C’è una data cerchiata in rosso sul calendario di molti anagnini: sabato 28 marzo 2026, alle ore 16:30, quando la cittadinanza è chiamata a raccolta al Parco della Rimembranza per un’assemblea pubblica contro il progetto di biodigestore da 84.000 tonnellate che da anni pesa come un macigno sul futuro della città. A organizzare l’evento è LiberAnagni – Coalizione Civica, che da tempo tiene alta la guardia su una vicenda intricata quanto controversa.
Il cuore della polemica non riguarda solo l’impianto in sé, ma una scelta che molti – secondo LiberAnagni – considerano un vero e proprio colpo di mano istituzionale. Lo scorso 23 gennaio 2026, il Sindaco di Anagni Daniele Natalia ha depositato presso il TAR Lazio la rinuncia al ricorso che il Comune aveva presentato contro la realizzazione del biodigestore. Un atto che, secondo i promotori dell’assemblea, vanifica un’azione legale costata alle casse pubbliche — e quindi ai contribuenti — la non trascurabile cifra di 30.000 euro.
Quel ricorso non era nato per iniziativa dell’Amministrazione, ma dalla volontà diretta dei cittadini: una delibera di iniziativa popolare, sostenuta dalle firme degli anagnini e approvata all’unanimità dai Consiglieri Comunali, molti dei quali siedono ancora oggi tra i banchi della maggioranza. Una decisione presa con il pieno consenso dell’aula, ora silenziosa di fronte al suo ribaltamento.
La memoria corre indietro alla campagna elettorale del 2023, quando praticamente ogni candidato aveva fatto della battaglia contro il biodigestore una bandiera. Promesse chiare, impegni pubblici, parole date davanti agli elettori. Oggi, denuncia LiberAnagni, quella stagione appartiene a un passato rapidamente dimenticato, sostituita dalla nascita di una maggioranza unificata che sembra aver cambiato rotta senza troppi annunci.
A non convincere è anche l’argomento del cosiddetto “controllo pubblico” sull’impianto, garantito — secondo i sostenitori del progetto — dalla presenza della SAF S.p.A., la società pubblica di riferimento per la gestione dei rifiuti nel territorio. I numeri, però, raccontano una storia diversa: SAF detiene appena il 20% delle quote dell’impianto, lasciando il restante 80% in mano a soggetti privati. Un assetto che, di fatto, svuota di significato qualsiasi pretesa di controllo da parte dell’ente pubblico, consegnando il potere decisionale reale a interlocutori che rispondono a logiche di mercato, non di interesse collettivo.
L’assemblea di sabato non sarà solo un momento di protesta, ma un’occasione strutturata di informazione e confronto. LiberAnagni ha annunciato che verrà ripercorsa l’intera storia dell’impianto — una vicenda che affonda le radici nel 2017 — con un’analisi delle problematiche tecniche legate alla sua realizzazione e un aggiornamento sullo stato attuale del percorso di opposizione. Ampio spazio sarà riservato agli interventi dei cittadini, perché l’assemblea, nelle intenzioni degli organizzatori, deve essere un luogo di ascolto prima ancora che di denuncia.
L’appuntamento al Parco della Rimembranza si preannuncia come uno dei momenti di partecipazione civica più significativi degli ultimi mesi in città. Sullo sfondo, una domanda che in molti si pongono ad Anagni: fino a che punto un mandato elettorale può essere disatteso senza che qualcuno sia chiamato a rispondere?




