C’è una piazza che diventa teatro, una sera di giugno in cui la musica sale in cielo e i ragazzi si trasformano in artisti. È quello che è accaduto l’8 giugno 2026 a Frosinone, quando la gremita Piazza dello Scalo si è fermata ad ascoltare le note di Forza, venite gente!, il celebre musical sulla vita di San Francesco d’Assisi, portato in scena dagli studenti della Scuola Media “Luigi Pietrobono”.
Lo spettacolo, allestito per la prima volta nel 1981 da Mario Castellacci, con Silvio Spaccesi e Michele Paulicelli nel ruolo del Santo di Assisi, non è stata una semplice recita di fine anno. È stato il coronamento di un percorso educativo e artistico che ha impegnato studenti e docenti per l’intera durata dell’anno scolastico, inserendosi con coerenza e significato nelle celebrazioni per l’ottavo centenario francescano: un omaggio alla figura di San Francesco, simbolo universale di pace, fratellanza e rispetto per il creato, ancora straordinariamente attuale.
A guidare l’istituto con il suo stile rigoroso e appassionato è la professoressa Mara Bufalini, dirigente scolastica di una scuola che vanta una tradizione consolidata nell’indirizzo musicale — una delle prime, nel panorama delle scuole secondarie di primo grado, ad averlo introdotto nel proprio percorso formativo. Una scelta che nel tempo ha prodotto spettacoli memorabili, capaci di lasciare il segno.
La regia dello spettacolo è stata affidata alla maestra Antonella Grimaldi, che ha lavorato sugli originali testi in prosa e in versi di Mario Castellacci, Renato Biagioli, Piero Castellacci e Piero Palumbo, sulle musiche di Michele Paulicelli, Giancarlo De Matteis e Giampaolo Belardinelli. Le coreografie, pensate su misura per l’occasione, sono state create dalla maestra Monia Minotti e dal maestro Simone Fratarcangeli, mentre scenografie e costumi hanno preso vita grazie al lavoro della professoressa Paola Antonucci e del professor Elio Santoro. Il tutto sotto la direzione artistica della professoressa Teresa Certo, che ha cucito insieme ogni elemento con quella cura silenziosa e determinante che rende uno spettacolo davvero corale.
Sul palco, tra i protagonisti, hanno brillato Francesco Mattia Selis, Chiara Emily De Angelis e Marta Catalano, insieme alla sorprendente Ludovica Fontana nel ruolo della Cenciosa e all’incantevole Antonella Di Gioia nei panni di Luna. A impreziosire ulteriormente la serata, la presenza di Angelo Maura, ex allievo oggi attore, che ha interpretato il complesso personaggio di Bernardone — il padre di Francesco, il cui figlio “improvvisamente impazzisce” e sceglie di sposare Madonna Povertà — restituendone con rara sensibilità ogni sfumatura comica e drammatica. Un giovane talento di cui, con ogni probabilità, si sentirà ancora parlare.
L’orchestra e il Guitar Ensemble, diretto dal professor Vincenzo Aniello, hanno scaldato la piazza con brani iconici come il James Bond Theme di Monty Norman, la colonna sonora di Game of Thrones firmata Ramin Djawadi e The Pink Panther di Henry Mancini — un tocco di leggerezza che ha preceduto l’intensità del musical. Sul podio orchestrale il professor Giorgio Astrei, affiancato dai colleghi Marina Angelini, Cristian Cerelli, Filippo Corsi, Selene Malizia, Luca Pelosi e Fabio Vari. A dirigere il coro Millevoci le professoresse Chiara Mastromoro e Giulia Pica.
Tra il pubblico erano presenti il sindaco di Frosinone, dottor Riccardo Mastrangeli, l’assessore alla Pubblica Istruzione, avvocato Mario Grieco, e don Pietro Jura, parroco della chiesa della Sacra Famiglia. Il dottor Andrea Turriziani, presidente del consiglio d’istituto, ha sottolineato come la serata rappresenti la massima espressione di quella coesione e cooperazione che da sempre caratterizza la Luigi Pietrobono: una comunità scolastica in cui ogni voce conta e ogni strumento è necessario perché l’armonia sia possibile.
Ma la nota più intensa della serata è risuonata nel congedo della professoressa Teresa Certo, che con questa rappresentazione ha concluso la sua carriera di insegnante. «Quando si arriva alla conclusione di un percorso di vita lavorativa si tirano sempre le somme e ci si domanda cosa si è lasciato di sé» ha detto tra gli applausi più calorosi della piazza. «Tanta l’emozione e la malinconia nel dover lasciare i miei ragazzi. Ognuno di noi porta in sé una propria melodia. Il mio augurio è che troviate nel vostro cuore la vostra musica».
Parole che racchiudono il senso più autentico di una serata in cui la musica non era soltanto arte, ma linguaggio, eredità, promessa. Perché ogni insegnante lascia qualcosa di sé nei propri allievi — un gesto, un suono, un esempio — e quando tutto questo diventa musica condivisa, il saluto non è mai davvero un addio.




