Questa mattina, 25 maggio 2026, davanti ai cancelli dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano, a Cassino, c’era anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Non un sopralluogo di routine: una scelta precisa, quasi simbolica, per incontrare direttamente i lavoratori, ascoltarne le preoccupazioni e mostrare che le istituzioni regionali non intendono restare a guardare mentre uno dei più importanti poli industriali del Lazio meridionale rischia di perdere peso e futuro.










La visita arriva a poche ore di distanza da un incontro altrettanto significativo: lunedì Rocca si era recato nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) insieme alla vicepresidente della Regione, Roberta Angelilli, per un confronto diretto con il ministro Adolfo Urso sul destino produttivo dello stabilimento. Un’agenda fitta, che rivela l’escalation di attenzione politica attorno a una vertenza che non accenna a risolversi.
Il nodo centrale è noto: nel nuovo piano industriale di Stellantis — il cosiddetto FaSTLAne 2030, che prevede 60 miliardi di euro di investimenti e 60 nuovi lanci di prodotto entro il 2030 — il sito di Cassino Plant non viene esplicitamente menzionato. Un’assenza che ha fatto rumore, alimentando timori tra i lavoratori e nella filiera dell’indotto, che ruota attorno alla fabbrica con migliaia di posti di lavoro.
Rocca non usa mezzi termini: al ministro Urso ha rappresentato “la preoccupazione per la mancata chiarezza di Stellantis circa lo stabilimento di Cassino”. Ha poi aggiunto di aver ricevuto rassicurazioni sull’impegno personale del ministro nella vicenda e ha anticipato che a brevissimo Urso si adopererà per favorire un incontro sia con i vertici del gruppo automobilistico sia con i potenziali investitori cinesi per accelerare il processo. “Non possiamo aspettare fine anno — ha sottolineato il governatore —, questa è una vertenza che deve chiudersi il prima possibile”.
Lo stesso Urso, nel corso del vertice, aveva ribadito l’impegno di Stellantis a garantire la continuità produttiva di tutti gli impianti in Italia e in Europa, in linea con quanto annunciato in occasione del recente Investor Day del gruppo. Parole che però il presidente della Regione aveva già accolto “col beneficio del dubbio”, come dichiarato nei giorni scorsi: “Stellantis ha latitato un po’ nel dare risposte chiare”. Il tono non è quello di chi si accontenta di promesse generiche.
La situazione sul campo è, del resto, eloquente. Nello stabilimento dove un tempo uscivano a ritmo sostenuto Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale, oggi molti operai lavorano due o tre giorni al mese. Una produzione ridotta all’osso che genera incertezza non solo per i dipendenti diretti ma per l’intera catena di fornitura del territorio.
A rendere il quadro ancora più movimentato, nelle settimane precedenti era circolata con insistenza la notizia di una visita riservata di una delegazione del colosso cinese BYD agli spazi produttivi di Cassino Plant. Il gigante asiatico aveva successivamente smentito il sopralluogo, ma la voce non si è spenta del tutto: chi era presente negli stabilimenti ha confermato che qualcuno c’era. Il nome di BYD, con il suo interesse dichiarato per siti automotive sottoutilizzati in Europa, continua dunque a circolare come possibile variabile della partita industriale in corso.
Sul fronte istituzionale, Rocca aveva già proposto in Consiglio Regionale un patto trasversale con le opposizioni, superando le divisioni di schieramento per costruire una voce unitaria nei confronti di Stellantis e del Governo. Nel frattempo, il Consorzio Industriale ha respinto qualsiasi ipotesi di riconversione parziale delle strutture — come la trasformazione dell’ex Palazzina Uffici in studentato —, ribadendo la vocazione industriale del sito. Un segnale preciso: Cassino non si smembra.
La giornata di martedì ha insomma segnato un passaggio: dall’attesa alla pressione attiva. I lavoratori che si sono trovati davanti il presidente della Regione hanno potuto misurare di persona il termometro dell’impegno politico. Ora la palla torna a Stellantis e al Governo, con i riflettori accesi e il conto alla rovescia che scorre.




