Un’operazione investigativa condotta in piena sinergia tra Carabinieri e Polizia di Stato ha portato, nella mattinata di oggi, 30 maggio 2026, all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di un Comandante della Polizia Locale in provincia di Frosinone: un uomo di 65 anni, gravemente indiziato di tentata concussione e peculato d’uso, è stato formalmente sospeso dall’esercizio del pubblico ufficio.
Il provvedimento, disposto dal G.I.P. del Tribunale di Frosinone su richiesta della locale Procura della Repubblica, è stato eseguito congiuntamente dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Frosinone e dal personale della Sezione e della Sottosezione della Polizia Stradale di Frosinone. Un’azione coordinata che testimonia quanto la collaborazione interforze possa rivelarsi determinante nel contrasto agli abusi commessi da chi dovrebbe, per ruolo istituzionale, essere il primo garante della legalità.
Le indagini: tutto nasce nell’agosto 2025
Il filo che ha portato alla misura odierna si dipana a partire dall’estate del 2025. È nell’agosto di quell’anno che si verifica il primo episodio contestato: un atto intimidatorio ai danni di un dipendente di un distributore di carburanti, circostanza che attira l’attenzione degli investigatori e dà il via a un’attività di indagine approfondita e riservata.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Frosinone e condotta in stretta collaborazione tra Polizia Stradale e Arma dei Carabinieri, non si ferma al primo episodio. Gli inquirenti portano presto alla luce un secondo caso, ancora più grave: il comandante si sarebbe inserito in una pratica amministrativa per il rilascio di una certificazione tecnica, approfittando della propria posizione per richiedere indebitamente denaro al titolare di un’attività commerciale, promettendo in cambio di agevolare l’iter burocratico. Un classico schema concussivo, reso ancora più pesante dal fatto che a metterlo in atto sarebbe stato un rappresentante delle istituzioni.
L’auto di servizio usata per fini privati
A completare il quadro accusatorio emerge un terzo elemento: l’utilizzo sistematico e illecito dell’autovettura di servizio per scopi personali. Un comportamento reiterato, documentato dall’Autorità Giudiziaria, che configura il reato di peculato d’uso e che ha contribuito a delineare un profilo di grave e persistente abuso della funzione pubblica.
Di fronte a un quadro indiziario ritenuto solido e a un concreto pericolo di reiterazione dei reati, il G.I.P. ha ritenuto indispensabile adottare la misura interdittiva, valutando il profondo discredito che le condotte contestate avrebbero arrecato all’immagine della Pubblica Amministrazione.
La sospensione dall’ufficio
Espletate le formalità di rito, curate congiuntamente dal personale della Polizia Stradale e dai militari dell’Arma, l’indagato è stato formalmente inibito dall’assolvimento dei propri compiti istituzionali. La misura cautelare non costituisce condanna: l’uomo resta innocente fino a eventuale sentenza definitiva, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Resta, tuttavia, l’amarezza per una vicenda che chiama in causa chi avrebbe dovuto incarnare, per ruolo e responsabilità, il rispetto delle regole. Un contrasto stridente con l’impegno quotidiano delle Forze dell’Ordine che, come dimostra l’operazione odierna, non esitano ad agire anche quando le indagini toccano l’interno delle istituzioni stesse.




