Aveva 23 anni, una moto blu che chiamava «la sua regina» e una voglia di vivere che chi lo conosceva ricorda ancora oggi con un sorriso. Manuel Navarra se n’è andato il 30 luglio 2011, su un tratto di via Casilina che attraversa il territorio di Anagni, al chilometro 66. Quel giorno, la sua Suzuki GSXR 600 — azzurra come il cielo d’estate — fu coinvolta in un incidente mortale. Tredici giorni dopo avrebbe compiuto 24 anni.

Da allora il suo nome è rimasto impresso nel cuore di chi gli voleva bene, e non solo. Negli anni, Manuel è diventato per tutti l’«angelo blu»: un soprannome che racconta in due parole il colore che amava di più e quella leggerezza luminosa che, secondo chi lo conosceva, emanava in ogni momento della sua vita. «Era un ragazzo solare, pieno di vita, con una voglia immensa di godersi ogni giorno», ricorda la cugina Erika, che ha voluto parlare ad anagnia.com a nome dell’intera famiglia.

Per onorarne la memoria, i familiari avevano posizionato una piccola croce in ferro esattamente nel punto dell’incidente: un gesto semplice, discreto, ma carico di significato. Quei pochi centimetri di metallo non erano un semplice oggetto — erano una presenza, un modo per dire al mondo che lì, in quel punto della Casilina, c’è ancora qualcuno che non dimentica.
A distanza di alcuni anni, però, quella croce è scomparsa. La famiglia ne ha posizionata una seconda. Anche questa è sparita. «La perdita improvvisa di questi segni di memoria», spiega la cugina, «riapre una ferita che non si è mai davvero chiusa». Una ferita che riguarda i genitori di Manuel, i suoi due fratelli, e tutti gli amici che ancora oggi lo portano con sé.
La famiglia non punta il dito contro nessuno. Non c’è accusa, non c’è rancore dichiarato: c’è invece il desiderio che qualcuno, se ha visto qualcosa o sa qualcosa, possa farsi avanti. Un appello silenzioso alla cittadinanza di Anagni e dintorni e a chiunque transiti su quel tratto di strada: se avete notato qualcosa, se avete informazioni sulla scomparsa di queste due croci, la famiglia è in ascolto.
Ma al di là della vicenda delle croci — che rimane un episodio doloroso e ancora senza spiegazione — quello che i familiari tengono a sottolineare è altro. Vogliono che Manuel venga ricordato per quello che era: un ragazzo che amava la sua famiglia «in modo spropositato», che sfrecciava sulla sua moto con la gioia di chi si sente libero, e che nella vita cercava soprattutto una cosa: godersi ogni istante.

«Nonostante siano passati quindici anni, abbiamo cercato di ricordarlo in ogni modo possibile», si legge nel pensiero scritto dalla famiglia. «Sappiamo che lui è con noi e lo sarà per sempre». Parole che non hanno bisogno di commenti: in esse c’è tutto il peso e tutta la dignità di un lutto che non si risolve, ma si impara — giorno dopo giorno — a portare.
Il 30 luglio si avvicina. Tra qualche mese saranno quindici anni esatti da quel giorno. Sulla via Casilina al km 66, in territorio di Anagni, il punto in cui Manuel Navarra perse la vita è oggi un po’ più nudo di prima. Ma la sua memoria, quella, non scomparirà con una croce.
«Angelo blu», il ricordo di Manuel Navarra a 15 anni dalla morte: scomparse le croci sulla Casilina




