Libri mai acquistati, soldi veri incassati: smascherata truffa da 60mila euro sul bonus cultura
Un copione già visto altrove, ma non per questo meno efficace — almeno fino all’arrivo delle Fiamme Gialle. A Colleferro, i militari della Compagnia della Guardia di Finanza hanno smantellato un sistema fraudolento costruito attorno al bonus cultura, il contributo da 500 euro che lo Stato eroga ai giovani che compiono diciott’anni per avvicinarli a libri, spettacoli e attività culturali. Il bottino illegalmente intascato supera i 60.000 euro.
Al centro dell’inchiesta ci sono due persone: il titolare di una libreria del territorio e un intermediario ritenuto suo complice, ora entrambi deferiti alla Procura della Repubblica di Velletri con l’ipotesi di reato di truffa ai danni dello Stato.
Come funzionava il meccanismo
Lo schema era semplice nella sua logica, ma costruito con una certa cura nei dettagli. L’intermediario raccoglieva i voucher dai giovani beneficiari, promettendo loro la conversione in denaro contante — un’operazione ovviamente vietata, dato che i buoni possono essere spesi esclusivamente per l’acquisto di beni culturali ammessi. I voucher venivano poi trasferiti al titolare della libreria, che provvedeva a validarli sul portale web dedicato, simulando acquisti di testi scolastici o di lettura attraverso fittizie operazioni contabili che non corrispondevano ad alcuna transazione reale.
Una volta incassato il contributo pubblico, i proventi venivano spartiti tra il commerciante, il suo complice e lo studente. Un triangolo di interessi economici costruito sulla falsità documentale e sulla distrazione di risorse pubbliche.
L’indagine e il ruolo del Ministero della Cultura
L’operazione è scaturita da una segnalazione del Ministero della Cultura al Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie, nell’ambito del Protocollo d’Intesa sottoscritto il 26 settembre 2022 tra Guardia di Finanza e MiC per il contrasto agli utilizzi indebiti del Bonus Cultura. Quella collaborazione istituzionale ha consentito di attivare un canale informativo rapido e mirato, che ha messo sul tracciato giusto i militari della Compagnia di Colleferro.
Gli accertamenti investigativi hanno poi confermato l’esistenza dell’accordo illecito tra i due soggetti, ricostruendo transazione per transazione il meccanismo di monetizzazione.
I giovani non sono stati risparmiati
Se il titolare della libreria e il suo sodale si trovano ora a rispondere davanti alla magistratura, anche i giovani beneficiari che hanno aderito al sistema non sono usciti indenni dall’indagine. Riconosciuti come partecipi consapevoli del meccanismo, sono stati sanzionati in via amministrativa. Una scelta che manda un segnale chiaro: l’accettazione del denaro in cambio del voucher non è una condotta neutra, ma una violazione che comporta conseguenze concrete.
Un fenomeno diffuso a livello nazionale
Il caso di Colleferro non è isolato. Il bonus cultura, introdotto nel 2016 come strumento per incentivare l’accesso dei giovani alla cultura, ha rappresentato nel corso degli anni un bersaglio ricorrente per le frodi. La Guardia di Finanza ha stimato che le irregolarità legate al vecchio sistema 18app abbiano causato danni erariali per circa 17 milioni di euro a livello nazionale, con schemi molto simili a quello scoperto nel comprensorio romano: esercenti compiacenti, intermediari, vendite simulate e contanti distribuiti in cambio dei voucher.
Proprio per arginare il fenomeno, con la Legge di Bilancio 2023 il vecchio bonus è stato sostituito da due nuovi strumenti — la Carta della Cultura Giovani e la Carta del Merito — con criteri più selettivi e meccanismi anti-frode rafforzati, operativi dal 2024.
L’operazione conclusa dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma rappresenta un ulteriore tassello nel presidio costante della spesa pubblica: risorse che appartengono alla collettività e che non possono trasformarsi, dietro lo schermo di una libreria, in una cassa nera da spartire in tre.




