Un fiume che cambia colore, un odore insopportabile che si propaga per tutta la zona, e decine di pesci morti a galla. È questo lo scenario che si è presentato ieri, 7 aprile 2026, — e ancora questa mattina — lungo le sponde del fiume Sacco, nel tratto compreso tra i territori di Sgurgola e Anagni. Qualcuno, approfittando verosimilmente delle ore meno controllate della giornata, ha scaricato abusivamente una grandissima quantità di letame direttamente nelle acque del fiume, trasformandolo in una cloaca a cielo aperto.

Lo sversamento, avvenuto per buona parte della giornata di ieri da parte di ignoti, ha avuto conseguenze immediate e visibili: le acque del Sacco hanno assunto il colore brunastro del liquame, mentre un odore acre e penetrante si è diffuso nell’aria rendendo la zona praticamente invivibile per i residenti e i passanti. Una scena che stride con la già fragile condizione ambientale di un fiume da anni al centro di preoccupazioni per la qualità delle sue acque.
Questa mattina, 8 aprile 2026, è scattato il secondo sopralluogo nell’area. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Sgurgola con il Brigadiere Capo Marco Paniccia – primo ad accorgersi della gravità di quanto accaduto e ad accorrere sul posto – i Carabinieri del Nucleo Forestale di Frosinone, guidati dal Maresciallo Capo Dante Di Muzio, insieme ad altri colleghi del Gruppo Carabinieri Forestale coordinato dal Colonnello Vitantonio Masi. Una presenza massiccia e qualificata, a testimonianza della gravità di quanto accaduto.

Accanto ai militari, hanno operato i funzionari dell’ARPA Lazio e dell’ASL di Frosinone, i cui tecnici hanno provveduto al prelievo delle carcasse dei pesci rinvenute lungo le rive e nelle acque del fiume. I campioni raccolti saranno ora sottoposti ad analisi di laboratorio per stabilire con certezza le cause della moria ittica e valutare l’entità del danno ambientale provocato dallo sversamento.
Le indagini per risalire ai responsabili dell’illecito scarico sono in corso. Chi ha agito, lo ha fatto incurante delle conseguenze su un ecosistema già sotto pressione, su una comunità che vive a pochi passi da quelle acque e su un territorio che non può permettersi ulteriori ferite ambientali. Le autorità competenti sono ora al lavoro per fare piena luce sull’accaduto e individuare i colpevoli.
Sul grave episodio è intervenuta oggi, con una nota, la FAI CISL di Frosinone esprimendo forte indignazione e profonda preoccupazione. “Non possiamo più assistere a situazioni di questo tipo senza che vi siano conseguenze certe e tempestive – dichiara Luigino Polletta, Segretario Generale della FAI CISL di Frosinone – è necessario fare piena luce su quanto accaduto, individuare rapidamente i responsabili e garantire sanzioni esemplari. Allo stesso tempo, è evidente che il sistema dei controlli e della prevenzione deve essere rafforzato in maniera significativa.”
“La nostra preoccupazione è duplice – prosegue Polletta – da un lato per i possibili effetti sull’ecosistema e sulla salute pubblica, dall’altro per le ricadute su un settore, quello agricolo e agroalimentare, che rischia di subire un danno reputazionale ingiusto a causa di comportamenti illegali messi in atto da pochi.”




