Tre arrestati con settecento grammi di gioielli nascosti nei calzini, un’intera rete di bari da strada smantellata nel centro storico di Roma, un 21enne fermato di notte con il doppio di alcol consentito nel sangue e l’auto del padre sotto i piedi. Sono storie diverse, geograficamente e criminalmente distanti tra loro, eppure raccontano tutte la stessa cosa: un territorio che le Forze dell’Ordine presidiano con crescente intensità, applicando strategie sempre più integrate e difficili da aggirare.
Il falso carabiniere e i 700 grammi d’oro
Tutto è cominciato da una telefonata. Una donna residente in provincia di Belluno ha risposto al telefono e si è sentita dire che la sua auto era stata vista allontanarsi dal luogo di una rapina in gioielleria. L’uomo dall’altra parte — che si spacciava per un militare dell’Arma dei Carabinieri — le ha spiegato che per dimostrare la propria estraneità avrebbe dovuto consegnare tutti i suoi preziosi a un fantomatico funzionario del tribunale, in arrivo di lì a poco. La donna ha creduto alla storia. E ha consegnato tutto.
Il copione è quello tristemente collaudato della truffa del “falso carabiniere”, un raggiro che colpisce con ferocia sistematica le persone più vulnerabili, facendo leva sulla paura e sul rispetto per le istituzioni. Ma questa volta la fuga non è andata a buon fine.
Gli agenti della Polizia Stradale di Roma Sud hanno notato un’Audi Q5 sfrecciare ad alta velocità sulla carreggiata sud dell’autostrada A1, all’altezza del chilometro 580. Il veicolo era stato segnalato al Centro Operativo Autostradale dalla Compagnia dei Carabinieri di Feltre: era stato avvistato nei pressi dell’abitazione della vittima subito dopo il raggiro. Raggiunta e fermata l’auto dopo circa un chilometro, i tre occupanti hanno mostrato fin da subito un nervosismo tale da giustificare la perquisizione veicolare.

Nell’abitacolo è saltata fuori una borsa grigia contenente numerosi monili in oro e pietre preziose, oltre a denaro contante. Nessuno dei tre ha saputo spiegarne la provenienza. Sparsi nell’auto anche diversi telefoni cellulari, schede SIM ancora sigillate, lenti, monocoli e una bilancia di precisione: il kit completo di chi fa della truffa un mestiere. Addosso a uno degli uomini, infilati nei calzini, altri gioielli in oro.
La collaborazione con la Stazione dei Carabinieri di Santa Giustina Bellunese ha permesso di chiudere il cerchio: la vittima ha riconosciuto i propri gioielli dalle fotografie e ha identificato uno degli uomini come colui al quale li aveva consegnati. Il peso complessivo del solo oro recuperato ammonta a circa 700 grammi. I tre sono stati arrestati e, su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, trasferiti alla Casa Circondariale di Regina Coeli. I preziosi saranno restituiti alla legittima proprietaria.
Le tre campanelle e il giro di vite nel cuore di Roma
Spostandosi verso il centro della Capitale, un altro fenomeno tenace trova risposta in una strategia altrettanto strutturata. La cosiddetta “truffa delle tre campanelle” — variante urbana del classico gioco delle tre carte, con i suoi complici piazzati tra la folla e le vittime scelte tra i turisti distratti — continua a proliferare nelle zone a maggiore vocazione turistica di Roma. Ma il meccanismo di contrasto si è affinato.
Il bilancio delle ultime due settimane parla chiaro: un arresto, sedici denunce, un provvedimento di allontanamento nei confronti di un cittadino comunitario — il primo del genere — e un’espulsione con contestuale trattenimento presso il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Ponte Galeria per un soggetto recidivo.
A produrre questi risultati è la sinergia tra gli agenti del I Distretto Trevi Campo Marzio e l’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, che hanno trasformato ogni controllo sul campo in un dato utile per attivare strumenti di contrasto più incisivi. Non ci si ferma più al momento del fatto: si ricostruisce la storia di ciascun soggetto identificato, si esaminano i precedenti, si verifica la posizione amministrativa, si attivano — quando la normativa lo consente — le misure di carattere amministrativo accanto a quelle penali. Un approccio che punta a colpire il fenomeno lungo l’intera filiera, non solo nell’episodio singolo.





