A MagicLand giocando s’impara, recita uno slogan del noto parco divertimenti di Valmontone, in provincia di Roma. Ma l’immagine che accompagna la promozione degli School Days 2026 pubblicata e poi rimossa sul profilo Instagram del parco ha acceso un dibattito destinato a non spegnersi facilmente: quattro militari dell’Esercito Italiano, in tenuta mimetica e armi imbracciate, pronti a fare irruzione in un edificio. Una scena che, secondo numerose associazioni pacifiste, poco ha a che fare con l’educazione e molto con la normalizzazione della violenza.

L’iniziativa, in programma il 13 e 14 maggio 2026, è rivolta alle scuole del territorio e si inserisce nelle giornate didattiche organizzate dal parco per studenti delle scuole primarie e secondarie. Secondo quanto comunicato da MagicLand, gli studenti incontreranno le Forze Armate attraverso “progetti didattici ad alto impatto”, pensati per avvicinare i più giovani ai temi della tutela collettiva e dell’innovazione tecnologica.
Le simulazioni militari davanti ai bambini
Nel dettaglio, il programma prevede una simulazione realistica di ingresso in un centro abitato, con individuazione, immobilizzazione e trasporto di un presunto “elemento ostile”. Un’esercitazione militare vera e propria, arricchita anche da una parte pratica con il coinvolgimento del pubblico. A questo si aggiunge un laboratorio dimostrativo dedicato alle telecomunicazioni militari, alla trasmissione dei dati e ai sistemi di geolocalizzazione, illustrati attraverso esempi pratici e strumentazioni utilizzate nelle operazioni delle Forze Armate.
Un linguaggio presentato come accessibile e formativo, ma che secondo i critici cela un messaggio ben diverso, soprattutto considerando l’età dei partecipanti, compresa tra i 6 e i 18 anni.
La protesta delle associazioni pacifiste
A sollevare con forza la questione è stata l’Assemblea No War Valle del Sacco, che ha parlato apertamente di una iniziativa “educativamente inaccettabile”. Per il movimento pacifista, far assistere bambini e ragazzi a simulazioni di cattura e neutralizzazione di nemici significa abituare le nuove generazioni alla logica del conflitto armato, mascherando contenuti militari dietro espressioni come “responsabilità” e “sicurezza”.

Parole dure arrivano anche dallo scrittore e insegnante Christian Raimo, che ha chiesto un intervento diretto del Ministero dell’Istruzione e del Ministero della Difesa, definendo l’evento uno “scempio educativo” e sollecitando la cancellazione dell’iniziativa.

“La scuola non è anticamera del reclutamento”
Secondo i promotori della protesta, i bambini e le bambine hanno diritto a una cultura di pace, fondata sul dialogo, sulla cooperazione e sulla risoluzione non violenta dei conflitti. La scuola, sottolineano, non può trasformarsi in uno spazio di propaganda militarista, né tantomeno diventare una anticamera del reclutamento.
Da qui l’appello non solo agli organizzatori, ma anche ai genitori, agli insegnanti e alle amministrazioni locali, chiamate a prendere posizione sull’opportunità di ospitare eventi di carattere militare rivolti a minori all’interno di luoghi pensati per il gioco e il divertimento.
In attesa della replica ufficiale
Al momento, la posizione di MagicLand è attesa attraverso una nota stampa ufficiale, che il parco ha annunciato verrà diffusa entro la giornata di oggi. Una presa di posizione che potrebbe chiarire le intenzioni educative dell’iniziativa, ma che difficilmente placherà un confronto ormai apertosi a livello nazionale.
Il caso MagicLand solleva infatti una domanda più ampia, che va oltre i confini del parco e del singolo evento: quale modello educativo vogliamo trasmettere alle nuove generazioni? Perché, come ricordano i pacifisti, la pace si impara praticandola. La guerra anche.




