Un nuovo spazio per la cultura nel cuore della città
Valmontone ha il suo nuovo Auditorium di Palazzo Doria Pamphilj. Un luogo atteso, pensato e costruito per restituire alla città uno spazio stabile dedicato alla musica, agli incontri pubblici e alla produzione culturale. Un ambiente che mancava e che oggi diventa simbolo concreto di una scelta: rimettere la bellezza e la cultura al centro della vita comunitaria.








Alla cerimonia inaugurale erano presenti il sindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, e il sindaco di Valmontone, Veronica Bernabei, insieme a rappresentanti istituzionali, professionisti e cittadini.
L’auditorium intitolato ad Alberto Luconi
La nuova sala, con 56 posti e tecnologie moderne per il controllo di temperatura e umidità, è stata intitolata al musicista Alberto Luconi, figura di grande spessore artistico. Un talento che, negli anni trascorsi negli Stati Uniti, suonò con Arturo Toscanini e dialogò con Albert Einstein, prima di tornare nella sua Valmontone.
Un’intitolazione che, come ha sottolineato Roberto Gualtieri, non è soltanto un omaggio alla memoria, ma un messaggio di fiducia nel futuro: investire sulla cultura significa attrarre talenti e rafforzare l’identità di un territorio. Un segnale che si inserisce anche nello spirito del Giubileo 2025, di cui Gualtieri è Commissario Straordinario.
Il restauro tra memoria e innovazione
Il progetto porta la firma dell’architetto Roberto Pinci, che ha guidato un intervento complesso e delicato. Prima del recupero, l’ambiente era isolato e inaccessibile dall’interno del palazzo, segnato dal degrado legato all’utilizzo da parte degli sfollati durante la Seconda guerra mondiale.
Oggi lo spazio torna a vivere, con impianti moderni e controllati, sonde per temperatura e umidità e un’acustica studiata per valorizzare ogni nota. Un restauro che ha coniugato conservazione e nuova fruizione, mettendo in sicurezza e valorizzando le facciate. L’auditorium diventa così un ponte tra ciò che il palazzo è stato e ciò che può tornare ad essere.
La rinascita dalle macerie
A ricordare il valore simbolico dell’intervento è stata la consigliera regionale Eleonora Mattia, che ha evocato le ferite lasciate dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, quando Valmontone fu rasa al suolo mentre il palazzo rimase in piedi. Tra polvere, macerie e resti di vite vissute, ha raccontato, si percepiva già la volontà di una comunità che non si arrende.
È proprio da quelle macerie che nasce l’auditorium: il silenzio che diventa voce, la memoria che si trasforma in progetto.
“Non devono più chiedere permesso per esistere culturalmente”
Parole intense sono arrivate dal sindaco Veronica Bernabei, che ha definito l’auditorium “il simbolo di una volontà testarda di rinascere”. Nei piccoli centri, ha spiegato, giovani e appassionati d’arte spesso si sentono marginali, costretti a cercare altrove spazi di espressione.
“Da oggi – ha affermato – non devono più arrangiarsi. Non devono più chiedere permesso per esistere culturalmente e umanamente”.
Un messaggio chiaro: Valmontone vuole essere una città che investe sulla cultura, che trasforma la memoria in energia creativa e che costruisce futuro senza dimenticare il proprio passato.
Musica e identità per il taglio del nastro
Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche lo storico locale Stanislao Fioramonti, che ha ripercorso la vita artistica di Alberto Luconi, rappresentato dal nipote Lucio Luconi e dai familiari.
A suggellare l’inaugurazione è stato il fisarmonicista Pietro Roffi, giovane ma già affermato a livello internazionale, che ha regalato ai presenti un assaggio di musica di spessore, esaltando le qualità acustiche della sala.
Con il nuovo Auditorium di Palazzo Doria Pamphilj, Valmontone si dota di uno spazio che non è soltanto architettura recuperata, ma visione condivisa. Un luogo destinato a diventare la casa dell’immaginazione, la piazza della cultura, il palcoscenico di una comunità che sceglie di rinascere attraverso l’arte.




