Continuità e nuovi obiettivi si intrecciano alla guida di una delle denominazioni più identitarie del vino laziale. Pina Terenzi, dell’azienda Vini Giovanni Terenzi, è stata riconfermata alla presidenza del Consorzio per la tutela e la valorizzazione del vino Cesanese del Piglio DOCG, un incarico che conferma la fiducia riposta nel percorso avviato negli ultimi anni e che apre, allo stesso tempo, una nuova fase di lavoro per il territorio.
Ad affiancare la presidente saranno i vicepresidenti Tiziana Vela, dell’azienda Petrucca e Vela, e Renzo Carella, dell’azienda Pileum. Il nuovo Consiglio di amministrazione si completa con Maria Elena Sinibaldi dell’Azienda Agricola Maria Elena Sinibaldi, Federico Perinelli di Casale della Ioria, Gabriella Grassi de L’Avventura Azienda Agricola, Filippo Schina di Selva di Paliano e Antonio Federici dell’Azienda Vinicola Federici. Una squadra che mette insieme sensibilità produttive e commerciali diverse, con l’obiettivo dichiarato di rappresentare l’intero mosaico imprenditoriale della denominazione.
«La riconferma rappresenta per me un motivo di grande responsabilità», ha dichiarato Pina Terenzi, sottolineando come l’incarico sia anche un riconoscimento del lavoro svolto insieme alle aziende consortili. La presidente ha parlato della volontà di dare continuità alle attività di tutela e valorizzazione, puntando su nuove occasioni di promozione e su un dialogo più stretto tra produttori, istituzioni e gli altri Consorzi vitivinicoli del Lazio.
Non si tratta di una denominazione qualunque. Il Cesanese del Piglio DOCG nasce in un fazzoletto di terra che comprende integralmente i territori comunali di Piglio e Serrone, estendendosi in parte anche ad Acuto, Anagni e Paliano, tutti in provincia di Frosinone. Riconosciuto come DOC già nel 1973, il vino ha conquistato la Denominazione di origine controllata e garantita nel 2008, diventando la principale DOCG regionale interamente dedicata a un rosso. Il disciplinare di produzione prevede le tipologie Cesanese del Piglio, Superiore e Riserva, ottenute prevalentemente da uve Cesanese di Affile e Cesanese comune, vitigni che affondano le radici nella tradizione agricola di questi luoghi.
Guardando al mandato appena concluso, il Consorzio può vantare una crescita concreta della propria visibilità. La denominazione è stata protagonista, insieme alle altre eccellenze enologiche regionali, di appuntamenti di primo piano come la Festa del Cinema di Roma, dove il Cesanese del Piglio è stato presentato come ambasciatore del territorio, oltre a manifestazioni di settore quali Vinitaly, Vinòforum e Vini d’Abbazia. Un lavoro di promozione che ha contribuito a intrecciare la reputazione del vino con quella del paesaggio, della storia e della cultura che lo circondano.
Guardando avanti, le priorità del nuovo Consiglio si concentrano sullo sviluppo di progetti promozionali condivisi, sul rafforzamento dell’identità della denominazione e sulla costruzione di nuove relazioni commerciali e istituzionali. Particolare attenzione sarà dedicata al confronto con gli altri Consorzi di tutela del Lazio, nella convinzione che una voce regionale più coordinata possa rafforzare la forza comunicativa del comparto vitivinicolo laziale nel suo insieme. Il racconto del Cesanese del Piglio, assicurano dal Consorzio, continuerà a intrecciarsi con quello dei vigneti, dei borghi, delle aziende e delle tradizioni rurali che compongono l’anima dell’enoturismo locale.
Sul fronte della comunicazione, la responsabilità è stata affidata a Gabriella Grassi, che coordinerà il gruppo di lavoro formato da Ecosphera e Taste Roots Società Cooperativa. Un team che avrà il compito di consolidare i rapporti con la stampa e gli operatori di settore, raccontando con continuità le attività del Consorzio e valorizzando aziende, vini e territorio della denominazione, attraverso strumenti digitali, relazioni con i media ed eventi dedicati.
Con il nuovo mandato, il Consorzio del Cesanese del Piglio DOCG conferma dunque la propria rotta: mettere al centro la collaborazione tra le aziende e una visione condivisa capace di trasformare la storia di questo vino in una leva concreta per lo sviluppo economico, culturale e turistico del territorio.




