Ci sono settimane in cui Roma sembra mostrare entrambe le sue facce contemporaneamente: quella di una città attraversata da mille tensioni — il degrado che avanza negli angoli dimenticati, lo spaccio radicato nei quartieri periferici, i predatori che si mimetizzano tra i passanti — e quella di una città che reagisce, con uomini in divisa schierati su ogni fronte. L’ultima settimana è stata esattamente questo: un’istantanea ad alta definizione del conflitto quotidiano tra illegalità diffusa e risposta istituzionale. Un racconto che va da Monteverde a Castel Gandolfo, passando per le periferie orientali e il litorale di Ostia.
Il risultato, messo a bilancio nero su bianco, è una sequenza di operazioni che ha portato a decine di arresti, sequestri di droga per oltre undici chilogrammi, merce contraffatta sottratta alla vendita, abitazioni e quartieri restituiti ai cittadini. Ma dietro i numeri ci sono storie: alcune tragicomiche, altre inquietanti, tutte rivelatrici di quanto sia articolata e mutevole la geografia del crimine nella Capitale.
Il rapinatore con la seconda pelle
Partiamo dalla storia che, per pura inventiva criminale, supera le altre. Il 21 marzo scorso, un uomo entra in un supermercato nella zona di Ponte di Nona con il volto completamente travisato da una “skin mask” in silicone — una maschera che replica fedelmente i lineamenti di un volto umano, rendendolo di fatto irriconoscibile. Con una pistola in mano, minaccia i clienti e la cassiera, costringendola a svuotare il registratore in una busta della spesa. Poi sparisce.
Sarebbe potuta finire lì, nell’anonimato costruito con cura maniacale. Invece, un dipendente del supermercato ha avuto la lucidità di premere il pulsante d’emergenza e, allo stesso tempo, di mettersi all’inseguimento dell’uomo a debita distanza, senza mollarlo neanche quando il fuggitivo lo ha minacciato. Lo ha visto togliersi la “seconda pelle” ed entrare in un altro esercizio commerciale, dove ha disfarsi anche del borsello con i guanti. Tutto è stato filmato dai sistemi di videosorveglianza.
Gli agenti del VI Distretto di Pubblica Sicurezza Casilino, coordinati dai magistrati della Procura della Repubblica di Roma — Dipartimento criminalità diffusa e grave —, hanno incrociato le immagini con i precedenti specifici e hanno stretto il cerchio intorno a un cinquantunenne romano, già noto per reati commessi con modalità quasi identiche. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata e detenzione e porto abusivo di armi. “The mask” è in cella.
Il finto carabiniere sventato da una telefonata
Se la rapina con la maschera di silicone ha qualcosa di cinematografico, la truffa del finto carabiniere ad Artena ha invece il sapore amaro della viltà: prendere di mira un’anziana, usare l’uniforme dell’Arma come strumento di inganno, costruire un’urgenza falsa per spaventarla abbastanza da farle aprire la porta e consegnare i gioielli di casa.

Il 30 marzo scorso, una donna di 64 anni residente ad Artena riceve una telefonata. Dall’altra parte, una voce che si qualifica come Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri: le racconta che l’auto del marito è rimasta coinvolta in una rapina a Colleferro e che un collega sarebbe venuto a casa a fotografare i gioielli di famiglia per escludere le responsabilità del coniuge. Il tono è autorevole, l’urgenza sapientemente costruita. La richiesta, però, è trasparente: radunare i preziosi e consegnarli.
La donna ha avuto un guizzo di lucidità che ha cambiato tutto. Invece di aprire la porta, ha composto il numero della Stazione Carabinieri di Artena. Mentre era ancora al telefono con i militari, i due complici erano già sotto casa: un diciottenne di origini campane da palo all’esterno, un minorenne pronto a entrare nell’abitazione. I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Colleferro, in abiti civili, sono intervenuti in tempo reale, bloccando entrambi. I due hanno tentato la fuga procurando lievi lesioni alla vittima, senza riuscirvi.

