di Anna Marsili, presidente Fondazione Bonifacio VIII
Come dirigente di una comunità educante rivolgo un sentito appello ai genitori, agli studenti, alle istituzioni civili e scolastiche, affinché tutti insieme, rielaboriamo una strategia educativa consona al grave momento di smarrimento palese e occulto che sta sconvolgendo non solo il territorio anagnino ma tutto il Paese.
Gli episodi di violenza che negli ultimi mesi stanno coinvolgendo alcuni giovani della nostra bella città di Anagni non possono lasciarci indifferenti.
Le notizie diffuse in questi giorni, relative alla grave aggressione avvenuta ad Anagni e ora all’attenzione delle Autorità competenti, suscitano profonda preoccupazione e impongono una riflessione seria da parte di tutti. Nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, alle quali spetta accertare fatti e responsabilità individuali, sento il dovere di interrogarci sul contesto educativo e sociale nel quale tali episodi maturano.
Quando un ragazzo arriva a considerare la violenza come strumento di affermazione, di intimidazione o di appartenenza ad un gruppo, non possiamo limitarci a parlare di una semplice “ragazzata”. Siamo di fronte ad un campanello d’allarme che riguarda l’intera comunità.
La scuola ha il compito fondamentale di educare, ma non può essere lasciata sola. La famiglia rappresenta il primo luogo nel quale si apprendono il rispetto delle persone, il valore delle regole, la gestione dei conflitti e il senso del limite. Le istituzioni hanno il dovere di garantire sicurezza e di presidiare il territorio. Le associazioni sportive, culturali e del volontariato sono chiamate ad offrire occasioni sane di crescita. Solo un’alleanza educativa autentica può arginare fenomeni che rischiano di diventare sempre più frequenti.
È necessario avere anche il coraggio di affrontare alcune domande difficili.
Quanto tempo trascorrono i nostri figli senza una reale supervisione educativa? Quanto incidono alcuni modelli culturali che esaltano la prevaricazione, la forza e l’umiliazione dell’altro? Quanto pesa l’utilizzo incontrollato dei social network, dove troppo spesso la violenza viene spettacolarizzata, condivisa e perfino applaudita?
Educare oggi è certamente più complesso rispetto al passato. I ragazzi crescono in una società veloce, iperconnessa e spesso povera di punti di riferimento. Proprio per questo gli adulti non possono rinunciare al proprio ruolo educativo. Essere genitori, insegnanti, educatori o amministratori significa assumersi la responsabilità di accompagnare i giovani nella costruzione della propria coscienza civile e morale.
A tutti gli studenti voglio rivolgere un messaggio semplice ma fermo.
La vera forza non è colpire chi è più debole. Il vero coraggio è saper dire di no al branco, difendere un compagno, chiedere aiuto quando serve e denunciare ciò che è sbagliato. Nessuno diventa più grande umiliando un altro ragazzo.
Alle famiglie delle vittime desideriamo esprimere la nostra vicinanza e la nostra solidarietà, nella speranza che possano ritrovare serenità e fiducia.
Ai giovani che hanno commesso errori, qualora le responsabilità vengano accertate, auguriamo che il percorso della giustizia possa diventare anche un’occasione di autentica presa di coscienza e di cambiamento. Ogni ragazzo deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni, ma ogni ragazzo deve anche essere aiutato a comprendere il valore della responsabilità e della possibilità di ricominciare.
Questo non è il momento delle polemiche né della ricerca di facili colpevoli.
È il momento dell’unità.
Come comunità abbiamo il dovere di costruire una città nella quale nessun ragazzo debba avere paura di uscire con gli amici, nella quale il rispetto prevalga sulla violenza e nella quale educazione, legalità e solidarietà tornino ad essere valori condivisi.
L’educazione non è un compito che appartiene soltanto alla scuola.
È una responsabilità che appartiene a tutti noi.
Solo insieme potremo restituire ai nostri giovani ciò di cui hanno più bisogno: adulti credibili, comunità presenti e una speranza concreta nel futuro.




