Avrebbe dovuto essere l’inizio di una collaborazione professionale ma si è trasformata, secondo l’accusa, in un incubo. Un giovane fotografo di Anagni, 28 anni, è attualmente a processo davanti al Tribunale di Roma con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza di 25 anni. I fatti contestati risalgono alla notte del 22 aprile 2022, nel quartiere San Lorenzo, nella Capitale.
I due non si erano mai incontrati di persona prima di quella sera. La loro conoscenza era nata online, all’interno di un collettivo di fotografi attivo nell’area di Frosinone. La ragazza, residente a Roma, era l’unica membra del gruppo a non poter partecipare fisicamente agli incontri, e si collegava da remoto. Fu proprio durante una di quelle riunioni virtuali che il fotografo la contattò in privato su WhatsApp, proponendole di realizzare insieme un progetto. Lei accettò, e si accordarono per vedersi dal vivo nella Capitale.
Il pomeriggio del 22 aprile il 28enne arrivò a Roma. I due si incontrarono a San Lorenzo e trascorsero la serata in uno dei locali del quartiere, tra i più frequentati della movida romana. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la ragazza bevve «diversi superalcolici». A un certo punto, stando alla tesi dell’accusa, il fotografo le avrebbe offerto una «sigaretta speciale», con all’interno sostanze stupefacenti che non è stato possibile identificare con certezza.
Gli effetti non tardarono a manifestarsi. «Dopo quella sigaretta mi sono sentita male e ho iniziato a dare di stomaco», ha dichiarato la giovane nel corso dell’udienza. «Ho un ricordo nitido di quel momento: avevo bisogno di sedermi. Riuscivo a vedermi da fuori mentre non stavo bene, come se mi potessi guardare dall’esterno». Una sensazione di dissociazione, di perdita del controllo sul proprio corpo, che precede — secondo la ricostruzione accusatoria — ciò che sarebbe avvenuto poco dopo.
L’imputato la riaccompagnò alla sua auto, parcheggiata in una zona isolata a poche centinaia di metri dal locale. È lì, in quello spazio appartato, che secondo il pubblico ministero, la sostituta procuratrice Maria Perna, si sarebbe consumata la violenza. Il 28enne avrebbe approfittato della «scarsa lucidità» della ragazza, indotta dall’assunzione combinata di alcol e stupefacenti, per costringerla a subire un rapporto sessuale. Un’accusa aggravata, come si legge nel capo di imputazione, «dalle circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare la pubblica e privata difesa» della vittima.
Quando tornò in sé, la giovane era ancora scossa e accusava dolore. Cercò immediatamente di contattare alcuni amici al telefono, poi si recò a sporgere denuncia alle Forze dell’Ordine. La ragazza si è successivamente costituita parte civile nel procedimento, ed è assistita dall’avvocata Rossella Benedetti dell’associazione Differenza Donna.
L’imputato, difeso dagli avvocati Filippo Valle e Andrea Sartucci, respinge ogni addebito. Sostiene di aver trascorso la serata con la ragazza e di averla semplicemente riaccompagnata alla sua macchina, escludendo categoricamente qualsiasi rapporto sessuale. Una versione dei fatti radicalmente opposta a quella della vittima, che il dibattimento dovrà ora cercare di chiarire.
Il processo è tuttora in corso: una recente udienza ha segnato un ulteriore passo avanti nell’acquisizione delle prove. Il dibattimento proseguirà con l’audizione di altri testimoni, chiamati a fare luce su quelle ore ancora avvolte nell’ombra.




