Fori nei muri dei seminterrati, tubi idraulici trasformati in depositi, scatole abbandonate sul marciapiede. E poi monopattini, automobili, persino una coppia che recapitava dosi a domicilio come si trattasse di una qualsiasi consegna serale. È la geografia dello spaccio al Quarticciolo, quartiere della periferia est di Roma, smontata pezzo per pezzo nella giornata del 24 aprile 2026 da un’operazione straordinaria che ha lasciato sul campo sette arresti, decine di controlli e un bilancio che racconta molto sulla struttura del mercato della droga in uno dei quartieri più complessi della Capitale.
Un dispositivo composito per un quartiere difficile
L’operazione è stata coordinata dal dirigente del V Distretto Prenestino e ha visto lavorare fianco a fianco agenti della Polizia di Stato del V Distretto, del Reparto Prevenzione Crimine, del Reparto Cinofili, operatori della Guardia di Finanza e del V Gruppo Prenestino della Polizia Locale di Roma Capitale. Un dispositivo composito e articolato, dispiegato da Tor Cervara a via Raffaele Costi, con un passaggio mirato allo stabile occupato di via Cesare Tallone, da tempo nel mirino delle forze dell’ordine.

Le operazioni si sono mosse su due binari paralleli: da un lato le verifiche amministrative sugli esercizi commerciali, dall’altro i presidi itineranti per intercettare le dinamiche dello spaccio di strada.
Il compro oro nei guai: gioielli senza provenienza
Sul versante dei controlli commerciali, le ispezioni hanno riguardato cinque attività, restituendo un quadro di irregolarità che ha portato all’irrogazione di 1.000 euro di sanzioni. Il caso più grave ha riguardato il titolare di un esercizio di compro oro, trovato in possesso di diversi gioielli dei quali non è stato in grado di fornire né documentazione né una giustificazione plausibile circa la provenienza. Per lui è scattata la denuncia all’Autorità giudiziaria.
Via Cesare Tallone: sei persone senza documenti e un arresto
Nello stabile occupato di via Cesare Tallone, gli agenti hanno intercettato sei persone prive di documento di identità, accompagnate presso l’Ufficio immigrazione della Questura per gli accertamenti del caso sulla loro posizione sul territorio nazionale. Uno dei soggetti identificati, di origine nigeriana, ha però deciso di non collaborare: nel tentativo di divincolarsi dal controllo ha aggredito un agente, guadagnandosi l’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Nel medesimo contesto sono stati rinvenuti e sequestrati sette motoveicoli di provenienza furtiva, ulteriore segnale di come lo stabile fosse diventato un punto di riferimento per attività illecite di varia natura.
Sette arresti per spaccio: dai tubi idraulici al delivery
È sul fronte del contrasto al micro spaccio che l’operazione ha mostrato i risultati più significativi, con un bilancio di sette arresti e modalità operative da parte dei pusher che rivelano una certa dose di inventiva.
Guidati dal fiuto dell’unità cinofila, gli agenti hanno individuato lungo viale Palmiro Togliatti una serie di nascondigli ricavati tra fori nei muri, tubi idraulici e scatole abbandonate. Il primo a cadere nella rete è stato un giovane pusher tunisino, che aveva trasformato le condutture idriche di un palazzo popolare in un ingegnoso deposito a portata di mano, facendo la spola tra il nascondiglio e il punto di consegna ai suoi clienti abituali.
Ben diversa la filosofia operativa di un trentunenne romano, che preferiva muoversi su quattro ruote per smistare le dosi concordate con gli acquirenti. All’interno dell’abitacolo sono stati trovati 70 grammi di hashish già confezionati, pronti per la distribuzione.
A pochi metri di distanza si muoveva invece su un monopattino un altro pusher di origini tunisine, colto in flagranza durante uno scambio. Alla vista degli agenti ha tentato la resistenza, aggredendoli con l’aiuto di alcuni connazionali sopraggiunti in suo soccorso. Oltre alla detenzione di cocaina ai fini di spaccio, dovrà rispondere anche di resistenza a pubblico ufficiale.
La coppia in modalità delivery: 7.000 euro in contanti e i manoscritti del mercato
A chiudere il cerchio degli arresti, uno degli episodi più emblematici della giornata: in via Emilio Longoni, gli agenti hanno fermato marito e moglie, complici in amore e nell’attività di spaccio, sorpresi nel pieno delle loro consegne a domicilio. Alla vista delle divise, l’uomo ha tentato di ingoiare alcuni involucri di cocaina per occultare le prove. Un gesto disperato che non è bastato a salvarlo.
La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire 7.000 euro in contanti e numerosi manoscritti riconducibili alla gestione del loro mercato sommerso: una sorta di registro manuale che documentava clienti, quantità e movimenti di denaro.
Il bilancio finale
Complessivamente, nel corso dell’operazione sono state controllate 90 persone, due delle quali destinatarie di provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità giudiziaria. Le verifiche hanno riguardato anche le abitazioni di alcuni soggetti sottoposti agli arresti domiciliari: due di loro sono stati sanzionati amministrativamente per detenzione di sostanza stupefacente per uso personale.
Un’operazione che fotografa con precisione chirurgica le contraddizioni di un quartiere che convive da anni con le sue fragilità, e che dimostra come la risposta delle forze dell’ordine passi sempre più attraverso la sinergia tra più corpi e una conoscenza capillare del territorio.