Il G.I.P. del Tribunale di Velletri, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso un’ordinanza di obbligo di dimora nel comune di Napoli nei confronti del maggiorenne, rintracciato nella sua città d’origine. L’operazione non è frutto del caso: da mesi i militari della Compagnia di Colleferro – coordinati dal Maggiore Vittorio Tommaso De Lisa – presidiano uffici postali, parrocchie e circoli anziani per diffondere un messaggio semplice, quello di non aprire la porta agli sconosciuti e di chiamare il 112. Ed è stata quella campagna silenziosa, condotta a tu per tu nelle comunità del territorio, a mettere la signora di Artena nelle condizioni di riconoscere la truffa in tempo.
Maxi-offensiva antidroga: 17 arresti da Tor Bella Monaca a Ostia
Il fronte più lungo e più complesso resta quello dello spaccio. I Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, d’intesa con la Procura della Repubblica, hanno condotto una serie di operazioni simultanee su più quadranti della Capitale che hanno portato a 17 arresti, al sequestro di oltre 11 chilogrammi di droga — tra 112 panetti di hashish, cocaina, crack e marijuana — e al ritiro di 6.000 euro in contanti. Un’operazione che ha rivelato non solo la vastità del fenomeno, ma anche la crescente aggressività dei fermati: diversi militari hanno subito calci e pugni durante le fasi di arresto, uno dei pusher si è fratturato l’omero nel tentativo di resistere e si trova ora piantonato in ospedale.
Il colpo più significativo è avvenuto a Casal de’ Pazzi, in via Giovanni Palombini: un romano di 52 anni è stato trovato in possesso di 106 panetti di hashish del peso di 10,5 chilogrammi e di cento grammi di cocaina già suddivisa in dosi. Nel quartiere Quarticciolo, i Carabinieri della Stazione Roma Tor Tre Teste hanno scoperto nascondigli artigianali: un 21enne egiziano occultava dosi di crack e cocaina in un sottoscala, una 51enne italiana e un 28enne del Camerun le tenevano in un anfratto scavato nel terreno.
Non mancano le trovate ingegnose. A Cinecittà Est, un romano di 32 anni aveva fissato trenta dosi di cocaina all’interno della carrozzeria dell’auto con potenti calamite e nastro adesivo, per renderne difficile il rinvenimento. Nel quartiere Ardeatino, un 18enne con precedenti è stato fermato in scooter: a casa sua, i militari hanno trovato panetti di hashish con la dicitura “CANDY PACK 73 X MIUM”, segno di una filiera di distribuzione organizzata, e 1.850 euro in contanti.

Gli arresti hanno toccato tutta la mappa della Capitale: Tor Bella Monaca, Tor Vergata, il litorale di Ostia, il Lungotevere Tebaldi, la fermata metro Rebibbia e Villa Carpegna. Presso quest’ultima stazione, i militari hanno bloccato un soggetto armato di un pugnale con la lama di sedici centimetri, in possesso anche di dosi di cocaina.
La Storta, Prima Porta, Labaro: quattro arresti e un bar che rubava corrente
Nel quadrante nord della Capitale, i Carabinieri della Compagnia Roma Cassia hanno condotto un servizio straordinario di controllo del territorio tra i quartieri La Storta, Prima Porta e Labaro, seguendo le linee strategiche del Prefetto di Roma Lamberto Giannini. Il bilancio: 4 arrestati, 11 denunciati e 6 segnalati per possesso di stupefacenti.

Uno degli episodi più singolari riguarda il titolare di un bar in via Giulio Einaudi: grazie al supporto dei tecnici di Areti S.p.A., i militari hanno scoperto che l’esercizio era allacciato abusivamente alla rete elettrica pubblica. Il danno stimato: circa 28.000 euro di energia sottratta. L’uomo è stato arrestato. Analoga situazione per altre cinque abitazioni in diverse vie del quadrante, collegate illegalmente alla rete per un danno complessivo di quasi 9.000 euro.
Le operazioni hanno portato anche all’esecuzione di tre ordini di carcerazione nei confronti di altrettanti uomini — un 30enne, un 33enne e un 40enne — che avevano ripetutamente violato le prescrizioni delle misure alternative alla detenzione. Tutti e tre sono stati trasferiti al carcere di Roma-Rebibbia. Non sono mancate le segnalazioni sul fronte ambientale: un imprenditore aveva trasformato un terreno sotto vincolo paesaggistico in una discarica abusiva di rifiuti pericolosi in via Macherio.
Cinquantotto secondi all’EUR: rubano il furgone delle Poste, lo riprendono
C’è qualcosa di quasi teatrale nella storia del furgone rubato all’EUR. Un addetto alle consegne di Poste Italiane accosta il mezzo in via Alessio Baldovinetti per recapitare dei pacchi: pochi istanti con il motore acceso e le portiere aperte sono bastati a un 47enne di origini cilene, già noto alle forze dell’ordine, per saltare al posto di guida e fuggire a tutta velocità.

