Un’aula affollata, voci istituzionali e accademiche che si alternano, e sullo sfondo un obiettivo che fino a qualche anno fa sarebbe sembrato quasi utopico: fare il bagno nel Tevere. Ieri, presso la Sala Monsignor Luigi Di Liegro di Palazzo Valentini, sede della Città Metropolitana di Roma Capitale, si è tenuta l’Assemblea pubblica congiunta del Contratto di Fiume Tevere da Castel Giubileo alla Foce e del Contratto di Fiume Aniene, incentrata sulla presentazione del progetto “Riqualificazione ambientale ed ecosistemica del fiume Tevere: verso la balneabilità“.
L’iniziativa, promossa dalla Città Metropolitana di Roma Capitale in qualità di soggetto responsabile dei Contratti di Fiume, ha riunito intorno allo stesso tavolo istituzioni locali, università e autorità di settore, dando vita a un momento di confronto raro nella sua ampiezza e trasversalità. Non un convegno celebrativo, ma un cantiere di idee aperto al pubblico, dove tecnici, amministratori e cittadini hanno potuto misurare la distanza — ancora considerevole, ma non più invalicabile — tra il Tevere di oggi e quello che si vorrebbe restituire alla città.

Ad aprire i lavori è stato Alessio Argentieri, Direttore del Dipartimento XI “Geologico – Difesa del suolo e Aree Protette” della Città Metropolitana. A seguire, sono intervenuti Rocco Ferraro, Consigliere Delegato all’Ambiente, Transizione ecologica, Aree Protette e Tutela degli Animali della Città Metropolitana di Roma Capitale, e Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale.
Il contributo scientifico è stato affidato alla Prof.ssa Ing. Agostina Chiavola, del Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, e al Prof. Ing. Marco Casini, Segretario generale di AUBAC – Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino centrale: due voci accademiche che hanno approfondito i temi della qualità delle acque, della riqualificazione ecosistemica e delle prospettive concrete legate alla futura balneabilità del fiume.
Il nodo centrale del dibattito è stato proprio quello della qualità ambientale del Tevere, storicamente compromessa da decenni di scarichi, urbanizzazione incontrollata delle sponde e insufficiente depurazione. Il progetto illustrato in assemblea punta a invertire questa rotta attraverso interventi di rigenerazione ecosistemica, monitoraggio della qualità delle acque e strategie di lungo periodo per rendere il fiume non solo più pulito, ma fruibile dalla comunità.
“Questa è una sfida importante e visionaria che mette insieme ambiente, innovazione e partecipazione”, ha sottolineato il Consigliere Ferraro, aggiungendo che “la valorizzazione del Tevere passa attraverso un grande lavoro condiviso tra istituzioni, territori e comunità, con l’obiettivo di costruire una nuova cultura della sostenibilità e della rigenerazione ambientale”. Ferraro ha poi allargato la prospettiva: il tema della balneabilità, ha precisato, “non riguarda soltanto l’ambiente, ma anche lo sviluppo sociale ed economico del territorio metropolitano”.
L’assemblea si colloca all’interno di un percorso più ampio di pianificazione condivisa che coinvolge enti pubblici, istituzioni accademiche e realtà territoriali, tutte impegnate nella tutela e nella valorizzazione del Tevere e dell’Aniene. I Contratti di Fiume, strumenti di governance partecipata riconosciuti dalla normativa nazionale, rappresentano in questo senso il principale veicolo attraverso cui costruire una visione comune e tradurla in azioni concrete.
Restituire il Tevere ai romani — e, più in generale, ai territori attraversati dal suo corso — è un progetto che chiede tempo, risorse e volontà politica. L’assemblea di ieri ha mostrato che, almeno sul piano della partecipazione, il cammino è già iniziato.




