Il luogo che nella serata di mercoledì, tra le 20.00 e le 21.00, è stato teatro del grave pestaggio ai danni di tre giovanissimi (due dei quali minorenni), episodio di cui anagnia.com ha dato conto in esclusiva sabato 4 luglio, ha una storia lunga quasi tre secoli, fatta di trasformazioni sorprendenti e oggi conclusa in un degrado che desta preoccupazione.
Si tratta della ex clinica “Madonna delle Grazie”, edificio che si trova a poche centinaia di metri fuori dal centro storico di Anagni, nei pressi del popoloso quartiere di via Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, tra uffici e abitazioni. Una posizione che nei decenni si è rivelata strategica proprio per il suo doppio volto: vicinissima al cuore della città, ma al tempo stesso collocata in un’area sufficientemente isolata da renderla adatta agli usi più diversi.
Le origini settecentesche
Secondo quanto riportato dallo storico anagnino Tommaso Cecilia nel suo volume “La chiesa parrocchiale di San Giovanni de Duce in Anagni dalle origini ai giorni nostri”, i lavori di costruzione della struttura risalgono a un’epoca lontanissima, attorno al 1740. Un’origine che sorprende chi oggi osserva l’edificio ormai spogliato e fatiscente, senza immaginare le sue radici settecentesche.
Nel corso della sua storia, a partire dalla fine dell’Ottocento, l’edificio venne utilizzato anche come tiro a segno, luogo dove giovani e meno giovani della città si allenavano a sparare, complice appunto quella collocazione appartata ma comunque a portata di centro abitato.
Dal sanatorio alla casa di riposo
La trasformazione più significativa arriva negli anni Trenta, quando la struttura diventa un sanatorio per malati di tubercolosi. Un cambio di destinazione che lascia ancora oggi tracce evidenti nell’architettura dell’edificio: le grandi terrazze, le balconate continue e le ampie finestre non sono elementi decorativi casuali, ma il frutto di una progettazione studiata appositamente per permettere ai pazienti di trascorrere molte ore all’aria aperta, anche nei mesi più freddi, secondo le pratiche terapeutiche dell’epoca per la cura della tubercolosi.
La storia della struttura non si ferma qui. Fino ai primi anni Novanta, infatti, l’edificio ha svolto la funzione di casa di riposo per anziani, proseguendo così la sua vocazione di luogo di cura che ne aveva accompagnato l’intero Novecento.
Il sopralluogo di anagnia.com: un rudere pericoloso
Oggi la ex clinica “Madonna delle Grazie” di proprietà dell’A.S.L. di Frosinone è una struttura completamente abbandonata. La redazione di anagnia.com si è recata sul posto per un sopralluogo fotografico e per documentare lo stato attuale dell’edificio, riscontrando una situazione di degrado avanzato e, per alcuni versi, allarmante.
In diversi punti della struttura sono già avvenuti crolli, e altre porzioni dell’edificio mostrano segni evidenti di cedimento strutturale. La frequentazione del luogo da parte di persone, soprattutto ragazzi che qui trovano un rifugio lontano dagli sguardi, appare dunque potenzialmente molto pericolosa, vista la fragilità di solai e coperture.
Il sopralluogo ha permesso di raccogliere numerosi indizi sull’uso recente della struttura. All’interno si trovano sedie in condizioni ancora discrete, verosimilmente utilizzate proprio dai giovani che frequentano l’edificio per sedersi e ritrovarsi. Non mancano oggetti di più difficile spiegazione, come estintori di provenienza sconosciuta, evidentemente sottratti altrove e abbandonati tra le macerie.

Particolarmente suggestivo, e al tempo stesso malinconico, il ritrovamento di radiografie e vecchi documenti sanitari appartenenti a pazienti che qui sono stati in cura negli anni Cinquanta: testimonianze silenziose di una funzione ospedaliera che il tempo ha progressivamente cancellato, lasciando sul campo solo carta ingiallita e ricordi di vite altrui. Vicino alle finestre si notano ancora spirali antizanzare, altro dettaglio che racconta di una frequentazione recente e continuativa dei locali.
Tra i segni del passaggio dei giovani, abbiamo notato mozziconi di sigarette e, curiosamente, alcune buste piene di bottiglie di plastica vuote, quasi raccolte con una certa attenzione, come se chi le avesse consumate si fosse premurato di non abbandonarle alla rinfusa all’interno della struttura. Sulle pareti, inoltre, si accumulano scritte lasciate nel corso degli anni da chi ha attraversato questi ambienti.
Un aspetto che merita di essere sottolineato con chiarezza è che, nel corso del sopralluogo, non è stata rinvenuta alcuna traccia riconducibile all’uso di sostanze stupefacenti. Non sono stati trovati né mozziconi di sigarette artigianali riconducibili al consumo di cannabis, né siringhe, né bottiglie forate utilizzate come strumenti di fumo. Un dato che, unito alla presenza di sedie, effetti personali e tracce di una socialità semplice fatta di sigarette e chiacchiere, sembra descrivere un luogo scelto dai ragazzi soprattutto per la tranquillità e la lontananza dagli sguardi, invece che come teatro di consumo di droga.

Dalle terrazze della ex clinica, del resto, si gode di una veduta sulla città davvero suggestiva, un panorama che probabilmente contribuisce a spiegare perché, nonostante il degrado e i pericoli strutturali, l’edificio continui a esercitare un certo fascino su chi cerca un rifugio silenzioso lontano dal centro abitato.
Resta però il tema della sicurezza. Una struttura con crolli in corso, frequentata da ragazzi e ormai priva di qualsiasi manutenzione, pone interrogativi non solo storici ma anche pratici sul futuro di un edificio che ha attraversato quasi trecento anni di storia della città, passando dalla cura dei malati di tubercolosi all’assistenza degli anziani, fino all’attuale, incerto destino di rudere.





