I Carabinieri della Stazione Roma EUR, impegnati in un normale servizio di controllo, hanno intercettato il mezzo quasi subito, in viale del Tintoretto. Lo hanno bloccato prima che l’uomo potesse dileguarsi nel traffico. Il furgone è stato recuperato integro, con l’intero carico postale intatto. Il 47enne è stato condotto direttamente in udienza al Tribunale di Roma per il rito direttissimo.
Gioielli falsi e nichel oltre i limiti: blitz della Finanza a Termini
Nell’area della Stazione Termini, teatro perenne di commerci ai limiti della legalità, i finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno ispezionato un esercizio commerciale portando alla luce un deposito di proporzioni ragguardevoli: circa 1.000 monili contraffatti, con loghi di brand di lusso, pronti a ingannare i consumatori, e ulteriori 8.000 prodotti di bigiotteria importati dalla Cina, privi di qualsiasi tracciabilità.

Il problema non era solo legale ma anche sanitario: i prodotti sequestrati presentavano potenzialmente concentrazioni di nichel ben superiori ai limiti previsti dalla normativa europea, rendendoli oggetti potenzialmente tossici a contatto con la pelle. Il rappresentante legale della società è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per frode in commercio, ricettazione e vendita di prodotti con segni mendaci.
Monteverde: decoro restituito, abusivi denunciati
In Circonvallazione Gianicolense, all’altezza dell’incrocio con via Ramazzini, gli agenti del XII Gruppo Monteverde della Polizia Locale di Roma Capitale hanno ripulito un’area pubblica trasformata in luogo di bivacco: con il supporto del personale AMA, sono state rimosse le masserizie e restituito il decoro a un angolo del quartiere. Tre cittadini rumeni tra i venti e i trent’anni sono stati identificati e assistiti dalla Sala Operativa Sociale.
Parallelamente, nelle aree limitrofe all’ospedale San Camillo e alla clinica Villa Pia, quattro parcheggiatori abusivi sono stati denunciati: due cittadini italiani di 51 anni, un cittadino bangladese di 44 anni e un cittadino etiope di 42 anni, questi ultimi anche per violazione delle normative sull’immigrazione. L’operazione rientra nel piano di controlli sui presidi sanitari e sugli spazi pubblici ad alta frequentazione.
Rapina ai Castelli Romani: il 36enne che ha attirato la vittima in casa
Chiude il quadro una vicenda dai contorni particolarmente brutali. La sera del 6 dicembre 2025, ad Albano Laziale, un uomo di 36 anni avrebbe attirato con un pretesto una donna di 41 anni, di origine keniota, in un’abitazione della zona dei Castelli Romani. Le avrebbe fatto assumere bevande alcoliche, per poi colpirla al torace e portarle via un paio di orecchini d’oro. La vittima ha riportato una contusione polmonare e la frattura di tre costole.
L’indagine condotta dai Carabinieri della Stazione di Castel Gandolfo, coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Velletri, ha incrociato testimonianze, riconoscimenti fotografici e accertamenti sulle utenze telefoniche e sui profili social, fino a identificare l’indagato, rintracciato nel comune di Pomezia. Il G.I.P. ha disposto la custodia cautelare in carcere: l’uomo si trova ora nella Casa Circondariale di Velletri, in attesa dell’interrogatorio di garanzia.
Una città che non abbassa la guardia
Messa in fila, questa settimana di operazioni restituisce un’immagine precisa: quella di una città grande e complicata, dove l’illegalità si adatta, cambia forma, si organizza con una certa fantasia. Ma anche quella di istituzioni che presidiano il territorio senza sosta, dal furgone bloccato in pochi minuti all’EUR alla truffa sventata con una telefonata ad Artena, dalla maxi-operazione antidroga che abbraccia decine di quartieri ai controlli nei mercatini di Termini.
Il dato che rimane, alla fine, è uno solo: la sicurezza non si garantisce con le grandi operazioni soltanto, ma con la presenza quotidiana, capillare, spesso silenziosa, di chi ha scelto di fare questo mestiere. E quando quella presenza funziona, come dimostra la signora di Artena che ha chiamato il 112 invece di aprire la porta, i risultati arrivano.




