Non è tornato a casa. Luigi Nappo, 55 anni, camionista di Marano di Napoli, è morto nella notte tra domenica e lunedì sull’asfalto dell’autostrada, travolto da un’automobile mentre era a piedi, in mezzo alla carreggiata, impegnato a organizzare un presidio di protesta contro il caro carburante. Una morte che ha scosso l’intera categoria degli autotrasportatori e che ha spinto le organizzazioni di settore a sospendere immediatamente la mobilitazione nazionale.
L’incidente è avvenuto intorno alle 00:20 allo svincolo tra l’A30 e Caserta Nord. In quel momento, una colonna di camion stava occupando la corsia centrale e quella di destra della carreggiata autostradale, lasciando libera la prima corsia — quella normalmente riservata ai sorpassi. Nappo aveva fermato il proprio mezzo pesante ed era sceso dal camion, probabilmente per aiutare i colleghi a rallentare i tir in arrivo e a organizzare il blocco. È lì, in piedi sull’asfalto, che è stato travolto.
A investirlo è stato un ragazzo di 23 anni alla guida di una Mini Cooper. Il giovane si è fermato immediatamente dopo l’impatto ed è stato denunciato. Portato in ospedale per gli accertamenti tossicologici, dalle prime verifiche non risulta che avesse assunto alcol o sostanze stupefacenti: i risultati ufficiali degli esami saranno comunicati nei prossimi giorni. Per Luigi Nappo non c’è stato nulla da fare: è morto sul colpo. Il corpo è stato trasferito all’Istituto di Medicina Legale di Caserta.
Il blocco non era stato comunicato alla Questura
Un elemento che pesa in modo significativo sulla ricostruzione della tragedia riguarda la natura del presidio. A differenza di quello organizzato nei pressi dello svincolo di Caserta Sud — dove circa 200 autotrasportatori si erano radunati in un presidio regolarmente comunicato alla Questura di Caserta e monitorato dalla Polizia Stradale — il blocco allo svincolo di Caserta Nord non era stato notificato alle autorità. Nessuna pattuglia era presente per gestire il traffico, nessun segnale avanzato per avvertire i veicoli in arrivo.
La protesta era iniziata verso mezzanotte, quando i primi camion avevano cominciato a incolonnarsi sulla carreggiata. Luigi Nappo era arrivato con il suo mezzo e si era fermato, scendendo probabilmente per dare una mano ai colleghi. Pochi minuti dopo, l’impatto.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli agenti della Polizia Stradale, che hanno effettuato i rilievi di rito. La protesta si è poi conclusa poco prima delle 5 del mattino.
La voce di Unatras: “Ci ha sconvolto, era una persona giovane con famiglia”
La notizia della morte di Nappo ha fatto il giro delle organizzazioni di categoria nel giro di pochi minuti. Il segretario generale di Unatras, Maurizio Longo, ha annunciato la sospensione del fermo nazionale non appena appresa la tragedia. La mobilitazione, promossa per il periodo dal 20 al 25 aprile, era nata per portare all’attenzione delle istituzioni il peso insostenibile del caro carburante sulle imprese di trasporto.
Longo ha spiegato che al momento dell’incidente il fermo era appena partito e i presidi stavano per essere organizzati, quando l’auto ha travolto il camionista. “Dall’alba abbiamo iniziato gradualmente a sospendere il fermo”, ha dichiarato, “perché questa cosa ci ha sconvolto. Era una persona giovane con famiglia.”
Il cordoglio del settore: “Non siamo numeri, siamo persone”
Anche l’Associazione Nazionale Centri Soccorso Autoveicoli — ANCSA ha aderito alla sospensione della protesta, stringendosi al dolore della famiglia di Nappo con un messaggio che ha il sapore di un manifesto. “Davanti a una tragedia di questa portata, ogni rivendicazione passa in secondo piano”, si legge nella nota diffusa dall’associazione. “Non è il momento di alzare la voce. È il momento del silenzio e del rispetto.”
Il comunicato si chiude con parole che fotografano la condizione di chi lavora ogni giorno — e ogni notte — sulla strada: “Non siamo numeri. Non siamo ingranaggi della mobilità. Siamo persone. Oggi piangiamo un collega.”
Una morte che, nell’amara ironia della cronaca, è avvenuta proprio mentre si protestava per la sicurezza e la dignità di chi vive sull’asfalto. E che, nelle parole di chi è sopravvissuto a quella notte, diventa il monito più duro che il mestiere potesse consegnare.




