Il progetto Erasmus+ continua a tessere la sua trama anche nell’anno scolastico 2025/2026, portando il personale dell’Istituto Comprensivo Secondo di Anagni a varcare i confini nazionali per crescere, aggiornarsi e tornare con un bagaglio di competenze spendibili ogni giorno in classe.
La nuova mobilità formativa, fortemente voluta e sostenuta dalla Dirigente Scolastica Daniela Germano e coordinata dalla referente del progetto Milva Fiorito, ha visto protagoniste le docenti Cristina Ficchi, Deborah Raoli, Margherita Mazzenga e Ilaria Pellegrini, insieme all’assistente amministrativa Pia Onesto. Cinque figure professionali diverse, unite dalla stessa voglia di mettersi in gioco in una città che di per sé è già una lezione: Porto, con la sua luce atlantica, i suoi azulejos e la sua energia creativa, ha fatto da cornice a un percorso intensivo di formazione ad alto valore pedagogico.
Il programma si è articolato su tre corsi distinti, ciascuno pensato per rispondere a sfide concrete della scuola contemporanea. Il primo, Move to Heal, ha esplorato il legame tra movimento fisico e benessere psicologico, proponendo il corpo come strumento di inclusione e rigenerazione tanto per i docenti quanto per gli studenti. Una visione della scuola che va oltre i libri, e che mette al centro la persona nella sua interezza.
Il secondo modulo, dal titolo provocatorio There is no Planet B, ha affrontato il tema dell’educazione ambientale, lavorando sulle metodologie più efficaci per sensibilizzare le nuove generazioni sull’urgenza della crisi climatica. Non slogan, ma strumenti concreti da portare in aula, dove la consapevolezza ecologica si costruisce giorno per giorno.
Il terzo percorso, Education uses of Digital Storytelling, ha introdotto il gruppo nel mondo della narrazione digitale applicata alla didattica: un laboratorio pratico in cui la tecnologia smette di essere un ostacolo e diventa alleata della creatività, potenziando le competenze degli studenti attraverso linguaggi che conoscono e abitano quotidianamente.
L’esperienza portoghese non è stata però soltanto un aggiornamento tecnico. Vivere e lavorare in un contesto europeo, condividere spazi e idee con colleghi di altri Paesi, misurarsi con la lingua inglese come strumento di comunicazione professionale reale: tutto questo ha arricchito la mobilità di una dimensione culturale e umana che nessun corso in presenza può replicare.
Ora che il gruppo è rientrato ad Anagni, il lavoro più importante inizia. Quanto appreso a Porto non resterà chiuso in un cassetto: l’obiettivo dichiarato è trasferire metodi, strumenti e visioni direttamente nelle aule, trasformando un’esperienza individuale in una risorsa collettiva per l’intera comunità scolastica. È questo, in fondo, il senso profondo del programma Erasmus+: non viaggiare per sé, ma tornare migliori per gli altri.




