Un sistema corruttivo ramificato e ben collaudato, capace di trasformare gli uffici pubblici in una vera e propria “agenzia” al servizio di chi era disposto a pagare. È quanto emerge dall’operazione condotta in queste ultime ore dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Eur, che hanno eseguito tre arresti domiciliari su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, su delega della Procura della Repubblica.
Al centro dell’inchiesta gli uffici dell’Area Genio Civile di Roma Città Metropolitana, inquadrati nella Direzione Regionale Lavori Pubblici e Infrastrutture della Regione Lazio. Un’articolazione amministrativa strategica, dove ogni giorno passano centinaia di pratiche edilizie, autorizzazioni sismiche, sanatorie e collaudi. Ed è proprio su questo flusso documentale che si sarebbe innestato il meccanismo illecito.
Secondo i gravi indizi raccolti dagli investigatori dell’Arma nel corso di due anni di indagini, dal 2022 al 2024, il sistema prevedeva il pagamento di somme di denaro variabili tra 150 e 6.000 euro per ottenere il rilascio di concessioni edilizie, autorizzazioni sismiche, sanatorie e collaudi. Il tutto anche in totale assenza dei requisiti di legge richiesti dalla normativa vigente.
Le accuse contestate ai tre indagati, ora agli arresti domiciliari, sono pesanti: corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, uso abusivo di sigilli e strumenti veri, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale, falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, accesso abusivo a sistema informatico o telematico ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Quest’ultimo aspetto ha rappresentato uno degli elementi più insidiosi emersi dalle indagini. Per mascherare il trasferimento di denaro destinato a corrompere i funzionari pubblici, sarebbero state emesse fatture relative a prestazioni professionali mai eseguite, intestate a liberi professionisti compiacenti. Documenti falsi che servivano a creare una copertura contabile, rendendo apparentemente lecito il flusso di denaro sporco.
Ma non è tutto. Gli accertamenti hanno fatto emergere anche accessi abusivi a banche dati riservate, utilizzati per velocizzare e agevolare l’iter burocratico delle pratiche amministrative oggetto di corruzione. Un ulteriore tassello che dimostra quanto fosse strutturato e pervasivo il sistema messo in piedi.
Decine di Carabinieri hanno partecipato all’operazione, che si è conclusa con il sequestro preventivo per equivalente di 94.000 euro, somma ritenuta il provento dell’attività corruttiva. Una cifra significativa, che dà la misura della durata e dell’entità del giro d’affari costruito sulle irregolarità amministrative.
L’inchiesta della Procura capitolina rappresenta un duro colpo a un sistema che minava alla base la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche, trasformando un servizio essenziale in uno strumento di arricchimento personale. Le indagini, coordinate dall’autorità giudiziaria romana, potrebbero non essere concluse: non si escludono ulteriori sviluppi e nuove misure cautelari nei confronti di altri soggetti eventualmente coinvolti nel meccanismo corruttivo.
La vicenda riaccende i riflettori su un tema delicato come quello della trasparenza e della legalità nell’ambito della pubblica amministrazione, soprattutto in settori nevralgici come quello dell’edilizia e delle autorizzazioni tecniche, dove il rispetto delle norme rappresenta una garanzia di sicurezza per l’intera collettività.




