Una lettera aperta firmata da quattro forze politiche scuote il dibattito sul futuro dell’ex deposito militare di Anagni. Il Circolo di Sinistra Italiana, il circolo locale del Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Possibile Anagni hanno indirizzato una nota al sindaco, l’avv. Daniele Natalia, prendendo posizione sul progetto di realizzare un impianto fotovoltaico sul terreno della stazione, di proprietà del Comune di Anagni.
Il documento nasce a margine di una breve apparizione televisiva del primo cittadino nel notiziario regionale di RAI 3, andata in onda con un’inquadratura che lo ritraeva accanto a una mappa catastale dell’area dell’ex deposito. Secondo i firmatari della lettera, la rapidità e la sinteticità con cui è stata annunciata l’iniziativa avrebbero lasciato spazio a diverse imprecisioni, pur lasciando intendere con chiarezza l’essenza dell’operazione: un imprenditore, la cui identità non è stata reso pubblica, avrebbe proposto di trasformare l’area in un grande impianto fotovoltaico, da realizzare su una concessione trentennale del terreno comunale. A questa prima proposta, sempre secondo quanto riportato nella nota, si sarebbe aggiunta in seguito una seconda offerta di contenuto analogo.
Nel testo, le quattro forze di opposizione sottolineano come, al momento, manchino informazioni sui termini economici dell’eventuale accordo, sul canone di affitto previsto e sulle ricadute, se previste, in termini di riduzione delle bollette energetiche per il Comune e per i cittadini. Una carenza di dettagli che, scrivono i firmatari, renderebbe prematuro qualsiasi giudizio definitivo sull’operazione, ma che al tempo stesso alimenterebbe dubbi sulla trasparenza del percorso scelto dall’amministrazione.
Il cuore della contestazione politica riguarda però il metodo. I firmatari della lettera richiamano il sindaco al fatto che, pur essendo a capo del Comune di Anagni, non ne sia proprietario, e non possa quindi disporre del patrimonio comunale come se si trattasse di un bene personale. Nella nota viene ricordato come, a loro avviso, non sia la prima volta che l’amministrazione avrebbe affrontato scelte di questo tipo con modalità ritenute poco condivise: vengono citati, come precedenti, il progetto del biodigestore e quello del centro di logistica previsto a San Bartolomeo, entrambi richiamati nella lettera come esempi di una linea gestionale che i firmatari giudicano poco attenta al coinvolgimento della collettività.
Per le quattro forze politiche, la decisione su un’area di circa 190 ettari come quella della stazione costituirebbe un atto politico a tutti gli effetti, che dovrebbe essere sottoposto a un confronto pieno in Consiglio comunale e, più in generale, al giudizio dei cittadini, piuttosto che essere definito in autonomia dall’esecutivo.
Un passaggio della lettera chiarisce comunque che la contrarietà espressa non riguarda la destinazione dell’immobile in sé. I firmatari si dicono infatti favorevoli, in linea di principio, alla realizzazione di un impianto fotovoltaico sull’area, considerandolo un’opzione coerente con gli obiettivi della transizione ecologica e potenzialmente utile per contrastare la povertà energetica di parte della popolazione. La critica si concentra invece sul modello scelto per realizzarlo, fondato sul coinvolgimento di un operatore privato esterno al territorio, secondo una logica che i firmatari definiscono orientata alla creazione di rendite più che alla soluzione strutturale del problema energetico locale.
In alternativa, la lettera richiama l’attenzione sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, le cosiddette C.E.R., e sulle analoghe Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali, strumenti previsti da una normativa europea, nazionale e regionale che consente a cittadini, imprese, famiglie, parrocchie e anche agli stessi Comuni di produrre, gestire e cedere energia in forma condivisa. Secondo i firmatari, il Comune di Anagni dovrebbe valutare la possibilità di diventare esso stesso soggetto produttore di energia, anziché affidare a terzi la gestione di un bene strategico per il territorio.
Al momento della pubblicazione di questo articolo non risultano dichiarazioni ufficiali da parte del sindaco Daniele Natalia o dell’amministrazione comunale in risposta alla lettera delle quattro forze di opposizione. La vicenda, che si inserisce in un dibattito più ampio sulla gestione del patrimonio pubblico e sulle scelte energetiche del territorio, è destinata a tornare al centro del confronto politico locale nelle prossime settimane.
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA:
Egregio Sig. Sindaco del Comune di Anagni
La sua fugace apparizione televisiva nel notiziario regionale di RAI 3 ci ha un po’ meravigliato, per la brevità del comunicato (come fosse uno Spot pubblicitario) e per l’immagine fornita dalla tv che lo ritraeva con una mappa catastale dell’ex deposito militare.
