Un furgone sospetto, notato più volte lungo lo stesso tratto autostradale, è bastato a far crollare un intero sistema di produzione illegale di sigarette che si estendeva per centinaia di chilometri, dalla provincia di Pavia fino a quella di Cremona. A scoprirlo sono stati i finanzieri dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Caserta e di Frosinone, che con un’operazione congiunta hanno sequestrato circa 18 tonnellate tra tabacco e sigarette pronte per il mercato nero, per un valore stimato attorno ai 5 milioni di euro.
Tutto è partito da un controllo di routine sull’autostrada A1, all’altezza dell’uscita di Cassino, dove i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta e del Gruppo di Cassino avevano già notato nei giorni precedenti un furgone con targa italiana dalle modalità di marcia sospette. Decisi a vederci chiaro, i finanzieri hanno pedinato il mezzo e lo hanno infine fermato e ispezionato, scoprendo un carico di oltre 50.000 pacchetti di sigarette contraffatte, con i marchi Marlboro e Winston, pronte per essere immesse illegalmente sul mercato.





Alla guida del furgone un cittadino italiano di origini campane, tratto in arresto su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e tradotto nel carcere cittadino con l’accusa di contrabbando di tabacchi lavorati. Va precisato che, secondo il principio della presunzione di innocenza, la posizione dell’indagato dovrà essere definitivamente accertata nelle sedi giudiziarie competenti.
Le indagini, tuttavia, non si sono fermate all’arresto del conducente. Risalendo al punto di partenza del mezzo, un immobile commerciale in provincia di Cremona, gli investigatori sono arrivati fino a un capannone di circa 5.000 metri quadrati a Campospinoso Albaredo, in provincia di Pavia. Qui, con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cremona, del Gruppo di Pavia, della Compagnia di Voghera e della Compagnia di Crema, è stata portata alla luce quella che gli inquirenti definiscono una vera e propria fabbrica clandestina, capace di realizzare l’intero ciclo produttivo delle sigarette: dall’essiccazione e trinciatura del tabacco fino al confezionamento di pacchetti e casse pronte per la distribuzione.
Lo stabilimento, dotato di carrelli elevatori e furgoni per la movimentazione della merce, appariva organizzato con una cura quasi maniacale nel garantire la segretezza dell’attività. Le pareti erano rivestite con materiale fonoassorbente per attutire il rumore dei macchinari, mentre l’energia elettrica veniva prodotta con gruppi elettrogeni autonomi, proprio per evitare che eventuali picchi di consumo potessero insospettire i gestori della rete. All’interno del capannone, dodici cittadini stranieri, di origine ucraina e moldava, erano impegnati nelle lavorazioni: non semplici operai di passaggio, ma personale che viveva stabilmente sul posto, come dimostrano i dormitori allestiti, la cucina e le scorte alimentari trovate durante il blitz.
Un secondo intervento, nel comune di Spino d’Adda, in provincia di Cremona, ha permesso di individuare un magazzino utilizzato per stoccare materie prime e prodotti finiti, oltre a un alloggio di servizio destinato a due persone incaricate della gestione e della vigilanza del sito.
il Ten. Col. Francesco Papale
Il bilancio complessivo dell’operazione parla di circa 300.000 pacchetti di sigarette contraffatte, 13.000 chilogrammi di tabacco, milioni di filtri e fustelle per il confezionamento, due linee produttive industriali e diversi mezzi di trasporto sequestrati, oltre ai due capannoni utilizzati come base logistica. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, una persona è stata arrestata e altre 14 sono state denunciate in stato di libertà per contrabbando di tabacchi lavorati e contraffazione di marchi.
il Ten. Col. Domenico Savio Spera
Un’operazione che, sottolineano dalla Guardia di Finanza, si inserisce nel più ampio impegno del Corpo nel contrasto ai traffici illeciti che alimentano il mercato nero del tabacco: un fenomeno che non danneggia soltanto le casse dello Stato, ma altera le regole della libera concorrenza e mette a rischio la salute dei consumatori, ignari di acquistare prodotti privi di qualunque controllo sanitario.




