Non era una giornata come le altre, venerdì 26 giugno, davanti all’ex ospedale di Anagni. Mentre all’interno si svolgeva la cerimonia inaugurale della Casa della Comunità e dell’Ospedale di Comunità — strutture finanziate con fondi PNRR e aperte alla presenza del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e del Direttore Generale della ASL di Frosinone Arturo Cavaliere — fuori dai cancelli un gruppo di cittadini aveva scelto di stare dall’altra parte, con cartelli e volantini in mano e una posizione netta da far sentire.
A organizzare il presidio è stato il Comitato per la Costituzione di Anagni, che in un comunicato inviato ad anagnia.com nelle ore successive ha illustrato le ragioni di una protesta che, a detta dei suoi promotori, sarebbe stata volutamente ignorata da larga parte degli organi di informazione. Il gruppo civico non nega la propria soddisfazione per l’eventuale ampliamento dei servizi sanitari nell’ex presidio ospedaliero, ma subordina questo apprezzamento a una condizione precisa: che i nuovi interventi si inseriscano in una programmazione seria e verificabile, capace di dare certezze concrete ai cittadini dell’area nord della provincia di Frosinone in materia di cure.
Secondo il Comitato, l’inaugurazione di venerdì non rappresenterebbe un passo avanti reale, bensì — come si legge nel comunicato — la riproposizione di operazioni già avviate e mai portate a compimento negli anni scorsi, imputabile, a giudizio dei firmatari, all’inefficienza e alla scarsa capacità programmatoria dell’attuale amministrazione. Una lettura duramente critica, che il gruppo rivolge esplicitamente alla destra di governo cittadino e ai suoi alleati, presenti in forze alla cerimonia anche da altre zone della provincia.
Il riferimento al calendario politico regionale è esplicito nel comunicato: il Lazio andrà al rinnovo del proprio Consiglio regionale nel 2027, e il Comitato interpreta l’evento inaugurale come una “passerella elettorale”, un gesto calibrato per raccogliere consenso piuttosto che per rispondere ai bisogni reali della popolazione. Una lettura che i firmatari affidano ai cittadini, rivendicando il diritto — e il dovere, scrivono — di non tacere di fronte a quella che definiscono una gestione opaca della sanità territoriale.

Il presidio ha preso forma già dalla vigilia, con la distribuzione di materiale informativo nell’area esterna all’ex ospedale. Il Comitato ha sottolineato di aver atteso invano la partecipazione di altri soggetti che in passato avevano condotto battaglie analoghe sul tema del presidio ospedaliero per il nord della provincia, esprimendo rammarico per l’assenza di quelle voci al proprio fianco.
Il punto centrale della rivendicazione resta invariato rispetto alle proteste degli anni precedenti: la richiesta di un vero ospedale territoriale, pienamente funzionante, che garantisca un’assistenza sanitaria adeguata ai residenti di un comprensorio che si sente da troppo tempo periferia delle scelte politiche in materia di salute. Il Comitato annuncia che non intende fermarsi e che continuerà a portare avanti la propria battaglia al fianco di quanti vogliono — sono le parole del comunicato — “una sanità più giusta, efficiente e pubblica.”