La brevità e la velocità con cui è stata data notizia delle sue intenzioni di utilizzo dell’immobile della stazione (di proprietà del Comune) possono generare qualche imprecisione o malinteso sul progetto, però l’essenza del comunicato è stata chiara: si è fatto avanti un imprenditore (chi?) con la proposta di fare del deposito un grande impianto fotovoltaico sul terreno dato in concessione trentennale dal Comune Alla prima, ci è sembrato di capire, se ne è aggiunta una seconda proposta più o meno uguale alla prima.
È prematuro scendere nei dettagli economici dell’eventuale accordo tra Comune e l’ignoto imprenditore (ma chi è?) ma si è parlato di una concessione trentennale dell’immobile contro canone di affitto. Altro non si sa, né si accenna alle bollette energetiche del Comune e dei cittadini.
Lei sa bene signor sindaco, essendo uomo di legge, che pur essendo a capo del Comune di Anagni non è il proprietario dei beni comunali; non può disporne a suo piacimento e la invitiamo ad abbandonare la funzione di proprietario che ogni tanto ha la pretesa di assumere.
Non è nuovo a simili atteggiamenti e a millantati poteri di decisione, è la terza volta che notiamo questa sua pretesa: prima il biodigestore e la sua irrilevante garanzia di sicurezza, poi il centro di logistica a san Bartolomeo con la falsa promessa di posti di lavoro (tra digitalizzazione, robotica e intelligenza artificiale c’è poco da sperare), ora l’impianto fotovoltaico sul terreno comunale per un misero compenso annuale che non risolve alcun problema.
Lei sta svendendo il patrimonio comunale ed il territorio senza tener conto che il patrimonio è dei cittadini e che essi vivono nel territorio che lei vuole invaso da strutture per loro inutili.
Essendo uomo di legge saprà sicuramente trovare l’iter burocratico-legislativo che le consente di cedere in concessione il terreno della stazione di 190 ettari; ma come sindaco di Anagni sa bene che quello che ha intenzione di fare è un atto politico e come tale sottoposto a giudizio dei cittadini.
Non va pertanto deliberato alla leggera, autonomamente e con l’approvazione di un Consiglio comunale pieno di consiglieri con delega, uno status anomalo che rende il Consiglio stesso non rappresentativo degli interessi della collettività.
Comprendiamo, sig. Sindaco, che il suo modo di gestire il Comune deriva da una ideologia neo-liberista che facilita e tutela il capitale e la rendita, ne risulta una gestione che consideriamo ingiusta, perché non tiene conto di tutti, e predatoria della proprietà comunale per conto di terzi estranei alla comunità.
Lei non tiene conto nell’esercizio delle sue funzioni del principio della solidarietà pur avendone l’obbligo giuridico. Con il suo “affarismo” non risolve alcun problema della comunità, né pone riparo alla nostra povertà energetica poiché con il suo decisionismo ci troveremo ad ogni fine del mese senza disponibilità del terreno e con una bolletta sempre più alta.
La nostra contrarietà al suo progetto non riguarda la destinazione e l’uso dell’immobile.
Siamo favorevoli alla soluzione concreta e realistica dell’impianto fotovoltaico poiché siffatta destinazione può contribuire alla transizione ecologica e a lenire la povertà energetica di molti cittadini.
Siamo contrari al sistema e al metodo di realizzazione con l’intervento di operatori privati che mirano ad assumere servizi essenziali riorganizzandoli secondo logiche finanziarie che privilegiano la creazione di rendite spesso parassitarie. Insomma… se non ci sono padroni bisogna crearli. Il suo modo di gestire non fa altro che realizzare lo smantellamento del patrimonio pubblico per regalarlo a chi lo sfrutta e lo distrugge. Così non combattiamo la povertà energetica ma la incrementiamo.
Sicuramente nell’esercizio della sua funzione di Sindaco si è imbattuto nei C.E.R. e anche negli analoghi C.E.R.S. c’è in proposito tutta una legislazione europea e nazionale con disposizioni regionali che regolano le possibili COMUNITA’ ENERGETICHE RINNOVABILI create dai cittadini per produrre, gestire e cedere l’energia prodotta. Anche i Comuni possono partecipare, le attività economiche, le famiglie e persino le parrocchie. Con la normativa sulle C.E.R. l’Unione europea ha democratizzato (per dirla semplicemente) la produzione e la vendita dell’energia.
La sua struttura potrà sicuramente informarla meglio di noi e più ampiamente cosa sono, come funzionano e quali sono i vantaggi; quali le difficoltà e le contrarietà del sistema. Più che delegare a terzi la produzione di energia il nostro Comune dovrebbe attivarsi per diventare esso stesso un soggetto produttore. Così si arricchisce il Comune, diventa più povero quando vende, quando delega, quando esternalizza.
Circolo di Sinistra Italiana Circolo PD Anagni M5S Anagni Possibile Anagni – giugno 2026




