Chiude i battenti, almeno sulla carta. Ma il forno continua ad accendersi, gli stessi operai impastano, gli stessi camion consegnano. Cambia solo la ragione sociale. È questo, in sintesi, lo schema che ha portato la Guardia di Finanza a eseguire un sequestro preventivo nei confronti di una società di Cassino operante nel settore della panificazione, colpita da un decreto emesso dal GIP presso il Tribunale di Cassino per il reato ipotizzato di bancarotta fraudolenta.
L’operazione è stata condotta dai finanzieri del Gruppo di Cassino, su delega della Procura della Repubblica diretta dal Procuratore Carlo Fucci, nell’ambito di un’indagine che ha fatto emergere una situazione ben più articolata di una semplice crisi aziendale.
La società fantasma e il doppio binario
Tutto nasce dalla liquidazione giudiziale di una società attiva dal 2018 nel comparto della panificazione. Durante le attività ispettive e i sopralluoghi presso la sede legale, gli investigatori si sono trovati di fronte a un paradosso: i bilanci registravano attivi patrimoniali, disponibilità liquide, crediti e beni strumentali, ma nella realtà dei locali non c’era praticamente nulla. Documenti contabili spariti, beni aziendali irreperibili.
Le verifiche successive hanno chiarito l’enigma. Immediatamente dopo la cessazione formale dell’attività, la stessa era proseguita senza interruzione attraverso due nuove società, entrambe riconducibili allo stesso nucleo familiare: una dedita alla vendita al dettaglio, l’altra alla produzione di prodotti da forno.
Stessi locali, stesse persone, stesso business
Il quadro emerso dagli accertamenti è plastico nella sua semplicità: le due nuove imprese operavano negli stessi locali della società originaria, utilizzavano i medesimi strumenti di lavoro, impiegavano lo stesso personale dipendente e mantenevano invariati i rapporti commerciali con clienti e fornitori precedenti. Un trasloco di facciata, non di sostanza.
A rendere ancora più grave il quadro, le banche dati in uso al Corpo hanno rivelato che la società in liquidazione accumulava omissioni sistematiche dei versamenti fiscali e contributivi sin dal 2019, con un’esposizione debitoria verso l’Erario superiore a 800mila euro.
Il sequestro e la valutazione del giudice
Per l’Autorità Giudiziaria gli elementi raccolti hanno configurato precisi e concreti indizi di bancarotta fraudolenta. La cessazione della società, secondo la ricostruzione degli inquirenti, non ha prodotto alcuna reale interruzione dell’attività imprenditoriale, ma ha realizzato un trasferimento sostanziale — e non formalizzato — dell’intero complesso aziendale alle due nuove imprese di famiglia, capaci di generare fatturati annui per oltre 700mila euro, lasciando però la società originaria svuotata di ogni risorsa e i creditori — a cominciare dallo Stato — privi di qualsiasi garanzia.
Il GIP ha dunque disposto il sequestro preventivo diretto del complesso produttivo, dei beni aziendali, delle liquidità correnti e dei depositi bancari, ritenuti presuntivamente trasferiti in modo illecito alle due nuove società costituite.




