Una comunità religiosa che si stringe attorno al proprio parroco e prova a far sentire la propria voce fino alla Curia. È quanto sta accadendo a Ferentino, dove i fedeli della Parrocchia di Sant’Antonio Abate hanno inviato una lettera a Sua Eccellenza monsignor Santo Marcianò, arcivescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, per chiedere di rivedere la decisione che porterebbe al trasferimento del loro parroco, don Slawomir Paska, atteso ad Arnara nei primi giorni di settembre.
Il provvedimento rientra in una più ampia riorganizzazione delle assegnazioni parrocchiali disposta dalla Diocesi, che ha coinvolto diverse comunità del territorio. Ma a Ferentino la notizia ha suscitato, si legge nella missiva, “grande tristezza” e “smarrimento” tra le famiglie che negli ultimi anni hanno accompagnato i propri figli nel cammino della Prima Comunione e della Cresima.
Don Slawomir Paska guida la parrocchia da circa tre anni. Un tempo che i firmatari della lettera definiscono “né esiguo né eccessivo in senso assoluto”, ma che ritengono comunque insufficiente a consolidare un percorso pastorale che, scrivono, ha “riavvicinato” la comunità alla Chiesa, coinvolgendo in particolare moltissimi giovani. Nella lettera i fedeli ricordano come la tradizione della parrocchia fosse diversa: i parroci che lo hanno preceduto sono rimasti in media per un decennio.
A sostegno della propria richiesta, la comunità snocciola alcuni numeri che raccontano la vitalità ritrovata della parrocchia: attorno a don Slawomir Paska sono cresciute realtà come la Confraternita, il Coro parrocchiale e il Gruppo Teatrale, oltre a un nutrito gruppo di volontari impegnati nella cura degli spazi e nell’organizzazione delle attività comunitarie. Il dato più significativo riguarda il Presepe Vivente dello scorso dicembre, che ha coinvolto circa 40 figuranti e ha richiamato, in appena due giornate, un pubblico stimato in circa 1.000 visitatori.
Nel testo, i fedeli tengono a sottolineare il rispetto per il ruolo della Diocesi e per le decisioni che competono al vescovo, ribadendo di non voler in alcun modo entrare in polemica. La richiesta, chiariscono, nasce esclusivamente dalla comunità e dalle famiglie coinvolte nei percorsi di catechesi, e non dal parroco stesso, che resta estraneo all’iniziativa.
La lettera (qui la lettera integrale in formato .pdf) era già stata recapitata alla Curia diocesana nelle scorse settimane, ma finora non avrebbe ricevuto risposta. Da qui la scelta della comunità di rendere pubblica la propria richiesta, nella speranza che monsignor Marcianò possa riconsiderare i tempi del trasferimento prima che diventi definitivo.




