A tradirlo è stato il suo stesso cellulare, dimenticato tra le ceneri del rogo che lui stesso avrebbe appiccato. Una svista che si è rivelata decisiva per gli investigatori e che oggi porta a una svolta nell’inchiesta sui due incendi divampati la notte del 29 marzo 2026 a Ferentino.
Nella serata di ieri, 20 luglio, i Carabinieri della Stazione di Ferentino, con il supporto del personale del N.O.R.M. – Aliquota Radiomobile della Compagnia di Anagni, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Frosinone, è stato notificato a un 40enne del posto, già noto alle cronache giudiziarie, ritenuto gravemente indiziato dei reati di danneggiamento seguito da incendio e violazione di domicilio.
Anche in questo caso vale la presunzione di non colpevolezza: l’indagato dovrà essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Due incendi nella stessa notte
Tutto ha origine nella notte tra il 28 e il 29 marzo, quando in via Paolo Borsellino e in via Vasciotte si svilupparono, a breve distanza l’uno dall’altro, due distinti incendi. Il primo interessò la sala condominiale di uno stabile ATER, il secondo la legnaia di proprietà di una donna di 76 anni residente a Ferentino. Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco di Frosinone evitò conseguenze peggiori: le fiamme furono domate rapidamente, provocando solo lievi danni ad alcuni arredi, senza coinvolgere persone.
Il cellulare tra le ceneri, l’indizio decisivo
Fin dalle ore immediatamente successive ai fatti, i militari della Stazione di Ferentino hanno avviato un’articolata attività investigativa, incrociando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona con le testimonianze raccolte sul posto. Ma è stato un dettaglio quasi cinematografico a fare la differenza: durante il sopralluogo nella legnaia devastata dal rogo, i Carabinieri hanno rinvenuto tra le ceneri un telefono cellulare, parzialmente danneggiato dalle fiamme, appartenente proprio all’indagato — perso, con ogni probabilità, nella concitazione della fuga.
Un elemento che, unito alla successiva perquisizione domiciliare, ha rafforzato in modo netto il quadro indiziario: nell’abitazione del 40enne sono stati infatti sequestrati gli stessi indumenti che l’uomo avrebbe indossato al momento del gesto, riconoscibili proprio grazie ai fotogrammi delle telecamere.
Una lite per futili motivi all’origine del gesto
Le indagini hanno permesso di ricostruire anche il movente. Poco prima dello scoppio degli incendi, il 40enne avrebbe avuto un’accesa discussione, nata per futili motivi, con il nipote della proprietaria della legnaia. Da quel diverbio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe scaturita una ritorsione culminata nell’appiccamento del doppio rogo.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato accompagnato presso la propria abitazione, dove resterà agli arresti domiciliari con controllo elettronico, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.




