorio difficile – ha dichiarato il Tenente Colonnello Costantino Airoldi a margine della presentazione – quella notte a Mignano Montelungo abbiamo chiuso un cerchio di sangue iniziato con la strage degli immigrati. Ricordo il freddo e l’adrenalina, ma soprattutto il senso di giustizia nel restituire dignità a uno Stato che per troppo tempo era stato sfidato apertamente dal clan”.
L’indagine narrativa di Antonio Castaldo
Antonio Castaldo, firma storica del Corriere della Sera, ha spiegato come il libro sia nato dall’esigenza di non dimenticare i nomi delle vittime, spesso ridotte a semplici numeri nelle statistiche della cronaca nera. La narrazione si muove come una catabasi virgiliana nei Campi Flegrei, dove la bellezza del paesaggio nasconde l’orrore del male.
“Scrivere questo libro è stato un atto di amore e di rabbia verso la mia terra”, ha sottolineato Antonio Castaldo. “Ho voluto raccontare i ‘diavoli’ che hanno trasformato l’Averno in un inferno reale, ma anche la luce di chi non si è piegato. La presenza del colonnello Costantino Airoldi qui stasera ci ricorda che il giornalismo e le istituzioni devono camminare insieme per impedire che l’oblio diventi il miglior alleato delle mafie”.





