CASTRO DEI VOLSCI – Nuovi episodi di schiuma nel Fiume Sacco, in località Ponte della Mola, riaccendono i riflettori su una vicenda che da anni inquieta cittadini e amministratori. A segnalare per prima quanto accaduto nei giorni scorsi è stata la testata giornalistica anagnia.com, riportando ancora una volta immagini e testimonianze di un corso d’acqua che continua a presentare segnali evidenti di sofferenza.

Di fronte all’ennesimo campanello d’allarme, il Comune di Castro dei Volsci decide di cambiare passo. L’amministrazione guidata dal sindaco Leonardo Ambrosi, insieme all’Assessore all’Ambiente Avv. Pietro Polidori, ha infatti inviato una diffida formale agli enti competenti, chiedendo l’installazione urgente di una stazione fissa di monitoraggio della qualità delle acque.
Una scelta che segna un netto cambio di strategia. “Non ci siamo limitati all’ennesima denuncia contro ignoti – spiegano gli amministratori – ma abbiamo deciso di pretendere soluzioni concrete per individuare i responsabili”.
Un fenomeno che si ripete con inquietante regolarità
Secondo quanto evidenziato dal Comune di Castro dei Volsci, gli episodi non sarebbero affatto sporadici. Al contrario, si manifestano con modalità ricorrenti, sia negli orari che nei giorni in cui si verificano.
“Questi episodi avvengono sistematicamente nelle prime ore del mattino o in prossimità dei fine settimana e delle festività – sottolineano –. È evidente che qualcuno approfitta dei momenti in cui i controlli sono più difficili per effettuare scarichi abusivi”.
Un quadro che rafforza i sospetti su azioni deliberate e organizzate, rendendo sempre più urgente un sistema di controllo capace di intervenire in tempo reale.
Il precedente del 7 aprile: un episodio che ha segnato il territorio
Ancora vivo nella memoria collettiva è quanto accaduto lo scorso 7 aprile, quando il Fiume Sacco si è trasformato, nel giro di poche ore, in uno scenario allarmante.
Chiunque si trovasse nei dintorni del fiume ha percepito immediatamente la gravità della situazione: l’aria era irrespirabile, satura di un odore pesante e pungente, mentre le acque assumevano un colore inequivocabile, il marrone del letame. Una schiuma scura affiorava in superficie, come una ferita aperta nel paesaggio.

Dalla notte tra il 6 e il 7 aprile, ignoti avrebbero sversato nel fiume quintali di materiale organico, trasformando uno dei principali corsi d’acqua del Lazio meridionale in una vera e propria discarica liquida, con effetti estesi ben oltre il punto di scarico.
La richiesta: controlli continui per individuare i responsabili
Da qui la richiesta chiara e non più rinviabile: dotare il territorio di strumenti capaci di garantire un monitoraggio continuo del Fiume Sacco.
Attualmente, infatti, i controlli avvengono a campione, con limiti evidenti. “Senza un sistema di monitoraggio continuo – spiegano dal Comune – è impossibile cogliere il fenomeno nel momento in cui si verifica, raccogliere prove e risalire ai responsabili”.
Una situazione che rischia di alimentare sfiducia tra i cittadini, già provati da anni di emergenze ambientali. “Non vogliamo azioni di facciata – proseguono –. Vogliamo risultati. L’installazione di una stazione fissa è oggi l’unico strumento realmente efficace per individuare chi inquina”.
“Chi inquina deve pagare”: pronta l’escalation istituzionale
Il messaggio dell’amministrazione è netto. In assenza di risposte concrete, il Comune di Castro dei Volsci è pronto ad attivare ulteriori iniziative nelle sedi competenti.
“Chi inquina deve essere scoperto e deve pagare. Su questo non arretreremo di un passo”.
Una linea dura che riflette non solo la gravità degli episodi, ma anche la volontà di restituire al Fiume Sacco dignità e sicurezza, dopo anni di ferite ambientali ancora aperte.




