Una banale discussione per un’auto che occupava l’ingresso di un garage si è trasformata in un episodio di violenza che ha lasciato il segno, fisico e psicologico, su due donne, madre e figlia, regolarmente residenti in un appartamento di proprietà comunale di via Tofe Pistone. È accaduto lo scorso 17 luglio, intorno alle 15:40, in una tranquilla giornata d’estate che si è rapidamente trasformata in un incubo per le due vittime che, a seguito dei fatti, hanno depositato formale querela.
Tutto ha inizio quando una donna di 66 anni, rientrando a casa in auto, trova il passo carrabile del proprio garage bloccato da un veicolo di proprietà di residenti abusivi domiciliati nello stesso stabile. Dopo alcuni colpi di clacson per richiamare l’attenzione, la situazione precipita: dalla finestra si affaccia una donna con fare visibilmente contrariato, mentre poco dopo sopraggiungono un giovane, descritto come suo figlio, e la fidanzata di quest’ultimo, che si posizionano ai lati dell’automobile intimando in tono minaccioso alla conducente di spiegare “che problemi” avesse.
La figlia della donna, allertata dal trambusto, si affaccia a sua volta da un’altra finestra dell’edificio e, dopo essere stata insultata pesantemente dal giovane, decide di riprendere la scena con il proprio cellulare. Ne scaturisce un acceso diverbio, durante il quale il ragazzo minaccia di salire a “far vedere” cosa sarebbe successo, allontanandosi insieme alla propria compagna.
La colluttazione
Da quel momento la vicenda assume contorni drammatici. Scesa in strada per un confronto con la vicina, la figlia della prima vittima viene improvvisamente colpita al volto con un pugno dalla fidanzata del giovane, che la scaraventa contro le scale del palazzo e la trascina per i capelli, colpendola ripetutamente con calci e pugni. Nel tentativo di documentare l’aggressione, il cellulare della ragazza finisce a terra ma continua a registrare, immortalando il momento in cui, con il volto sanguinante e i capelli scomposti, la giovane tenta di divincolarsi.
A quel punto interviene un uomo, compagno della prima donna affacciatasi alla finestra, che strappa il telefono di mano alla vittima interrompendo la ripresa e scagliandolo lontano. Da lì il pestaggio si intensifica: secondo quanto riportato nella querela, l’uomo avrebbe afferrato la giovane per i capelli, trascinandola a terra per diversi metri e colpendola ripetutamente al volto, tanto da farle volare via gli occhiali. Al pestaggio si sarebbero uniti anche il giovane, la sua fidanzata e la madre di lui, circondando la vittima con calci e pugni.
Nel frattempo la madre, rimasta inizialmente accanto all’auto in attesa che qualcuno liberasse il garage, si dirige verso l’ingresso del palazzo dove assiste alla scena, tentando invano di allontanare la figlia dal gruppo e venendo colpita a sua volta su braccia e mani. A interrompere l’aggressione sarebbe stata una vicina di casa, scesa dai piani superiori, che sarebbe riuscita a liberare la giovane dalla presa dell’aggressore.
Il crollo e i soccorsi
Sotto choc, colta da un forte attacco d’ansia, la donna più anziana chiede aiuto chiedendo di chiamare un’ambulanza. Secondo la ricostruzione fornita nella querela, l’uomo avrebbe risposto con tono ancora minaccioso, promettendo ulteriori conseguenze. Le due donne, terrorizzate, si sarebbero rifugiate nel proprio appartamento chiudendosi in casa e contattando il numero unico di emergenza per richiedere l’intervento dei Carabinieri e di un’ambulanza.
Sul posto sono poi intervenuti i sanitari del 118 e una pattuglia dell’Arma, che hanno constatato le condizioni delle due donne, trasportate al Pronto Soccorso di Colleferro. Qui i medici hanno riscontrato per la figlia un trauma cranico, un trauma chiuso addome-torace e un trauma al polso destro, con una prognosi di dieci giorni e ricovero consigliato ma rifiutato; per la madre una contusione alla mano destra con prognosi di cinque giorni.
La querela
Le due vittime, tuttora provate fisicamente e psicologicamente, avrebbero riferito di temere per la propria incolumità, oltre che eventuali ritorsioni.
E’ da evidenziare che l’occupazione abusiva dell’appartamento da cui sarebbero partite le minacce, si trascinerebbe da oltre dieci anni e che le amministrazioni comunali succedutesi ne fossero da tempo informate, senza alcun esito.
Va precisato che i fatti descritti sono al momento contenuti esclusivamente nell’atto di querela presentato dalla parte offesa: nei confronti delle persone coinvolte vige la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale accertamento definitivo in sede giudiziaria.




