C’è un paese, incastonato tra i Monti Ernici, che da qualche anno ha deciso di fare della legalità non una ricorrenza da calendario, ma un cantiere permanente di cittadinanza. Serrone — comune di circa duemila abitanti in provincia di Frosinone — ha inaugurato lo scorso 22 maggio la terza tela del suo “Muro della Legalità”, dedicata questa volta al beato Rosario Livatino, il magistrato siciliano assassinato dalla mafia nel 1990 e proclamato beato dalla Chiesa cattolica nel 2021.
Non è stato un appuntamento come gli altri. È stato, ancora una volta, un momento in cui una comunità intera ha scelto di guardarsi allo specchio.
La giornata ha preso avvio con le parole del parroco don Franco Proietto e con un gesto di rara delicatezza: i bambini hanno fatto scivolare sull’acqua della fontana le loro barchette di carta, simbolo di un futuro affidato alla fragilità e all’innocenza delle nuove generazioni. Un’immagine che vale più di mille discorsi.
Il corteo ha poi raggiunto la “Scala della Legalità”, inaugurata l’anno precedente, dove gli alunni della scuola dell’infanzia hanno recitato una poesia che invitava a costruire, gradino dopo gradino, una società fondata sul rispetto. Erano i più piccoli, ma il messaggio che portavano era tra i più grandi.
Il momento centrale della mattinata si è consumato davanti al “Muro della Legalità”, dove è stata scoperta la tela dedicata a Livatino. La scelta del “giudice ragazzino” — come lo chiamavano in Sicilia per la sua giovane età quando salì in cattedra — non è casuale. La sua figura racchiude un’etica della coerenza rara, sintetizzata in una frase che è rimasta impressa nella coscienza collettiva: “Quando moriremo, non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”.
«La tela dedicata a Livatino è un invito a non abbassare lo sguardo, a scegliere la coerenza anche quando costa» ha dichiarato Giulia Atturo, consigliera comunale con delega alla legalità. «I bambini e i ragazzi ci ricordano che la legalità non si insegna dall’alto: si impara camminando insieme».
A fare da filo conduttore dell’intera iniziativa è stata la Dirigente Scolastica Sabrina Morrea, che ha ribadito il ruolo irrinunciabile della scuola in questo percorso: «La figura di Rosario Livatino, con la sua coerenza silenziosa, offre ai ragazzi un modello autentico, vicino, possibile». Parole che fotografano l’essenza di un progetto educativo che non si accontenta dei simboli, ma punta a trasformarli in comportamenti quotidiani.
Il Sindaco Giancarlo Proietto ha sottolineato come il Percorso della Legalità sia diventato negli anni «un patto educativo e civile» che l’intera comunità rinnova collettivamente: «Vedere i nostri bambini e ragazzi protagonisti di questa giornata ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta: costruire una comunità che non celebra la legalità, ma la pratica ogni giorno».
La manifestazione si è conclusa in Piazza F. Pais, animata da sketch teatrali, balli e canzoni interpretati dagli alunni. A chiudere la giornata è stato il Capitano dei Carabinieri Alessandro Dell’Otto, che ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle forze dell’ordine non soltanto come organo di controllo, ma come punto di riferimento per i giovani: la legalità, ha sottolineato, si tutela soprattutto attraverso il dialogo quotidiano e la fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni.
Un messaggio che Serrone sembra aver fatto proprio. Anno dopo anno, tela dopo tela.




